LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 337 Codice Penale — Anno 2023

Pagina 6 di 40

Altri anni per Art. 337 Codice Penale

Resistenza a pubblico ufficiale: condanna sì, ma con lo sconto
L'Imputato, sorpreso a compiere un furto, si opponeva fisicamente all'arresto colpendo gli agenti di polizia con delle gomitate. Assolto in appello dal reato di tentato furto, veniva comunque condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Tuttavia, la Corte d'Appello determinava la pena in sei mesi di reclusione senza applicare la riduzione prevista per la scelta del rito abbreviato. L'Imputato ricorreva quindi in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il motivo riguardante la ricostruzione dei fatti, ma ha accolto la doglianza sul calcolo della pena. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla misura della pena, rideterminandola direttamente in quattro mesi di reclusione, applicando correttamente lo sconto per il rito.
Continua »
Messa alla prova revocata: la Cassazione nega il ricorso tardivo
Un cittadino, accusato di resistenza a pubblico ufficiale, ottiene la sospensione del processo per la messa alla prova. Tuttavia, a causa della mancata redazione del programma riabilitativo, anche per via di una sopravvenuta detenzione per altra causa, il Tribunale revoca il beneficio. L'imputato contesta la revoca solo con l'appello contro la sentenza finale di condanna. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il provvedimento di revoca della messa alla prova deve essere impugnato immediatamente con ricorso in Cassazione. Non è possibile contestarlo successivamente insieme alla sentenza di condanna. Di conseguenza, la condanna dell'imputato diventa definitiva.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: l’alcol non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di oltraggio, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Il soggetto aveva aggredito verbalmente e fisicamente alcuni agenti di polizia, ferendone uno. La difesa sosteneva che lo stato di alterazione etilica e una presunta resistenza passiva escludessero la punibilità. I giudici hanno invece chiarito che la condotta violentemente oppositiva configura pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale, e che l'ubriachezza volontaria non scusa l'imputato. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga nel traffico costa caro
Il Conducente ha proposto ricorso contro la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, contestando la pericolosità della sua condotta e il calcolo della pena. Durante un inseguimento, l'uomo era fuggito a forte velocità procedendo a zig-zag, invadendo il marciapiede e sfruttando la presenza di pedoni per ostacolare le forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la fuga spericolata integra pienamente la resistenza a pubblico ufficiale, poiché crea un pericolo concreto. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto corretto il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva a causa dei precedenti penali del soggetto, confermando anche il calcolo dello sconto di pena per il giudizio abbreviato calcolato sul reato più grave. Il Conducente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena tra furto e fuga violenta
Un uomo ha commesso un furto e, durante la successiva fuga in auto, ha opposto resistenza e causato lesioni agli agenti di polizia che lo inseguivano. L'imputato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra il furto e le successive violenze, sostenendo che facessero parte di un unico piano. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno stabilito che non vi era una deliberazione iniziale unitaria: il furto e la reazione violenta contro le forze dell'ordine sono nati da impulsi diversi e improvvisi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: no alla tenuità se c’è violenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di porto ingiustificato di armi e resistenza a pubblico ufficiale. Il soggetto si era opposto violentemente alle forze dell'ordine durante una perquisizione e il successivo accompagnamento in auto, venendo inoltre trovato in possesso di un coltello senza giustificato motivo. I giudici hanno chiarito che la condotta non può qualificarsi come mera resistenza passiva o tentativo di fuga, ma costituisce una vera e propria opposizione violenta. Di conseguenza, è stata esclusa la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la gravità della reazione aggressiva in un contesto già compromesso dal porto dell'arma. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: no alle norme retroattive sfavorevoli
L'Imputato era stato condannato a quattro mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale per fatti del 2012. La Corte di appello aveva negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, applicando una riforma restrittiva del 2019 che esclude tale beneficio per i reati contro i pubblici ufficiali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che la riforma del 2019 non può applicarsi retroattivamente a fatti commessi in precedenza. Il principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole protegge il reo anche riguardo alle cause di non punibilità. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: un solo gesto, più reati
L'Imputato è stato condannato in primo grado per resistenza a pubblico ufficiale per aver minacciato e aggredito tre Carabinieri durante un controllo. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza direttamente in Cassazione, contestando la mancata applicazione del concorso formale di reati. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, confermando che l'opposizione violenta contro più pubblici ufficiali nel medesimo contesto configura una pluralità di reati in concorso formale, poiché la tutela si estende alla sicurezza di ogni singola persona fisica che agisce per l'amministrazione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, rinviando gli atti alla Corte d'appello di Brescia per ricalcolare la pena applicando il dovuto aumento.
Continua »
Mancanza di motivazione della sentenza: condannato per errore
L'Imputato, condannato in primo grado per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento, si è visto confermare la condanna in appello. Tuttavia, i giudici di secondo grado hanno inserito nella sentenza una motivazione totalmente estranea al caso, riguardante lo spaccio di droga. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, sancendo la nullità del provvedimento per mancanza di motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione impugnata, disponendo un nuovo giudizio d'appello davanti a una diversa sezione.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: la testata in manette condanna
