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Art. 336 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 336 Codice di Procedura Penale

Querela per diffamazione: ricorso respinto e sanzione pecuniaria
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti condannati per diffamazione dopo la riqualificazione della condotta operata dalla Corte di Appello. Gli imputati hanno presentato ricorso sostenendo che mancasse la valida querela per diffamazione da parte della persona offesa. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze dichiarando i ricorsi inammissibili. Dagli atti del fascicolo processuale emergeva con chiarezza la presenza della querela depositata regolarmente dalla persona offesa. I giudici hanno condannato entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese legali e a versare una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Validità della querela: vince la sostanza sui cavilli formali
Una cittadina condannata per il reato di percosse ha impugnato la sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione. La ricorrente sosteneva che l'atto depositato dalla vittima non integrasse una valida querela per assenza di formale istanza punitiva e contestava la ricostruzione delle prove. La Suprema Corte ha confermato la piena validità della querela. I giudici hanno chiarito che la volontà di perseguire il responsabile non richiede formule sacramentali o sacramentali espressioni rituali. L'esplicita richiesta di essere informata sullo sviluppo del procedimento dimostra chiaramente la volontà punitiva. I giudici hanno inoltre dichiarato inammissibile il ricorso per vizio di motivazione relativo a procedimenti del Giudice di pace. L'imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Querela per furto: senza reale volontà cade la condanna
I giudici di merito hanno condannato l'imputato a nove mesi di reclusione per furto aggravato. La difesa ha impugnato la decisione in Cassazione contestando il difetto della querela per furto. Il documento presentava solo l'intestazione formale predisposta dalle autorità, ma non conteneva alcuna reale manifestazione di volontà della persona offesa di punire il colpevole. A seguito della riforma introdotta con il decreto legislativo 150 del 2022, il reato contestato necessita espressamente della volontà punitiva della vittima per essere perseguito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la sentenza senza rinvio perché l'azione penale non poteva proseguire.
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Remissione di querela: il ritiro che estingue il reato in Cassazione
Due imputati, condannati in appello, hanno presentato ricorso in Cassazione. Hanno eccepito l'estinzione del reato a causa della intervenuta **remissione di querela** da parte della persona offesa e la sua accettazione. La Corte di Cassazione ha riconosciuto la validità di questa eccezione. Ha stabilito che la remissione di querela, se correttamente accettata e intervenuta prima della decisione definitiva, estingue il reato e prevale su altre questioni procedurali. Di conseguenza, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, ma gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso Penale Inammissibile: La Cassazione non riesamina le prove
Un Ricorrente ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello, contestando l'accertamento della sua responsabilità penale, la presunta tardività della querela e la motivazione sul trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha stabilito che i motivi presentati miravano a una non consentita rivalutazione delle prove e che la Corte d'Appello aveva già fornito una motivazione logica e persuasiva sulla responsabilità, sulla tempestività della querela e sulla pena. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Minaccia Aggravata: Condanna Annullata per Mancanza di Querela
Un individuo è stato condannato per minaccia aggravata. La Corte di Cassazione ha esaminato la questione della **procedibilità del reato di minaccia**. Ha stabilito che il reato di minaccia (Art. 612 c.p.) è procedibile d'ufficio solo se sussiste una specifica aggravante (Art. 339 c.p.). Nel caso specifico, tale aggravante non era presente. Pertanto, il reato richiedeva una querela da parte della vittima per poter procedere. Poiché la querela mancava, l'azione penale non poteva essere proseguita. La sentenza precedente è stata annullata. Il reato era anche prescritto.
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Querela invalida: l’improcedibilità del reato si estende a tutti
Un Lavoratore era stato condannato per violazione di domicilio, reato riqualificato da un precedente tentato furto. Egli ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'improcedibilità del reato a causa di una querela non valida. Ha anche lamentato che la decisione favorevole ottenuta dai suoi coimputati, relativa all'invalidità della querela, non fosse stata estesa anche a lui. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che l'invalidità della querela, già riconosciuta per i coimputati, doveva estendersi al Lavoratore, rendendo il reato improcedibile. Questo vale anche se il Lavoratore aveva precedentemente accettato un concordato sulla pena.
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Insolvenza fraudolenta: ricorso inammissibile per tardività querela e dolo
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Imputato condannato per insolvenza fraudolenta aggravata. L'Imputato aveva presentato ricorso, sostenendo la tardività della querela e la mancanza di motivazione sull'elemento soggettivo del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il termine per la querela decorre dalla piena conoscenza del reato e ha confermato che i giudici precedenti avevano adeguatamente motivato la consapevolezza dell'Imputato riguardo lo stato di insolvenza della sua società al momento dell'assunzione delle obbligazioni.
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Furto in negozio: la legittimazione alla querela del commesso vince sul ricorso
Due persone sono state condannate per furto aggravato e hanno presentato ricorso, contestando la legittimazione alla querela del soggetto che aveva sporto denuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito un principio consolidato: anche il commesso di un negozio ha la legittimazione alla querela per furto, essendo considerato persona offesa e responsabile dei beni in vendita. La Corte ha anche respinto la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto. Le ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Remissione di querela: quando il perdono estingue il reato di lesioni
Un Lavoratore, condannato per lesioni, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha eccepito l'estinzione del reato per intervenuta **remissione di querela**, formalmente accettata dalla persona offesa e dal Lavoratore stesso. La Corte di Cassazione ha riconosciuto la validità della **remissione di querela**, affermando che essa estingue il reato e prevale su altre questioni processuali. Ha quindi annullato la condanna, ma ha posto le spese processuali a carico del Lavoratore, come previsto dalla legge in assenza di accordi diversi tra le parti.
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Reato di Truffa: L’inganno sulla disponibilità del bene non è un mero inadempimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il Reato di Truffa a carico di un imputato. Questi aveva tentato di annullare la sentenza sostenendo l'assenza di artifici e raggiri e una presunta volontà della vittima di ritirare la querela. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che gli artifici e raggiri erano presenti, poiché l'imputato aveva ingannato la vittima sulla disponibilità del bene. Inoltre, la volontà di rimettere la querela non era chiara. La Cassazione ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Querela come Prova: Inammissibile il Ricorso nel Giudizio Abbreviato
Due imputati hanno presentato ricorso contro la condanna per lesioni personali e minaccia al cugino. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che, nel giudizio abbreviato, la querela può essere utilizzata come prova, anche per il suo contenuto. La scelta di questo rito alternativo rende validi tutti gli atti acquisiti dal pubblico ministero. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. La sentenza conferma l'ampia utilizzabilità della querela come prova in riti speciali.
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Querela per furto aggravato: basta la detenzione di fatto
Un cittadino riceve una condanna per furto di un bene e propone ricorso in Cassazione. L'imputato sostiene che la condanna sia illegittima poiché la denuncia proviene da chi non risulta formale proprietario della cosa sottratta. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la querela per furto aggravato può essere presentata validamente anche da chi esercita soltanto un semplice potere di fatto sul bene, come un custode o un detentore materiale. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato viene respinto, con contestuale condanna al pagamento delle spese del processo e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Validità della querela: basta il titolo dell’atto per condannare
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione dopo la condanna per furto aggravato in concorso. L'imputato contestava la mancanza di procedibilità del reato. A sua detta, la segnalazione della vittima non esprimeva in modo chiaro la volontà di chiedere la punizione del colpevole. La Suprema Corte ha respinto il ricorso e ha confermato la validità della querela. I giudici hanno chiarito che l'intestazione formale denuncia-querela dell'atto presentato alle forze dell'ordine possiede un preciso valore tecnico. Tale intitolazione dimostra in modo inequivocabile la volontà della persona offesa di perseguire penalmente il responsabile. La Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Validità della querela: furto in azienda e ricorso respinto
Tre soggetti sono stati condannati per furto consumato e tentato furto aggravato all'interno di uno stabilimento aziendale. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la validità della querela presentata dalla parte lesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che nel dubbio le espressioni usate dalla vittima devono essere interpretate favorevolmente alla prosecuzione del giudizio. La Corte ha inoltre precisato che la denuncia può essere valida anche se presentata da chi esercita un semplice controllo di fatto sui beni. Gli imputati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Concorso in truffa: la carta di credito inchioda il titolare
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per concorso in truffa. I giudici di merito avevano accertato che il profitto illecito del raggiro era confluito su una carta di credito intestata all'Imputato e attivata tramite il suo documento di identità, mai denunciato come smarrito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha chiarito che l'accredito delle somme illecite su uno strumento di pagamento riconducibile direttamente al soggetto configura la sua piena responsabilità nel reato. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Querela per reato di truffa tra raggiro e danno
L'Imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo che la querela per reato di truffa possa essere presentata soltanto da chi subisce direttamente l'impoverimento economico e non da chi viene tratto in inganno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato non serve la coincidenza tra la persona indotta in errore e quella che subisce il danno finanziario. È sufficiente che sussista un nesso di causalità tra il raggiro, il profitto ingiusto e il pregiudizio subito. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Procedibilità per furto pluriaggravato: confermata la condanna
L'Imputato è stato condannato per furto pluriaggravato nei primi due gradi di giudizio. Ha impugnato la decisione in Cassazione contestando la procedibilità per furto pluriaggravato. La difesa sosteneva che la persona offesa avesse manifestato tardivamente la volontà di punire il reo a seguito dell'entrata in vigore della Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato. I giudici hanno chiarito che nei reati divenuti procedibili a querela, la volontà punitiva espressa dalla vittima equivale alla querela. La presunta tardività non rileva poiché si riferisce a un momento in cui il reato era perseguibile d'ufficio. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato di gas metano: illecita convivenza e condanna
Due conviventi sono stati condannati per il reato di furto aggravato di gas metano. Gli imputati hanno proposto ricorso alla Corte di Cassazione contestando la validità della querela presentata dalla parte offesa e la ricostruzione della residenza anagrafica di uno di loro. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la querela conteneva una manifesta volontà punitiva contro i responsabili. Inoltre, la questione della residenza formale è risultata irrilevante di fronte alle prove della convivenza e della titolarità del contratto di locazione. La decisione ha confermato la condanna, imponendo anche il pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle amende.
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Querela nel furto aggravato: denuncia valida e ricorso respinto
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato nei primi due gradi di giudizio. Egli ha successivamente proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza della querela e la conseguente assenza della condizione di procedibilità. Secondo la tesi difensiva, la vittima non avrebbe espresso chiaramente la volontà di sanzionare il reo. La Corte di Cassazione ha giudicato il ricorso manifestamente infondato. La persona offesa aveva infatti inserito una esplicita richiesta di punizione già all'interno della denuncia iniziale. I giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso, confermando la penale responsabilità dell'Imputato e condannandolo al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per la pretestuosità dell'impugnazione. La sentenza ribadisce la piena validità della querela nel furto aggravato se la volontà punitiva emerge in modo chiaro.
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