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Art. 352 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 352 Codice di Procedura Penale

Sequestro probatorio: cellulare valido per indagini su droga
Un Lavoratore, già noto per reati di droga, è stato fermato dopo che una donna, uscita dalla sua abitazione, è stata trovata con cocaina e ha dichiarato di averla acquistata da lui. Durante le perquisizioni, sono stati trovati denaro e un telefono cellulare. Il Tribunale del Riesame ha convalidato il sequestro del telefono, ritenendolo utile per le indagini sul traffico di stupefacenti. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, confermando la legittimità del **sequestro probatorio** del cellulare. Ha stabilito che il telefono era pertinente al reato, data la presenza di chat relative a cessioni di droga.
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Sequestro probatorio dello smartphone: privacy e indagini penali
Un indagato per rapina ha subito la perquisizione dell'abitazione e il sequestro probatorio dello smartphone con la relativa sim. La difesa ha impugnato il provvedimento contestando la genericità della motivazione, la violazione della privacy e l'esecuzione dell'atto in un domicilio diverso dalla residenza anagrafica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'indagato. I giudici hanno confermato che il decreto del Pubblico Ministero indicava con precisione l'oggetto della ricerca, limitata a messaggi e contatti rilevanti per le indagini. Inoltre, il provvedimento consentiva legittimamente le ricerche in qualsiasi luogo nella disponibilità materiale dell'indagato.
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Convalida della perquisizione: stop ai ricorsi in Cassazione
Un cittadino ha impugnato direttamente in Cassazione il provvedimento del Pubblico Ministero che disponeva la convalida della perquisizione eseguita dalla polizia giudiziaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il codice di rito non prevede la possibilità di ricorrere per Cassazione contro questo tipo di atto investigativo e non si applica la garanzia costituzionale generale. L'indagato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione abusiva di munizioni: perquisizione e sequestro validi
Un cittadino ha impugnato la sentenza di condanna emessa a suo carico, contestando la validità della perquisizione svolta dalla polizia giudiziaria e negando la propria responsabilità penale. L'imputato sosteneva l'assenza di prove circa il possesso del materiale e l'insussistenza del reato per incompletezza dei proiettili. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'eventuale nullità della perquisizione non rende inutilizzabile il sequestro delle cartucce, accertato anche mediante la testimonianza degli agenti operanti. Poiché molte cartucce risultavano complete e pronte all'uso, si configura la piena detenzione abusiva di munizioni. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato: condanna valida anche senza riconoscimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni di reclusione per furto aggravato e false dichiarazioni sull'identità a carico dell'Imputato. L'uomo aveva aggredito la vittima con uno spray per sottrarle beni. La difesa sosteneva la nullità della perquisizione del veicolo per l'assenza dell'indagato, ricoverato per malore, e lamentava il mancato riconoscimento visivo da parte della persona offesa. I giudici hanno chiarito che le prove raccolte restano solide anche prescindendo dal singolo verbale contestato, applicando la prova di resistenza. Il mancato riconoscimento diretto della vittima è irrilevante perché lo spray agli occhi ne ha impedito la vista, mentre il quadro indiziario complessivo ha dimostrato la piena responsabilità dell'autore.
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Sequestro probatorio: la Cassazione smentisce il Riesame
La polizia giudiziaria ha eseguito d'urgenza il sequestro di derivati della canapa presso un esercizio commerciale, qualificandolo come preventivo. Il Pubblico Ministero ha convalidato l'atto qualificandolo però come sequestro probatorio per finalità di indagine. Il Tribunale del Riesame ha annullato il provvedimento, ritenendo errata la procedura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che il Pubblico Ministero ha il pieno potere di riqualificare giuridicamente il vincolo sulle cose sequestrate. Il giudice del riesame deve valutare la legittimità del decreto del magistrato e non l'operato iniziale della polizia. La Cassazione ha quindi annullato la decisione del Tribunale, disponendo un nuovo giudizio.
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Frode nell’esercizio del commercio: etichette false e sigilli ok
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei due titolari di un'azienda alimentare contro il sequestro di confezioni di cibo. I prodotti presentavano etichette ingannevoli che indicavano la provenienza da uno stabilimento con bollatura sanitaria in realtà già revocata dalla Regione. Tale condotta integra il reato di frode nell'esercizio del commercio. I giudici hanno confermato la legittimità del sequestro probatorio, chiarendo che le incongruenze formali presenti nel decreto (come date errate o clausole prestampate) costituiscono meri errori materiali che non annullano il provvedimento. Di conseguenza, il sequestro rimane valido e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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