Durante una perquisizione antidroga, Il Genero si opponeva con violenza agli agenti, tentando di colpire un assistente con una testata nonostante fosse ammanettato. Successivamente, la polizia trovava altra droga addosso alla Suocera nella sua abitazione. La Corte d'Appello condannava entrambi: Il Genero per detenzione di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale, la Suocera per concorso nello spaccio. La Cassazione ha confermato le condanne. Per Il Genero, il tentativo di testata configura pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale, escludendo la tesi della resistenza passiva. Per la Suocera, il possesso personale della droga e di denaro ingiustificato escludono la semplice connivenza non punibile, provando il concorso attivo. Il ricorso del Genero è inammissibile, quello della Suocera è rigettato.
Continua »
Pena illegale nel patteggiamento: l’accordo non si tocca
L'Imputato ha concordato una pena di tre anni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale e porto illegale d'arma. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della sanzione e un vizio di motivazione del giudice. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di patteggiamento, il ricorso è limitato a casi tassativi, tra cui la configurabilità di una pena illegale nel patteggiamento. Questo concetto si riferisce solo a sanzioni contrarie alla legge, come quelle inferiori ai minimi edittali, e non comprende le contestazioni sulla misura della pena o sulla motivazione del giudice. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Mannaia in auto ed evasione: porto di oggetti atti ad offendere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per porto di oggetti atti ad offendere, resistenza a pubblico ufficiale ed evasione. Le forze dell'ordine avevano trovato una mannaia da macellaio nell'auto dell'imputato, parcheggiata sotto casa. L'uomo ha cercato di impedire la perquisizione minacciando gli agenti e chiudendo l'auto con il telecomando. Successivamente, posto agli arresti domiciliari, è evaso venendo sorpreso nel giardino condominiale. I giudici hanno chiarito che il giardino comune non rientra nei luoghi di privata dimora consentiti per la detenzione domiciliare e che il possesso della mannaia non era giustificato da alcuna esigenza lecita immediata. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: la reazione non è mai difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente sosteneva che la propria condotta violenta fosse una reazione istintiva per difendersi dall'aggressione degli agenti. I giudici hanno invece accertato che l'intervento della polizia era del tutto legittimo e non eccedeva i limiti delle proprie attribuzioni. Di conseguenza, è stata esclusa l'esimente dell'atto arbitrario del pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha inoltre negato la particolare tenuità del fatto a causa della ripetitività della condotta aggressiva e ha escluso la sospensione condizionale della pena per l'elevato rischio di recidiva del soggetto.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga dai controlli costa caro
Un uomo, sorpreso a violare il divieto di avvicinamento alla persona offesa presso una scuola, ha tentato la fuga strattonando i Carabinieri intervenuti. Condannato nei gradi precedenti, ha proposto ricorso in Cassazione giustificando la sua reazione con il numero asseritamente eccessivo di militari presenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per la genericità dei motivi, in quanto la difesa non ha contestato in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. La condotta integra pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Fuga in moto contromano: quando è resistenza a pubblico ufficiale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un motociclista condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il conducente era fuggito a forte velocità per le vie cittadine, guidando contromano e costringendo un agente di polizia a scostarsi bruscamente per evitare di essere investito. La Suprema Corte ha chiarito che la fuga non costituisce una condotta lecita quando si traduce in una guida pericolosa che mette a repentaglio l'incolumità degli agenti e dei passanti. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e il diniego delle attenuanti generiche, ordinando anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Incidente e spinta all’agente: niente particolare tenuità del fatto
L'Automobilista, dopo aver causato un incidente stradale mentre guidava sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e in possesso di cocaina, si è opposto ai controlli della polizia municipale spingendo violentemente un agente. Condannato nei gradi precedenti per resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione invocando la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la condotta, caratterizzata da guida alterata, possesso di droga e violenza contro un pubblico ufficiale, non è di scarsa offensività. Di conseguenza, non si applica la causa di non punibilità e l'Automobilista deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: no all’assorbimento del danno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo aveva rotto lo specchietto di un'auto della polizia e si era opposto fisicamente agli agenti che tentavano di fermarlo. La difesa sosteneva che il danneggiamento dovesse essere assorbito nel reato di resistenza a pubblico ufficiale e che l'imputato non fosse pienamente capace di intendere e di volere. I giudici hanno respinto queste tesi, chiarendo che si tratta di due condotte distinte e autonome. Inoltre, la Cassazione ha escluso la prescrizione dei reati a causa della recidiva e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: aggressione fisica e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due cittadini condannati per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. I soggetti avevano minacciato e cercato ripetutamente il contatto fisico con il volto di alcuni militari impegnati a redigere un verbale. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto come oltraggio, ma i giudici hanno confermato la gravità della condotta fisica. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il calcolo della pena, di poco superiore al minimo edittale, e l'applicazione della recidiva per uno dei ricorrenti a causa dei suoi numerosi precedenti penali. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: la violenza costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo aveva aggredito con violenza e minacce due militari intervenuti, provocando loro lesioni fisiche certificate. La difesa contestava la gravità della condotta e l'entità della pena. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo la sanzione proporzionata nonostante la concessione delle attenuanti generiche e l'esclusione della recidiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: la folle fuga costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il Conducente era fuggito a forte velocità per le vie cittadine, guidando contromano anche nei pressi di scuole elementari e dell'infanzia, creando un grave pericolo per pedoni e automobilisti. I giudici hanno confermato la responsabilità penale e la congruità della pena, evidenziando la gravità della condotta e i numerosi precedenti penali del soggetto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »