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Art. 346-bis Codice Penale — Anno 2024

Altri anni per Art. 346-bis Codice Penale

Traffico di influenze illecite: la Cassazione annulla
Due pubblici ufficiali erano stati condannati per traffico di influenze illecite, avendo promesso di favorire una candidata a un concorso pubblico. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna. Il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, evidenziando la necessità di distinguere tra influenza reale, richiesta dal reato di traffico di influenze illecite, e influenza millantata, fattispecie oggi abrogata.
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Traffico di influenze illecite: quando è solo truffa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19558/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla distinzione tra il reato di traffico di influenze illecite e la truffa. Nel caso esaminato, due persone erano state condannate per aver ricevuto 15.000 euro con la promessa di far trasferire un carabiniere, millantando un contatto inesistente. La Corte ha riqualificato il fatto come truffa, annullando la sentenza poiché il reato si è estinto per remissione di querela. La decisione si fonda sul principio che la "vendita di fumo", ovvero la promessa di un'influenza del tutto inesistente, non integra il delitto di traffico di influenze illecite, ma quello di truffa.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato ai domiciliari per intestazione fittizia aggravata dal metodo mafioso. La difesa sosteneva la cessazione delle esigenze cautelari per il tempo trascorso e la caduta di altre accuse. La Corte conferma che la presunzione di esigenze cautelari per reati di mafia non è superata dal solo 'tempo silente' o dall'assenza di precedenti, data la gravità dei legami con l'associazione criminale.
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Millantato credito: abolitio criminis e conseguenze
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per un fatto originariamente qualificato come millantato credito, poi riqualificato come tentativo di traffico di influenze illecite. La decisione si fonda sul principio di abolitio criminis, poiché la norma sul millantato credito è stata abrogata senza che vi sia continuità normativa con la nuova fattispecie. Di conseguenza, il fatto commesso nel 2005 non è più previsto dalla legge come reato.
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Corruzione reato: la Cassazione chiarisce i confini
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28596/2024, ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva escluso il corruzione reato a carico di un agente di polizia penitenziaria. Il caso riguardava una presunta mazzetta per superare un concorso. La Corte ha stabilito due principi fondamentali: il reato di corruzione sussiste anche se il pubblico ufficiale specifico non è identificato, e si distingue nettamente dal traffico di influenze, dove si remunera la mediazione e non l'atto del funzionario. La sentenza ha quindi rinviato il caso per un nuovo giudizio.
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Corruzione: reato anche senza nome del funzionario
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la custodia cautelare in un caso di corruzione. La Corte ha stabilito che il reato di corruzione si configura anche se l'identità del pubblico ufficiale destinatario finale del patto illecito non è nota, purché sia certa la sua partecipazione. Inoltre, è sufficiente che l'atto oggetto dell'accordo rientri nella sfera di influenza dell'agente pubblico, non necessariamente nelle sue specifiche mansioni.
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Concussione: minaccia e promessa sono sufficienti
La Corte di Cassazione conferma la condanna per concussione a carico di un pubblico ufficiale. La sentenza chiarisce che la minaccia di controlli fiscali vessatori, volta a ottenere denaro o altre utilità, configura il reato anche se la vittima tenta un accordo o se il pagamento non avviene, essendo sufficiente la promessa. Rigettate anche le eccezioni sull'uso del captatore informatico (trojan), ritenuto legittimo per i reati contro la Pubblica Amministrazione dopo le recenti riforme.
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Messa alla prova: no al rigetto senza programma
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per truffa, dichiarando il reato estinto per prescrizione. La decisione si fonda sull'accoglimento del ricorso dell'imputata contro il rigetto della sua richiesta di messa alla prova. I giudici hanno chiarito che la richiesta è valida anche senza il programma di trattamento allegato e hanno censurato la motivazione contraddittoria della Corte d'Appello, che aveva basato una prognosi negativa su reati per i quali l'imputata era stata assolta.
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Corruzione internazionale: quando c’è giurisdizione?
Un caso di presunta corruzione internazionale, con tangenti pagate all'estero per ottenere contratti, arriva in Cassazione. La Corte Suprema conferma il difetto di giurisdizione del giudice italiano. Si stabilisce che, se il reato è commesso interamente fuori dall'Italia, per procedere contro un cittadino italiano è necessaria la richiesta del Ministro della Giustizia, condizione mancante nel caso di specie. La sentenza definisce i confini della legge penale italiana nello spazio per questo tipo di reato.
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Inammissibilità ricorso PEC: errore indirizzo fatale
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso avverso una misura cautelare a causa dell'invio a un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) non corretto. La sentenza sottolinea il rigore formale delle nuove norme sulla giustizia digitale, stabilendo che l'errore nell'indirizzo del destinatario costituisce una causa di inammissibilità non sanabile, anche se l'atto perviene all'ufficio giudiziario. Questa decisione ribadisce che il rispetto delle procedure telematiche è un requisito essenziale per la validità degli atti processuali.
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Traffico di influenze: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro l'ordinanza di arresti domiciliari per il reato di traffico di influenze illecite. La Corte ha stabilito che, una volta avviato il processo con giudizio immediato, non è più possibile rimettere in discussione la gravità degli indizi che hanno giustificato la misura cautelare, salvo fatti sopravvenuti. Anche le censure sulla proporzionalità della misura sono state respinte come generiche.
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Traffico di influenze: la Cassazione fa chiarezza
Un ex assessore comunale è stato condannato per traffico di influenze illecite per aver ricevuto denaro e favori in cambio della sua promessa di intercedere presso pubblici ufficiali a favore di un'associazione sportiva. La Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo i requisiti del reato secondo la legge applicabile all'epoca dei fatti (2015-2016) e dichiarando inammissibile il ricorso.
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Traffico di influenze illecite: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31172 del 2024, ha annullato una condanna per traffico di influenze illecite. L'imputato si era fatto consegnare denaro con il pretesto di remunerare un magistrato per accelerare un procedimento. La Suprema Corte, seguendo un recente orientamento delle Sezioni Unite, ha riqualificato il reato in truffa, dichiarandolo estinto per prescrizione, poiché non era stata provata l'esistenza effettiva di un'influenza.
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Utilizzabilità prove: Cassazione annulla condanna
Una cittadina straniera, condannata in appello per corruzione legata al rilascio di permessi di soggiorno tramite il compagno, un pubblico ufficiale, ha ottenuto un parziale annullamento della sentenza. La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità dell'uso di dichiarazioni non acquisite ritualmente nel processo, sottolineando i limiti di utilizzabilità delle prove provenienti da un procedimento separato a carico di un coimputato. La decisione ha portato anche alla revoca della confisca di due immobili, a seguito della precedente assoluzione dall'accusa di autoriciclaggio.
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Ricorso inammissibile: i limiti del riesame cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza che confermava una misura cautelare per traffico di influenze illecite. La Corte ha stabilito che il ricorso era volto a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e che i motivi relativi alle esigenze cautelari erano generici. La decisione sottolinea che il trascorrere del tempo non è di per sé sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione del reato, specialmente in presenza di legami con sodalizi mafiosi.
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Prescrizione del reato: quando si può impugnare?
Un magistrato, il cui reato è stato riqualificato e dichiarato estinto per prescrizione del reato in appello, ricorre in Cassazione sostenendo di avere interesse a un'assoluzione nel merito per via di un procedimento disciplinare a suo carico. La Suprema Corte, pur riconoscendo l'interesse ad agire, dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che, senza una rinuncia esplicita alla prescrizione, l'assoluzione è possibile solo in caso di innocenza palese e che la Cassazione non può riesaminare nel merito la valutazione delle prove.
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Traffico di influenze: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per un ex ufficiale accusato di traffico di influenze illecite, aggravato dall'agevolazione mafiosa. La sentenza chiarisce che la consapevolezza di favorire un clan può essere desunta dalla sua notorietà sul territorio e che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la legittimità della decisione.
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Traffico di influenze illecite: la Cassazione chiarisce
La Cassazione esamina un caso di traffico di influenze illecite tra un direttore di un ente fiscale e un imprenditore. Pur annullando la condanna penale per prescrizione, la Corte conferma la responsabilità civile, chiarendo i confini tra mediazione illecita e millantato credito.
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Procedimento de plano: quando è nullo secondo Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza emessa con procedimento de plano da un giudice dell'esecuzione. Il giudice aveva respinto nel merito un'istanza di revoca di una sentenza per abolitio criminis, ma secondo la Suprema Corte, una valutazione così complessa richiedeva un'udienza in contraddittorio e non una decisione sommaria. La violazione delle regole procedurali ha comportato la nullità assoluta del provvedimento.
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Doppio deposito ricorso: la PEC non esclude la posta
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di doppio deposito ricorso, l'inammissibilità di un primo atto inviato via PEC per vizi formali non invalida un secondo atto, inviato con mezzi tradizionali come la raccomandata, se quest'ultimo risulta tempestivo. La Corte ha inoltre annullato una condanna per il reato di millantato credito, confermando che la fattispecie è stata abrogata e non sussiste continuità normativa con il nuovo reato di traffico di influenze illecite.
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