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Art. 351 Codice di Procedura Civile

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Penale 614-bis: dovuta anche con sentenza sospesa
La Cassazione chiarisce che la penale 614-bis c.p.c. per inosservanza di un ordine giudiziale matura anche durante il periodo di sospensione dell'esecutività della sentenza. La natura della misura non è solo coercitiva, ma può essere anche sanzionatoria o risarcitoria, rendendo irrilevante la sospensione ai fini della sua maturazione. Il ricorso di un'imprenditrice contro un condominio è stato respinto.
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Errore di fatto e revocazione: un caso pratico
Una società chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto sulla provenienza di un documento chiave. La Corte rigetta il ricorso, chiarendo che la sua conclusione non derivava da una svista, ma da una valutazione complessiva degli atti processuali. Si distingue così tra l'errore di fatto, che presuppone una percezione errata degli atti, e l'errore di giudizio, che attiene all'interpretazione e non è motivo di revocazione.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione per due vizi formali cruciali: la mancata dichiarazione della qualità di successore nel diritto controverso e l'assenza della sommaria esposizione dei fatti, come richiesto dalla legge. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto dei requisiti procedurali per accedere al giudizio di legittimità.
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Prezzo di retrocessione: quale data per il calcolo?
In un caso di retrocessione di un bene espropriato, la Corte di Cassazione ha stabilito che il prezzo di retrocessione deve essere calcolato con riferimento alla data della sentenza d'appello e non a quella di primo grado. Questa decisione è cruciale, specialmente quando, come nel caso di specie, una parte dell'immobile è stata venduta a terzi durante il processo, alterandone la consistenza e il valore. La Corte ha chiarito che la sentenza d'appello sostituisce quella precedente e il trasferimento di proprietà avviene al momento del suo passaggio in giudicato, rendendo la sua data il riferimento corretto per la valutazione economica.
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Reformatio in peius: no aumento spese legali in appello
Una società vince parzialmente un appello ottenendo la cancellazione di una condanna per lite temeraria. Tuttavia, la Corte d'Appello aumenta l'importo delle spese legali dovute per il primo grado. La Cassazione interviene, annullando questa parte della sentenza e riaffermando il principio del divieto di reformatio in peius: se la controparte non impugna la statuizione sulle spese, il giudice d'appello non può peggiorare la posizione dell'appellante vittorioso.
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Compensazione crediti: illegittima senza titolo certo
Una società appaltante operava delle trattenute sui pagamenti dovuti a un'impresa di costruzioni, sostenendo di dover recuperare un indennizzo pagato in eccesso. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittima tale compensazione crediti, poiché il credito vantato dall'appaltante non era né certo né basato su un titolo valido, non potendo derivare da un ricalcolo unilaterale in contrasto con un precedente lodo arbitrale. La sentenza ha però parzialmente riformato la decisione di primo grado, escludendo l'applicazione degli interessi di mora del D.Lgs. 231/2002, in quanto la normativa all'epoca del contratto non si estendeva agli appalti di lavori pubblici.
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Compensazione spese legali: le gravi ragioni
La Corte d'Appello ha riformato una sentenza di primo grado, disponendo la compensazione spese legali tra le parti. Sebbene la domanda di risarcimento danni degli investitori fosse stata respinta, la Corte ha riconosciuto la sussistenza di 'gravi ed eccezionali ragioni' legate a un parallelo procedimento penale, che giustificavano l'azione civile e rendevano equa la compensazione delle spese, in deroga al principio della soccombenza.
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Sospensione sentenza: la disabilità non prova il danno
La Corte d'Appello di Roma ha rigettato la richiesta di sospensione sentenza di primo grado. L'appellante, condannato in una causa di successione, aveva addotto uno stato di invalidità e insolvenza come 'periculum in mora'. La Corte ha ritenuto la prova insufficiente, poiché non supportata da documentazione reddituale e patrimoniale, a fronte di una visura immobiliare prodotta dalla controparte che attestava la titolarità di numerosi immobili in capo all'appellante.
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Sospensione sentenza: quando è manifestamente infondata
La Corte d'Appello di Roma ha respinto un'istanza di sospensione sentenza, ritenendo i motivi d'appello, relativi a una servitù di passaggio e alle spese legali, non manifestamente fondati. La Corte ha inoltre stabilito che l'appellante non ha fornito prova di un rischio di danno grave e irreparabile (periculum in mora), requisito essenziale per la concessione della sospensiva.
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Sospensione esecutività sentenza: quando è negata?
Una società, condannata in primo grado al risarcimento danni per la perdita di un parente, ha richiesto in appello la sospensione del pagamento. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di sospensione esecutività sentenza, non ravvisando né la manifesta fondatezza dell'appello (fumus boni iuris) né il rischio di un danno grave e irreparabile (periculum in mora), data la solidità economica dei creditori.
