La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due soci di una società di persone dichiarata fallita, confermando il diniego della esdebitazione fallimentare. I giudici di merito avevano ritenuto irrisorio il soddisfacimento dei creditori, pari ad appena il 3% dell'indebitamento complessivo (circa 34.000 euro realizzati a fronte di oltre 2 milioni di debiti). La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene la legge non imponga una soglia minima fissa (come il 10%), il giudice deve compiere una valutazione comparativa. Nel caso specifico, una percentuale così esigua non consente di considerare realizzato il presupposto oggettivo del parziale pagamento dei debiti. Di conseguenza, i soci non hanno ottenuto la liberazione dai debiti residui.
Continua »