LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 345 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

Pagina 35 di 40

Altri anni per Art. 345 Codice di Procedura Civile

Documenti in appello: quando sono decisivi?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva respinto la richiesta di nullità di una compravendita immobiliare. La Corte ha stabilito che i giudici di secondo grado hanno errato nel non considerare nuovi documenti in appello, provenienti dalla Regione, che attestavano la grave abusività dell'immobile. Tali documenti, secondo la Suprema Corte, avevano un carattere potenzialmente decisivo e dovevano essere attentamente esaminati, in quanto idonei a modificare l'esito della controversia.
Continua »
Differenza tra vendita e appalto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene per chiarire la fondamentale differenza tra vendita e appalto in un caso riguardante la fornitura e installazione di un impianto di riscaldamento difettoso. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello, che aveva qualificato il contratto come appalto. Ha stabilito che per distinguere le due figure contrattuali è decisivo il criterio della prevalenza: si ha vendita se prevale l'obbligazione di fornire un bene (dare), mentre si ha appalto se prevale l'obbligazione di realizzare un'opera nuova e specifica (facere), non un mero assemblaggio di componenti standard. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
Continua »
Verifica testamento olografo: l’originale è cruciale
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla verifica testamento olografo: l'analisi grafologica deve essere eseguita sull'originale e non su una fotocopia, poiché un accertamento su copia è inattendibile. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva convalidato una perizia su copia, sottolineando che la contestazione sulla scelta del documento (originale vs. copia) non è un'eccezione processuale soggetta a decadenza, ma una critica di merito sollevabile in ogni fase del giudizio.
Continua »
Recesso per inadempimento: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione analizza un caso di recesso per inadempimento da un contratto preliminare di vendita immobiliare. Una promittente venditrice aveva esercitato il recesso trattenendo la caparra, a seguito del ritardo della promissaria acquirente nel fissare la data per il rogito. La Corte ha cassato la decisione di merito, stabilendo che il giudice deve sempre effettuare una valutazione comparativa del comportamento di entrambe le parti e verificare la gravità effettiva dell'inadempimento, non potendo basare la decisione solo sul ritardo di una parte, specialmente se l'altra ha continuato a manifestare la volontà di concludere il contratto.
Continua »
Poteri del CTU: la Cassazione sui documenti d’ufficio
In una complessa causa di regolamento di confini e usucapione, la Corte di Cassazione ha cassato con rinvio la sentenza d'appello. La Corte ha stabilito che rientra nei poteri del CTU acquisire d'ufficio documenti, come una aerofotogrammetria, se necessari a chiarire fatti secondari. Ha inoltre ravvisato un travisamento della prova nella valutazione dei titoli di proprietà, accogliendo sia il ricorso principale che quello incidentale e ordinando un nuovo esame del merito.
Continua »
Compenso amministratore: quando la delibera è nulla
Due condomini hanno impugnato un decreto ingiuntivo per spese condominiali. La Cassazione ha chiarito che la delibera assembleare che approva il compenso dell'amministratore di condominio è nulla se tale compenso non è stato specificato analiticamente al momento della nomina, come previsto dalla legge post-riforma 2012. Tale nullità, a differenza della semplice annullabilità, può essere fatta valere in ogni tempo e rilevata d'ufficio dal giudice.
Continua »
Azione di riduzione: l’eredità irrisoria ti esonera
Un figlio, escluso dall'eredità paterna a causa di ingenti donazioni fatte in vita dal genitore a favore del fratello e di una società, avvia un'azione di riduzione. Le corti di merito rigettano la domanda, ritenendo necessaria l'accettazione con beneficio d'inventario data la presenza di un minimo patrimonio residuo (relictum) di circa 30 euro. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che un relictum di valore economico talmente irrisorio non osta alla qualifica di erede totalmente pretermesso. Di conseguenza, l'azione di riduzione contro terzi donatari è proponibile anche senza la preventiva accettazione beneficiata, poiché un patrimonio insignificante non costituisce un "asse ereditario da dividere" che giustifichi la tutela richiesta dalla legge.
Continua »
Prescrizione presuntiva: quando il pagamento non basta
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti delle prove contro la prescrizione presuntiva del compenso professionale. Un avvocato ha agito contro un ex cliente per il saldo di una parcella, ma il cliente ha eccepito la prescrizione triennale. La Corte ha stabilito che né l'invio della fattura, né un pagamento parziale non qualificato come 'acconto', né una registrazione con un'ammissione stragiudiziale del debito sono sufficienti a superare la presunzione di avvenuto pagamento. Solo l'ammissione in giudizio o il giuramento decisorio possono vincere tale presunzione, che si fonda sull'idea che certi debiti vengano saldati rapidamente.
Continua »
Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione conferma la condanna dei promittenti venditori a restituire il doppio della caparra alla società promissaria acquirente, a causa del loro grave inadempimento del contratto preliminare. La controversia nasce dalla mancata fornitura di documentazione essenziale (certificazioni energetiche, di bonifica, urbanistiche) e dal rifiuto di sottoscrivere i progetti necessari per l'edificazione, oltre che di rinegoziare il prezzo dopo una variazione urbanistica sfavorevole. La Corte ha ritenuto legittimo il recesso della società acquirente e ha rigettato tutti i motivi di ricorso dei venditori, inclusi quelli di natura procedurale.
Continua »
Compenso avvocato: quale tariffa e valore si usa?
La Corte di Cassazione stabilisce i criteri per il calcolo del compenso avvocato in caso di rinuncia al mandato prima della fine della causa. La sentenza chiarisce che la tariffa applicabile è quella in vigore al momento della cessazione dell'incarico, ma il valore della controversia su cui calcolare la parcella è quello determinato dalla decisione finale (decisum), anche se successiva. Inoltre, se le tariffe prevedono un minimo e un massimo, il giudice deve obbligatoriamente acquisire il parere dell'ordine professionale.
