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Art. 335 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 335 Codice Penale

Sottrazione di bene sequestrato: vale poco ma la condanna resta
Un uomo nominato custode di un'autovettura sequestrata non ha fatto trovare il veicolo alle autorità. I giudici lo hanno condannato per il reato di sottrazione di bene sequestrato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il mezzo non avesse un valore economico significativo e chiedendo la non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il valore commerciale del bene non cancella il reato, perché la legge tutela l'autorità dei provvedimenti della pubblica amministrazione. Inoltre, l'uomo aveva mostrato un totale disinteresse verso i propri doveri e vantava precedenti penali specifici, elementi che escludono ogni beneficio. L'uomo deve ora pagare le spese del giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carta di credito: reato anche se bloccata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due imputati per distinti reati. Il primo imputato rispondeva di indebito utilizzo di carta di credito per avere selezionato merce all'interno di un negozio insieme al complice, mentre l'operazione di pagamento falliva per il blocco della tessera disposto dalla vittima. La difesa sosteneva la tesi del semplice tentativo e lamentava il mancato riconoscimento delle pene sostitutive. Il secondo imputato contestava la riqualificazione colposa dell'agevolazione alla sottrazione di beni sequestrati, avendo spostato su strada pubblica un veicolo sottoposto a custodia. I giudici supremi hanno chiarito che il reato legato alla carta si consuma all'atto dell'uso non autorizzato, a prescindere dal buon fine del pagamento. Entrambi i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione non esamina il merito
Il Ricorrente ha impugnato una sentenza che lo riteneva responsabile per la distruzione e dispersione di slot machine sequestrate, ai sensi dell'art. 335 c.p. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso penale inammissibile. I motivi presentati dal Ricorrente erano generici e riproducevano argomentazioni già valutate e respinte dal giudice di merito. La Corte ha quindi confermato la decisione precedente, condannando il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Responsabilità del custode del veicolo: da auto a rottame
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la responsabilità del custode del veicolo che ha permesso il progressivo smantellamento del mezzo affidatogli in custodia fino a ridurlo a una semplice carcassa. Il custode non si è mai attivato nel tempo per denunciare o segnalare alle autorità lo scempio del bene. I giudici hanno ritenuto il ricorso del custode del tutto infondato e ripetitivo delle medesime difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, dichiarandolo inammissibile e condannando l'uomo al pagamento delle spese legali e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Furto e Prescrizione Negata in Cassazione
Due individui hanno presentato ricorso contro una condanna per reati legati al furto di mezzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. I motivi erano ripetitivi e già esaminati. L'eccezione di prescrizione del reato è stata respinta a causa della recidiva e della data di accertamento del furto. Anche la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) è stata negata, considerando la pluralità dei mezzi coinvolti. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso in Cassazione Inammissibile: quando i fatti non contano più
La Suprema Corte ha dichiarato un ricorso inammissibile. Il Ricorrente aveva presentato un ricorso contro una sentenza di appello che lo aveva assolto per un reato (Art. 335 c.p.) in base alla non punibilità per particolare tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.). La Corte ha stabilito che il ricorso era inammissibile perché conteneva solo "doglianze in punto di fatto" (lamentele sui fatti) e riproponeva argomenti già esaminati dai giudici precedenti. La Corte di Cassazione, infatti, non riesamina i fatti, ma solo l'applicazione del diritto. Il Ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende per il ricorso in Cassazione inammissibile.
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Violazione di Sigilli: Custodia Negligente Batte Tesi del Furto
Un Lavoratore, custode di un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo, ha visto il mezzo ritrovato abbandonato in un'altra regione. L'uomo ha sostenuto il furto del veicolo da parte di terzi, ma la Corte ha ritenuto la sua condotta negligente, configurando il reato di violazione di sigilli anziché un illecito amministrativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del Lavoratore inammissibile, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. La negligenza nella custodia ha prevalso sulla tesi del furto.
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Custodia di cose sequestrate: l’assenza all’estero non salva
Un uomo nominato custode giudiziario ha subito una condanna per il reato di sottrazione o danneggiamento colposo di beni vincolati. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo l'esistenza del caso fortuito o della forza maggiore. A sua difesa ha eccepito che si trovava all'estero nel momento in cui il bene è andato disperso o danneggiato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che la lontananza fisica non annulla i doveri di vigilanza derivanti dalla custodia di cose sequestrate. L'imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione colposa dei doveri di custodia: condanna e sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un custode accusato del reato di violazione colposa dei doveri di custodia di beni sottoposti a sequestro. L'imputato ha proposto ricorso denunciando vizi nella valutazione delle prove, mancata concessione delle attenuanti generiche e diniego della sospensione condizionale della pena. I giudici supremi hanno dichiarato l'atto inammissibile. La richiesta sulla sospensione condizionale risultava del tutto nuova e non presentata in appello. Le altre censure contestavano genericamente la ricostruzione dei fatti senza affrontare le motivazioni della sentenza precedente. La Suprema Corte ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Custodia di beni sequestrati: la mancata consegna costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un custode che non aveva restituito allo Stato un bene affidatogli dopo la confisca definitiva. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità di alcune dichiarazioni e richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che la custodia di beni sequestrati comporta precisi obblighi legali e che la mancata consegna integra responsabilità penale per colpa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato di riciclaggio: l’auto rubata e il ricorso inutile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il Reato di riciclaggio a carico di un uomo sorpreso con un'auto rubata. L'imputato sosteneva che l'azione non fosse punibile perché gli ostacoli creati per nascondere la provenienza del veicolo erano grossolani, configurando un reato impossibile, o al massimo un tentativo. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, ma deve solo verificare la correttezza della legge. Di conseguenza, la condanna resta definitiva e l'imputato deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Sottrazione di cose sottoposte a sequestro: no alla tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro (art. 335 c.p.), nello specifico per la dispersione di animali sequestrati. L'imputato contestava la condanna a un mese di reclusione, lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione precedente, rilevando che i precedenti penali del soggetto dimostrano una propensione a delinquere e che il valore economico degli animali dispersi, unito alla non occasionalità della condotta, impedisce l'applicazione della causa di non punibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia negligente di veicolo sequestrato: il custode condannato
Il custode di un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo è stato condannato per il reato di agevolazione colposa della sottrazione o distruzione del bene. L'imputato ha custodito il mezzo in un luogo inadeguato e diverso da quello dichiarato all'autorità, causandone la perdita definitiva dopo l'emissione del provvedimento di confisca. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale del custode, dichiarando inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha evidenziato come la condotta costituisca una grave custodia negligente di veicolo sequestrato, aggravata dai precedenti penali del soggetto e dall'effettiva perdita del bene pubblico. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Sottrazione di cose sequestrate: è reato anche senza circolare
Il Custode del Veicolo, nominato custode di un mezzo sottoposto a sequestro amministrativo, faceva sparire il veicolo. Accusato del reato di sottrazione di cose sequestrate, l'uomo si difendeva sostenendo che la sua condotta integrasse solo un illecito amministrativo per circolazione abusiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il principio di specialità tra sanzione penale e amministrativa si applica solo se il veicolo sottratto ha effettivamente circolato. Nel caso specifico, mancando la prova della circolazione su strada e ipotizzando altre finalità come lo smontaggio per pezzi di ricambio, si configura pienamente il reato penale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione di sigilli: spostare i supporti del totem reato
Il caso riguarda un uomo condannato per i reati di sottrazione di cose sequestrate e violazione di sigilli. L'imputato aveva rimosso i cassettoni in legno che contenevano e ancoravano al muro alcune postazioni totem sottoposte a sequestro. La difesa sosteneva che i sigilli non fossero stati materialmente violati. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna, stabilendo che i totem e i loro supporti di legno costituivano un'unica entità inscindibile. Di conseguenza, lo spostamento e la rimozione degli involucri esterni senza autorizzazione integrano pienamente il reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sottrazione di cose sequestrate: condannato il custode dell’auto
Il Custode di un'autovettura sottoposta a sequestro penale è stato condannato per il reato di sottrazione di cose sequestrate dopo che il veicolo è stato ritrovato privato di targhe e gravemente danneggiato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la mancanza di alcune parti non configurasse una vera e propria distruzione del bene, bensì un semplice danneggiamento, e contestando la regolarità delle notifiche e delle prove testimoniali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di custodia impone di adottare ogni misura idonea a evitare la dispersione del bene. La rimozione di parti essenziali del veicolo equivale a una desustanziazione, integrando pienamente il reato contestato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Custodia di veicolo sequestrato: la scusa dei domiciliari non salva
Un uomo agli arresti domiciliari riceve in custodia la propria moto confiscata, ma la lascia sulla pubblica via, dove viene rubata. Condannato per agevolazione colposa della sottrazione, l'imputato ricorre in Cassazione sostenendo che la misura cautelare gli impedisse la custodia di veicolo sequestrato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: l'uomo aveva firmato un'autocertificazione garantendo di disporre di un luogo privato e sicuro. La condanna viene confermata con sanzione pecuniaria.
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Estinzione Reato Patteggiamento: Nuova Condanna Annulla Benefici
La Corte di Cassazione ha negato la richiesta di estinzione reato patteggiamento a un uomo condannato per spaccio. L'uomo aveva successivamente commesso un altro delitto. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale: per chi ha patteggiato, la commissione di un qualsiasi nuovo delitto (reato grave) nei termini di legge impedisce sempre l'estinzione del reato precedente. Il requisito che il nuovo reato sia 'della stessa indole' (cioè simile al primo) vale solo se si commette una contravvenzione (reato minore), non un delitto. Di conseguenza, la richiesta è stata respinta e il beneficio annullato.
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Ricorso generico in Cassazione? Inammissibilità e condanna sicura
Un imputato, condannato in Appello, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I Giudici Supremi hanno però dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione è che le critiche alla sentenza precedente erano troppo generiche e miravano a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. Questa decisione conferma il principio della **inammissibilità del ricorso in Cassazione** quando non vengono sollevati specifici errori di diritto. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.
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Sottrazione di beni sequestrati: dolo intenso nega la tenuità
Un uomo, condannato per aver rimosso beni sottoposti a sequestro, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il suo gesto fosse di lieve entità e quindi non punibile. La Corte Suprema ha respinto la sua tesi, confermando la condanna per sottrazione di beni sequestrati. I giudici hanno stabilito che l'elevata intenzionalità (dolo) con cui l'uomo ha agito rende l'offesa grave. Di conseguenza, non è possibile applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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