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Art. 331 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 331 Codice di Procedura Penale

Raddoppio dei termini di accertamento: il Fisco batte i soci
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento a una società in liquidazione e ai suoi soci per ricavi non dichiarati, emersi da un lodo arbitrale. I contribuenti hanno eccepito la decadenza dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento. Questo raddoppio si applica non solo alla società, ma anche ai soci di una società a ristretta base azionaria, poiché l'accertamento societario è il presupposto logico di quello sui soci. Inoltre, la Corte ha chiarito che per le imposte dirette non esiste un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo per gli accertamenti a tavolino, mentre per l'IVA il contribuente deve superare la prova di resistenza. I contribuenti hanno perso la causa.
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Cessione di ramo d’azienda: la Cassazione dà ragione al Fisco
Una società impugna l'avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate ha riqualificato un contratto di cessione di ramo d'azienda in una semplice locazione immobiliare, richiedendo maggiori imposte dirette e IVA. La Cassazione rigetta il ricorso della contribuente. I giudici confermano la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di violazioni penali tributarie, a prescindere dall'effettivo avvio dell'azione penale. Inoltre, la Corte convalida la riqualificazione dell'atto: non si è verificata una vera cessione di ramo d'azienda poiché non sono stati trasferiti dipendenti, clienti o fornitori, né è proseguita la medesima attività. L'operazione economica principale consisteva nel godimento dell'immobile, rendendo gli altri elementi del tutto accessori.
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Fisco ed evasione: il raddoppio dei termini di accertamento è automatico
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per IRPEF nei confronti di un contribuente per l'anno d'imposta 2004. Il giudice di appello ha annullato l'atto, ritenendo che l'ufficio fosse decaduto dal potere di controllo per non aver allegato la denuncia penale necessaria per beneficiare del raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento opera in via automatica in presenza dell'obbligo di denuncia penale per reati tributari. Non è quindi necessaria l'effettiva presentazione o l'allegazione della denuncia all'atto impositivo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto di reato
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per evasione totale delle imposte. Il giudice d'appello ha annullato l'atto, ritenendo scaduti i tempi per il controllo poiché l'ufficio non aveva allegato la denuncia penale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che per applicare il raddoppio dei termini di accertamento non serve allegare o aver già presentato la denuncia. È sufficiente che sussista l'obbligo astratto di denuncia penale per uno dei reati tributari previsti dalla legge, basato su seri indizi di reato al momento del controllo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini: il Fisco vince anche senza denuncia penale
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per IRPEF nei confronti di un contribuente a seguito di verifiche bancarie. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo decaduto il potere accertativo per scadenza dei termini ordinari e inapplicabile il raddoppio dei termini, poiché la denuncia penale era successiva e non prodotta in giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini opera automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia per reati tributari, a prescindere dall'effettiva presentazione o produzione in giudizio della denuncia stessa, e anche se la notizia di reato emerge dopo la scadenza del termine ordinario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: sì a Iva e Ires, no a Irap
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per fatture inesistenti relative all'anno 2004, recuperando Iva, Ires e Irap. La notifica è avvenuta nel 2012. La Commissione tributaria regionale ha annullato l'atto ritenendolo tardivo. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco per Iva e Ires, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento opera automaticamente in presenza di violazioni penali, senza necessità di una denuncia effettiva o di specifica motivazione nell'atto. Al contrario, ha escluso il raddoppio per l'Irap, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su Iva e Ires.
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Raddoppio dei termini di accertamento: stop al fisco sotto soglia
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per l'anno 2004 nei confronti di una società di costruzioni, applicando il raddoppio dei termini di accertamento sul presupposto di un reato tributario. Tuttavia, l'imposta evasa per quell'anno era inferiore alla soglia di punibilità penale. L'amministrazione sosteneva che la soglia andasse calcolata sommando le evasioni di più anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il superamento della soglia penale deve essere verificato per ogni singolo anno d'imposta e per ciascun tributo. Di conseguenza, senza il superamento della soglia nel 2004, non sorgeva alcun obbligo di denuncia penale e il raddoppio dei termini di accertamento non poteva essere applicato. La società ha vinto definitivamente la causa.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società, contestando l'indebita deduzione di costi derivanti da un contratto di prestito titoli. Per superare i termini ordinari di decadenza, l'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, ipotizzando il reato di dichiarazione fraudolenta. I giudici di merito hanno annullato l'atto, ritenendo che il Fisco non avesse provato la sussistenza del reato né allegato la denuncia penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per il raddoppio dei termini di accertamento il giudice tributario deve solo verificare l'astratta sussistenza dell'obbligo di denuncia penale al momento dell'accertamento (prognosi postuma), senza dover accertare l'effettiva commissione del reato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini: il fisco vince contro la società inerte
Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte Ires, Irap e Iva, contestando la tardività della notifica e l'illegittimo raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini opera automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale per reati tributari, anche se la notizia di reato emerge dopo la scadenza del termine ordinario. Inoltre, la società, essendo rimasta contumace in appello, è decaduta dalle eccezioni non riproposte. Infine, a fronte degli indizi di fittizietà delle operazioni commerciali con società cartiere forniti dal fisco, spettava alla contribuente dimostrare l'effettività degli acquisti, onere rimasto del tutto insoddisfatto.
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Raddoppio dei termini di accertamento: nulla la sentenza
L'Amministrazione finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un'amministratrice, considerata socia occulta di una società portoghese ritenuta fittiziamente esterovestita. L'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per la sussistenza di indizi di reato tributario. La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini opera automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettivo esercizio dell'azione penale o dalla prescrizione del reato. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della contribuente poiché la sentenza d'appello presentava una motivazione apparente sul merito dell'esterovestizione, priva di qualsiasi analisi concreta dei fatti e delle difese. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Fisco e accertamento integrativo: vietato cambiare idea senza prove
Una società holding subisce una verifica fiscale nel 2009. Il Fisco non contesta un'operazione di vendita di quote societarie agevolata. Nel 2015, basandosi solo su un cambio di interpretazione interna e senza nuovi fatti, l'Agenzia delle Entrate esegue un nuovo controllo ed emette un accertamento integrativo per recuperare oltre 125 milioni di euro. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società e annulla l'atto. I giudici chiariscono che l'accertamento integrativo richiede tassativamente la scoperta di elementi di fatto nuovi e precedentemente sconosciuti. Un semplice ripensamento giuridico o un mutamento della prassi dell'amministrazione finanziaria non legittima l'emissione di un secondo avviso di accertamento per lo stesso periodo d'imposta.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Fisco batte buona fede
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di capitali la deduzione di costi e la detrazione dell'IVA relative a operazioni soggettivamente inesistenti effettuate tramite una società cartiera. I giudici di merito avevano dato ragione alla contribuente, escludendo il raddoppio dei termini di accertamento e riconoscendo la sua buona fede. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno stabilito che il raddoppio dei termini scatta automaticamente in presenza di violazioni penali. Inoltre, per quanto riguarda le operazioni soggettivamente inesistenti, la detrazione dell'IVA e la deduzione dei costi richiedono una rigorosa verifica dell'inerenza e della consapevolezza della frode da parte del contribuente, non bastando la mera regolarità formale dei documenti. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado.
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Sospensione dei termini di accertamento: il Fisco vince sulla frode
L'Agenzia delle Entrate ha emesso due avvisi di accertamento per l'anno 2016 nei confronti di una società cessata e del suo socio di maggioranza, contestando una frode IVA. Gli atti sono stati notificati durante la sospensione dei termini di accertamento dovuta all'emergenza COVID-19. Il socio ha impugnato entrambi gli atti. La Corte di Cassazione ha stabilito che il socio non ha la legittimazione ad agire per contestare l'atto della società. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso del Fisco sul secondo punto: la notifica in periodo di sospensione è legittima se sussistono ragioni di urgenza e indifferibilità, come nel caso di contestazioni per frode fiscale che comportano una notizia di reato. La causa è stata rinviata per un nuovo esame dell'atto del socio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: valido anche per cifre minime
Un lavoratore autonomo operante nel settore edile ometteva di presentare le dichiarazioni fiscali per gli anni dal 2006 al 2008. A seguito di una verifica, l'Agenzia delle Entrate notificava un avviso di accertamento per il 2006, applicando il raddoppio dei termini di accertamento a causa del sospetto di un reato tributario legato all'occultamento di una fattura. I giudici di merito annullavano l'atto ritenendo l'importo irrisorio e privo di dolo. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che, per l'operatività del raddoppio dei termini di accertamento (limitatamente a IRPEF e IVA), basta l'astratta configurabilità di un reato tributario, senza che il giudice tributario possa valutarne la fondatezza concreta. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su IRPEF e IVA, escludendo invece l'IRAP dal raddoppio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: sì a IVA, no a IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un amministratore di fatto un avviso di accertamento per imposte evase (IRES, IRAP, IVA) e sanzioni, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di reati tributari. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP, poiché per tale imposta non sono previste sanzioni penali. Inoltre, la Corte ha accolto il motivo relativo all'applicazione delle norme più favorevoli sui costi da operazioni inesistenti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Lazio per ricalcolare l'imponibile.