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Sospensione sentenza appello: quando è negata
Un notaio, condannato in primo grado al risarcimento danni per responsabilità professionale, ha richiesto la sospensione della sentenza in appello. La Corte d'Appello di Roma ha respinto l'istanza, ritenendo che non sussistessero errori manifesti nella sentenza impugnata e che il rischio di irrecuperabilità della somma, in caso di esito favorevole dell'appello, non fosse stato provato in modo assoluto, avendo la parte creditrice dimostrato la propria solvenza.
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Sospensione efficacia esecutiva: quando è negata?
La Corte d'Appello di Roma ha rigettato un'istanza di sospensione efficacia esecutiva di una sentenza che ordinava il rilascio di un immobile. La decisione si fonda sulla mancanza di prove evidenti di fondatezza dell'appello (fumus boni juris) e sull'assenza di un danno grave e irreparabile (periculum in mora). Il rischio di trasformazione del bene è stato ritenuto una mera eventualità, e il credito per miglioramenti non è stato considerato motivo valido per la sospensione.
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Sospensione decreto ingiuntivo: limiti in appello
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo per 5 milioni di euro. Perso il primo grado, ha chiesto in appello la sospensione della sentenza. La Corte ha dichiarato la richiesta inammissibile, chiarendo che la sospensione del decreto ingiuntivo non può essere decisa in appello, in quanto il potere del giudice riguarda solo la sentenza impugnata e non il provvedimento monitorio originario.
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Sospensione efficacia esecutiva: quando viene negata?
La Corte d'Appello di Roma ha respinto l'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva di una sentenza. La corte ha ritenuto che l'appello non fosse manifestamente fondato e che la parte appellante non avesse provato un danno grave e irreparabile (periculum in mora), né un rischio concreto di insolvenza della controparte. La richiesta di sospensione efficacia esecutiva è stata quindi rigettata.
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Sospensione efficacia esecutiva: quando si nega?
La Corte d'Appello di Roma ha rigettato un'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva di una sentenza di primo grado. La Corte ha ritenuto insussistenti sia il 'fumus boni iuris', dato che l'appellante aveva ottenuto il beneficio fiscale oggetto della consulenza, sia il 'periculum in mora', non avendo l'appellante provato il rischio di insolvenza della controparte.
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Sospensione efficacia esecutiva: quando è negata
La Corte d'Appello di Roma ha respinto una richiesta di sospensione dell'efficacia esecutiva di una sentenza di primo grado. L'ordinanza chiarisce che, per ottenere la sospensione, non basta che l'appello non sia manifestamente infondato, ma è necessaria la prova di un pregiudizio grave e irreparabile, che non sussiste nel normale pagamento di spese legali, considerate somme ripetibili. La mancanza di prova del 'periculum in mora' è stata decisiva per il rigetto.
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Sospensione esecuzione sentenza: quando viene negata?
Una società ha richiesto la sospensione esecuzione sentenza di primo grado che la condannava a un pagamento. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza per mancanza dei requisiti di 'manifesta fondatezza' dell'appello e di 'periculum in mora', ovvero il rischio di un danno grave e irreparabile. Inoltre, la Corte ha rilevato che il pagamento era già stato eseguito, rendendo la richiesta di sospensione priva di oggetto.
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Inammissibilità istanza sospensiva: quando è possibile?
Un'ordinanza della Corte d'Appello di Roma chiarisce i presupposti per la riproposizione dell'istanza di sospensione della sentenza di primo grado. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'istanza sospensiva in quanto l'appellante non ha dimostrato la sussistenza di nuove circostanze di fatto, come richiesto dalla Riforma Cartabia (art. 283 c.p.c.), ritenendo irrilevanti le azioni esecutive subite nel frattempo.
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Contributo unificato sospensiva: quando è dovuto?
Una professionista legale impugnava una richiesta di pagamento per contributo unificato relativo a un'istanza di sospensiva in appello. La Corte di Cassazione ha chiarito che il contributo unificato per la sospensiva è dovuto quando l'istanza dà avvio a un sub-procedimento autonomo e urgente. Tuttavia, ha accolto il ricorso in parte, annullando la condanna alle spese di primo grado a favore della Cancelleria, in quanto quest'ultima non si era costituita in giudizio.
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Sospensione sentenza appello: quando viene negata?
La Corte d'Appello di Bologna ha rigettato un'istanza di sospensione sentenza appello. La decisione si basa sulla mancanza dei presupposti previsti dalla nuova normativa (art. 283 c.p.c.): l'impugnazione non è stata ritenuta 'manifestamente fondata' e non è stato provato un 'pregiudizio grave e irreparabile' derivante dall'esecuzione della sentenza di primo grado.
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