LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 345 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

Pagina 5 di 14

Altri anni per Art. 345 Codice di Procedura Civile

Garanzia per evizione: ipoteca scaduta ma risarcimento negato
Un acquirente scopre, dopo l'acquisto di un immobile, la presenza di un'ipoteca non dichiarata dal venditore. L'acquirente chiede il risarcimento dei danni. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannano il venditore a risarcire una somma pari a metà del prezzo del bene, ritenendo che l'ipoteca limiti il diritto di proprietà impedendo la vendita. Nel frattempo, l'ipoteca si estingue per mancata rinnovazione ventennale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del venditore: chiarisce che la garanzia per evizione e il risarcimento per la ridotta commerciabilità del bene richiedono la prova di un danno concreto ed effettivo. La semplice presenza dell'ipoteca non rende il bene invendibile né ne impedisce l'uso. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame dei danni.
Continua »
Distanze legali tra costruzioni: tettoia demolita senza usucapione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari di una tettoia abusiva, confermando l'ordine di demolizione per violazione delle distanze legali tra costruzioni. I ricorrenti non sono riusciti a dimostrare il possesso ventennale necessario per l'usucapione del diritto a mantenere il manufatto a distanza inferiore a quella di legge, in quanto le foto aeree del 1977 non mostravano la tettoia e i testimoni sono stati ritenuti inattendibili. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità della loro domanda di demolizione del garage della confinante, poiché proposta per la prima volta in appello e quindi qualificata come domanda nuova vietata.
Continua »
Giudicato interno: la Cassazione tutela la clinica contro l’ASL
Una struttura sanitaria privata ha richiesto il pagamento di prestazioni mediche erogate per conto del Servizio Sanitario Nazionale. Il Tribunale ha confermato il debito dell'Azienda Sanitaria Locale, riconoscendo la validità del rapporto contrattuale. In appello, l'Azienda Sanitaria ha contestato solo questioni specifiche come prescrizione e tetti di spesa, ma la Corte d'appello ha annullato la decisione rilevando d'ufficio la mancanza di prova sull'accreditamento della struttura. La Cassazione ha accolto il ricorso della struttura sanitaria, stabilendo che sulla validità del rapporto si era formato il giudicato interno. Poiché l'Azienda Sanitaria non aveva impugnato specificamente tale punto, il giudice d'appello non poteva sollevare la questione d'ufficio. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Contratto di subfornitura: lavori eseguiti ma non dovuti
Il caso riguarda un contenzioso tra un'impresa appaltatrice e un subfornitore. Il Subfornitore richiedeva il pagamento di oltre 1,7 milioni di euro per lavori di cablaggio aggiuntivi eseguiti nell'ambito di un appalto pubblico. L'Appaltatore si opponeva, sostenendo che tali prestazioni extra non fossero state concordate per iscritto e fossero invece riferibili a un rapporto diretto con un altro subfornitore terzo, poi fallito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Subfornitore, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha chiarito che il contratto di subfornitura originario non copriva le lavorazioni aggiuntive, le quali erano state commissionate dalla società terza e non dall'Appaltatore. Di conseguenza, l'Appaltatore non è tenuto a pagare per opere mai commissionate direttamente.
Continua »
Litisconsorzio necessario INPS: scontro tra azienda e lavoratrice
Una lavoratrice ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e la condanna dell'azienda al pagamento dei contributi previdenziali all'ente previdenziale. La Corte d'Appello ha dichiarato nulle le sentenze di primo grado per la mancata partecipazione dell'ente al giudizio. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione contestando la necessità di coinvolgere l'ente. La Suprema Corte, rilevando l'importanza della questione sul litisconsorzio necessario INPS, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
Continua »
Risoluzione del contratto preliminare: l’errore che costa la casa
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della domanda di risoluzione del contratto preliminare proposta per la prima volta in appello da una società venditrice. Originariamente, la società acquirente aveva agito in giudizio per ottenere il trasferimento forzato dell'immobile non venduto. In primo grado, la venditrice si era difesa sollevando solo una semplice eccezione di inadempimento. Solo successivamente ha richiesto lo scioglimento del contratto. I giudici hanno chiarito che l'eccezione serve solo a bloccare la richiesta altrui, mentre la risoluzione introduce una richiesta del tutto nuova e complessa, vietata in appello. Di conseguenza, il ricorso della venditrice è stato dichiarato inammissibile, confermando il trasferimento della proprietà all'acquirente dietro pagamento del prezzo residuo.