Continua »
Compenso professionista: spetta anche dopo il recesso
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un professionista a ricevere il compenso per le attività svolte fino al momento del suo recesso dall'incarico. La sentenza chiarisce che il compenso professionista pattuito per chiudere le pendenze passate è dovuto, e spetta al cliente dimostrare tempestivamente in giudizio l'eventuale inadempimento del professionista per paralizzare la richiesta di pagamento.
Continua »
Giudicato interno: condanna annullata non appellata
Un'ordinanza della Cassazione analizza il principio del giudicato interno. Un comune emetteva ingiunzioni di pagamento contro un condominio e alcuni condòmini per lavori urgenti. In primo grado, solo i condòmini venivano condannati. In appello, promosso solo dai condòmini, la corte condannava il condominio. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la mancata impugnazione da parte del comune della sentenza di primo grado aveva reso definitiva l'assoluzione del condominio, formando un giudicato interno non più modificabile.
Continua »
Produzione documenti appello: limiti e divieti
Un figlio ha contestato la vendita di una sua quota immobiliare, effettuata dal padre in qualità di suo rappresentante a favore della nuova moglie. L'attore sosteneva che la vendita fosse simulata. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ammettendo nuove prove documentali del pagamento del prezzo prodotte solo in secondo grado. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, ribadendo il rigoroso divieto di produzione documenti in appello, come stabilito dall'art. 345 c.p.c. dopo la riforma del 2012. I nuovi documenti sono ammissibili solo se la parte dimostra l'impossibilità di produrli prima per causa non imputabile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Usucapione immobile: la tolleranza esclude il possesso
Una donna ha rivendicato l'usucapione di un immobile costruito con il defunto marito, ma intestato ai figli di lui. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando la domanda. La sua permanenza nell'immobile è stata considerata detenzione per tolleranza, non possesso, poiché non ha dimostrato un'interversione del possesso, ovvero un atto che manifestasse la volontà di possedere come proprietaria. La sentenza sottolinea che la valutazione dei fatti, come le ristrutturazioni o i rapporti familiari, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in Cassazione se la motivazione è logica. Il punto chiave è la necessità di provare un cambiamento da semplice utilizzo a comportamento da proprietario per ottenere l'usucapione immobile.
Continua »
Contestazione stima CTU: è una difesa, non nuova domanda
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13103/2025, ha chiarito un importante principio in materia di divisione immobiliare. La Corte ha stabilito che la contestazione della stima del valore dei beni elaborata dal Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU), anche se sollevata per la prima volta in appello, non costituisce una domanda nuova inammissibile, ma una mera difesa. La vicenda riguardava la divisione di aree comuni (portico e cortile) tra comproprietari. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile il motivo di gravame sulla congruità della stima. La Cassazione ha accolto questo specifico motivo, cassando la sentenza e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Calcolo valore immobile: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che determinava il conguaglio per la divisione di un immobile in edilizia convenzionata. L'errore risiedeva nel calcolo del valore dell'immobile, poiché il consulente tecnico aveva incluso una quota di superficie non residenziale superiore ai limiti di legge. La Suprema Corte ha ribadito che, in questi casi, la superficie non residenziale computabile non può eccedere il 40% di quella utile, più una quota per l'autorimessa. La causa è stata rinviata per un nuovo calcolo corretto.
Continua »
Condizione sospensiva: quando il giudice la rileva
La Corte di Cassazione chiarisce che il mancato avveramento della condizione sospensiva in un contratto preliminare ne determina l'inefficacia originaria. Tale inefficacia, a differenza della condizione risolutiva, può essere rilevata d'ufficio dal giudice in qualsiasi stato e grado del processo, in quanto attiene a un elemento costitutivo della domanda. Il caso riguardava la richiesta di restituzione di una caparra in un contratto di compravendita immobiliare, subordinato all'approvazione di un piano urbanistico.
Continua »
Omessa pronuncia: come riproporre la domanda
A seguito della risoluzione di un contratto di vendita d'azienda per mutuo dissenso, un giudice non si pronunciava sulla richiesta di restituzione del prezzo. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale omessa pronuncia non impedisce di riproporre la domanda in un nuovo processo. Ha inoltre chiarito che l'indennità per ritardata riconsegna dell'azienda non è soggetta a IVA, in quanto ha natura risarcitoria e non contrattuale.
Continua »
Incapacità naturale: vendita annullata e ricorso respinto
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di una compravendita immobiliare a causa dell'incapacità naturale della venditrice. La decisione si fonda sulla grave sproporzione del prezzo e sulla provata mala fede dell'acquirente. Il ricorso di quest'ultimo è stato rigettato, stabilendo che la prova dell'incapacità può basarsi su elementi presuntivi e che la richiesta di restituzione del prezzo non può essere avanzata per la prima volta in appello.
Continua »
Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25910/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova inadempimento in un caso di risoluzione contrattuale. Una professionista ha citato in giudizio una struttura alberghiera per interruzione illegittima del rapporto, ma la società ha eccepito un grave inadempimento della stessa, consistente in incassi non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso della professionista, confermando che chi subisce l'eccezione di inadempimento deve provare di aver adempiuto correttamente alla propria obbligazione.
Continua »