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Raddoppio dei termini: il fisco perde la sfida sull’IRAP
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una Società un avviso di accertamento per l'anno 2007, contestando costi per operazioni inesistenti. La Società ha impugnato l'atto contestando, tra l'altro, l'applicazione del raddoppio dei termini per l'IRAP. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto specifico. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini, previsto in presenza di violazioni penali tributarie, non si applica all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni di tipo penale. Di conseguenza, l'accertamento relativo all'IRAP è nullo per decadenza dei termini del fisco. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per ricalcolare le somme dovute.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince su IRPEF, perde su IRAP
La Corte di Cassazione affronta il tema del raddoppio termini accertamento. Una società riceve un avviso fiscale per l'anno 2007 notificato nel 2013, oltre il termine ordinario. L'Agenzia delle Entrate giustifica il ritardo applicando il raddoppio dei termini, poiché sussisteva l'obbligo di denuncia penale per un reato tributario. La Corte stabilisce un principio importante: il raddoppio è legittimo per imposte sui redditi e IVA, anche se il procedimento penale non si conclude con una condanna. Tuttavia, la stessa regola non vale per l'IRAP, poiché le violazioni relative a questa imposta non sono penalmente rilevanti. Di conseguenza, l'accertamento IRAP è stato annullato per decadenza dei termini, mentre quello per le altre imposte è stato confermato.
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Raddoppio termini accertamento: valido per Ires, nullo per l’IRAP
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda che aveva ricevuto avvisi di accertamento per Ires, Iva e Irap. Il Fisco aveva applicato il raddoppio dei termini di accertamento basandosi su sospetti di reati fiscali. La Corte ha confermato la legittimità di questa estensione per Ires e Iva, ma ha dato ragione all'azienda per quanto riguarda l'Irap. Ha stabilito, infatti, che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica a questo specifico tributo, poiché le norme penali tributarie richiamate non prevedono sanzioni penali per le violazioni in materia di Irap. Di conseguenza, l'accertamento relativo a questa imposta è stato annullato perché notificato oltre i termini ordinari.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince ma sentenza è nulla
L'Agenzia delle Entrate contesta a una contribuente, socia occulta di una società estera, di aver evaso l'IRPEF, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di un'ipotesi di reato. La Cassazione conferma un principio fondamentale: il raddoppio dei termini è legittimo se esiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale. Tuttavia, la Corte accoglie il ricorso della contribuente per un vizio procedurale. La sentenza del giudice precedente viene annullata perché la sua motivazione era solo 'apparente', cioè non spiegava concretamente le ragioni della decisione. La causa dovrà quindi essere riesaminata da un'altra corte, che dovrà fornire una motivazione completa e dettagliata.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un'azienda ha richiesto un ingente rimborso IVA per l'acquisto di un immobile, operazione poi risultata fittizia. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento oltre i termini ordinari, invocando il raddoppio dei termini per la presenza di un reato tributario. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per le norme applicabili al caso, il raddoppio termini accertamento scatta per il solo fatto che esista l'obbligo di denuncia penale, a prescindere che la denuncia sia stata effettivamente presentata. Di conseguenza, l'accertamento è stato ritenuto valido e tempestivo, dando ragione all'Agenzia delle Entrate.
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