Continua »
Retratto agrario negato: le sole fatture non provano il riscatto
Il proprietario di un terreno confinante ha richiesto il retratto agrario dopo la vendita di un fondo agricolo a un terzo acquirente. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda per mancanza di prove sulla coltivazione continuativa del terreno nei due anni precedenti la vendita. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che le nuove fatture presentate in appello non erano indispensabili, poiché non dimostravano in modo certo la provenienza dei prodotti dal fondo in questione. Inoltre, la Cassazione ha ricordato che, in presenza di due sentenze conformi nei gradi precedenti, non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti. Il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Validità del mutuo solutorio: la banca vince contro la cliente
Una cliente si è opposta al decreto ingiuntivo di una banca per oltre cinquantaduemila euro, contestando l'usura dei tassi e la nullità del finanziamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che il mutuo solutorio è pienamente valido e si perfeziona nel momento in cui la banca mette la somma a disposizione del cliente, anche se questa viene utilizzata per estinguere debiti pregressi. La ricorrente è stata condannata a pagare le spese di giudizio a favore della banca e della compagnia assicurativa.
Continua »
Cessione del credito bancario: la banca perde senza prove
Una mutuataria si è opposta al pignoramento immobiliare avviato da una banca che sosteneva di aver acquistato il suo debito da un altro istituto. La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di contestazione da parte del debitore, la banca ha l'onere di dimostrare l'effettiva titolarità del credito. Nel caso di specie, la banca non ha fornito prove sufficienti della cessione originaria, limitandosi a produrre tardivamente in appello solo l'estratto della Gazzetta Ufficiale. La Suprema Corte ha chiarito che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non basta a provare l'inclusione del singolo credito nella cessione in blocco. Di conseguenza, i ricorsi delle banche sono stati rigettati, confermando l'illegittimità dell'azione esecutiva per mancanza di prova sulla cessione del credito bancario.
Continua »
Fideiussione omnibus: firma nulla ma il garante perde la causa
Il Fideiussore si opponeva a un decreto ingiuntivo per oltre 122.000 euro richiesto da una banca per i debiti di una società fallita. Nel corso del giudizio, il credito veniva ceduto a una Società Cessionaria. Il Fideiussore contestava la validità della garanzia, definendola una fideiussione omnibus nulla perché basata sullo schema ABI anticoncorrenziale, ed eccepiva la decadenza della banca dal diritto di riscuotere il credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fideiussore. I giudici hanno stabilito che la nullità della fideiussione non può essere rilevata d'ufficio se i documenti non sono stati prodotti tempestivamente in primo grado. Inoltre, l'eccezione di decadenza è un'eccezione in senso stretto e andava sollevata subito nell'atto di opposizione, a pena di inammissibilità.
Continua »
Ripetizione di indebito bancario: l’onere della prova al cliente
Un'azienda correntista ha avviato un'azione di ripetizione di indebito bancario contro un istituto di credito per ottenere la restituzione di somme addebitate illegittimamente su un conto corrente degli anni '90. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancata produzione del contratto scritto. La Corte d'Appello ha invece accolto la domanda, presumendo l'inesistenza del contratto scritto e l'anteriorità del rapporto al 1992. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che il giudice d'appello non può basare la decisione su fatti nuovi non allegati dalle parti (come l'inesistenza del contratto scritto) e che l'onere della prova grava sul correntista che agisce in giudizio. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Cessione dei crediti in blocco: la banca perde senza prove certe
Una banca avvia un'azione revocatoria contro due coniugi per rendere inefficaci la costituzione di un fondo patrimoniale e la donazione di un immobile alla figlia. Nel giudizio interviene una società terza, sostenendo di aver acquistato il credito originario tramite un'operazione di cessione dei crediti in blocco. I debitori contestano la reale titolarità del credito in capo alla nuova società. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei debitori: la semplice pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non basta a dimostrare che lo specifico credito sia stato trasferito, se il debitore lo contesta. La società cessionaria deve fornire prove documentali precise e tempestive, rispettando le scadenze del processo. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio.
Continua »
Cessione dei crediti in blocco: i debitori vincono in Cassazione
I Debitori hanno impugnato la sentenza che dichiarava inefficace la costituzione del loro fondo patrimoniale su richiesta di una Società Cessionaria, subentrata a una banca. I Debitori hanno contestato la legittimazione della Società Cessionaria, sostenendo la mancanza di prove circa l'inclusione del loro debito nella cessione dei crediti in blocco. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Debitori. La Suprema Corte ha stabilito che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non basta a dimostrare il trasferimento del singolo credito se questo viene specificamente contestato. Inoltre, il giudice d'appello non poteva utilizzare documenti depositati in ritardo con la comparsa conclusionale. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo esame.
Continua »
Inadempimento contrattuale del professionista e domande tardive
Un ingegnere ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento delle sue prestazioni professionali di progettazione e direzione dei lavori. L'erede della committente si è opposta contestando l'inadempimento contrattuale del professionista per vizi dell'opera, difformità urbanistiche e mancato deposito dei calcoli strutturali. La Corte d'Appello ha confermato il rigetto dell'opposizione, dichiarando inammissibili le contestazioni sulle difformità urbanistiche poiché sollevate tardivamente solo in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso dell'erede, confermando che le nuove eccezioni e le domande risarcitorie collegate (come la perdita dell'Ecobonus 110%) non possono essere introdotte per la prima volta in secondo grado. L'erede perde la causa ed è condannata a pagare le spese processuali.
Continua »
Produzione tardiva documenti: pagare non basta se lo provi tardi
Una proprietaria ha citato in giudizio il direttore dei lavori per ricalcolare il compenso professionale dovuto per la ristrutturazione di alcuni immobili. Il professionista ha risposto chiedendo il pagamento del saldo residuo. Solo in appello, e poi in Cassazione, la donna ha cercato di dimostrare l'avvenuto pagamento presentando una fattura quietanzata direttamente al consulente tecnico d'ufficio (CTU) durante un sopralluogo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la produzione tardiva documenti non è ammessa. Anche se si tratta di una prova di pagamento, i documenti devono essere depositati entro i termini di legge stabiliti per le prove, e non possono essere consegnati direttamente al perito del giudice per aggirare le scadenze processuali.
Continua »
Poca colpa, intero risarcimento: la responsabilità solidale
A seguito di gravi infiltrazioni d'acqua in un immobile ristrutturato, il Proprietario ha chiesto il risarcimento dei danni all'Impresa Appaltatrice, al Direttore dei Lavori e al Progettista Strutturale. La Corte d'Appello ha escluso la responsabilità solidale del Progettista Strutturale, limitando il suo debito a una quota minima, e ha ritenuto non più contestabile la perizia tecnica d'ufficio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Direttore dei Lavori. I giudici hanno stabilito che le contestazioni alla perizia possono essere sollevate per la prima volta anche in appello. Inoltre, in tema di responsabilità solidale, se più condotte autonome causano lo stesso danno-conseguenza (le infiltrazioni), tutti i soggetti rispondono per l'intero nei confronti del danneggiato, a prescindere dalle singole quote di colpa interne.
Continua »
Onere testamentario: l’obbligo morale vince sul profitto
Una zia nomina erede universale un nipote, imponendogli l'onere testamentario di costruire un ospedale in Africa, e lascia un legato immobiliare all'altro nipote. Quest'ultimo impugna il testamento e chiede l'adempimento dell'onere. La Corte d'appello respinge le richieste, ritenendo tardive le prove penali sopravvenute e negando al nipote escluso la legittimazione ad agire per l'adempimento. La Cassazione accoglie il ricorso del nipote escluso: stabilisce che i documenti formati dopo i termini istruttori di primo grado sono ammissibili in appello e che i prossimi congiunti hanno sempre il diritto di esigere l'adempimento dell'onere morale, anche senza un vantaggio economico diretto. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Revocatoria fallimentare: pagamenti salvi contro i rimborsi
Il curatore di una concessionaria d'auto fallita ha avviato un'azione di revocatoria fallimentare contro una banca per recuperare oltre 327.000 euro di pagamenti eseguiti prima del fallimento. La banca si è difesa sostenendo che i pagamenti erano esenti perché effettuati nei termini d'uso commerciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fallimento. I giudici hanno chiarito che i pagamenti eseguiti entro i termini previsti dal contratto sono sempre protetti da esenzione, anche se le parti avevano l'abitudine di pagare in anticipo. Inoltre, la Corte ha stabilito che nuove prove o fatti, come la risoluzione del contratto prima dei pagamenti, non possono essere introdotti tardivamente nel processo per contestare l'esenzione.
Continua »
Produzione documentale in appello: Fisco vince contro il blocco
L'Agenzia delle Entrate - Riscossione ha impugnato una sentenza d'appello che aveva dichiarato inammissibile la sua produzione documentale in appello. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado aveva applicato le nuove e più severe restrizioni introdotte dalla riforma del 2023, poiché l'appello era stato depositato dopo l'entrata in vigore della nuova legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, chiarendo che le nuove regole restrittive sulla produzione documentale in appello si applicano solo se il giudizio di primo grado è iniziato dopo il 5 gennaio 2024. Poiché in questo caso il primo grado era iniziato nel 2022, si applica la vecchia normativa, che permetteva liberamente il deposito di nuovi documenti in secondo grado. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Regolamento di confini: mappe catastali contro usucapione
I Proprietari del Fondo Limitrofo hanno promosso un'azione di regolamento di confini contro la Confinante, lamentando uno sbancamento abusivo e l'usurpazione di terreno. La Corte d'Appello ha confermato lo sconfinamento basandosi sulle mappe catastali e ha dichiarato inammissibile l'eccezione di usucapione sollevata dalla Confinante. Gli Eredi del Confinante hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'eccezione di usucapione era ammissibile poiché la proprietà è un diritto autodeterminato e non costituisce una domanda nuova in appello. Inoltre, ha chiarito che l'uso delle mappe catastali richiede punti di ancoraggio reali e certi sul terreno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »