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Art. 331 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 331 Codice di Procedura Penale

Fisco ed evasione: il raddoppio dei termini di accertamento è automatico
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per IRPEF nei confronti di un contribuente per l'anno d'imposta 2004. Il giudice di appello ha annullato l'atto, ritenendo che l'ufficio fosse decaduto dal potere di controllo per non aver allegato la denuncia penale necessaria per beneficiare del raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento opera in via automatica in presenza dell'obbligo di denuncia penale per reati tributari. Non è quindi necessaria l'effettiva presentazione o l'allegazione della denuncia all'atto impositivo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto di reato
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per evasione totale delle imposte. Il giudice d'appello ha annullato l'atto, ritenendo scaduti i tempi per il controllo poiché l'ufficio non aveva allegato la denuncia penale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che per applicare il raddoppio dei termini di accertamento non serve allegare o aver già presentato la denuncia. È sufficiente che sussista l'obbligo astratto di denuncia penale per uno dei reati tributari previsti dalla legge, basato su seri indizi di reato al momento del controllo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini: il Fisco vince anche senza denuncia penale
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per IRPEF nei confronti di un contribuente a seguito di verifiche bancarie. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo decaduto il potere accertativo per scadenza dei termini ordinari e inapplicabile il raddoppio dei termini, poiché la denuncia penale era successiva e non prodotta in giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini opera automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia per reati tributari, a prescindere dall'effettiva presentazione o produzione in giudizio della denuncia stessa, e anche se la notizia di reato emerge dopo la scadenza del termine ordinario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: sì a Iva e Ires, no a Irap
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per fatture inesistenti relative all'anno 2004, recuperando Iva, Ires e Irap. La notifica è avvenuta nel 2012. La Commissione tributaria regionale ha annullato l'atto ritenendolo tardivo. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco per Iva e Ires, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento opera automaticamente in presenza di violazioni penali, senza necessità di una denuncia effettiva o di specifica motivazione nell'atto. Al contrario, ha escluso il raddoppio per l'Irap, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su Iva e Ires.
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Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco batte cooperativa
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di una Società Cooperativa. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo illegittimo il raddoppio dei termini di accertamento poiché alla società era contestata solo una violazione amministrativa, non penale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta in presenza di seri indizi di reato che impongono l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettivo esito del processo penale. Nel caso specifico, l'indagine coinvolgeva un'operazione unitaria complessa che riguardava anche il legale rappresentante della società, giustificando così il maggior tempo a disposizione dell'amministrazione finanziaria per effettuare i controlli.
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Raddoppio dei termini di accertamento: stop al fisco sotto soglia
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per l'anno 2004 nei confronti di una società di costruzioni, applicando il raddoppio dei termini di accertamento sul presupposto di un reato tributario. Tuttavia, l'imposta evasa per quell'anno era inferiore alla soglia di punibilità penale. L'amministrazione sosteneva che la soglia andasse calcolata sommando le evasioni di più anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il superamento della soglia penale deve essere verificato per ogni singolo anno d'imposta e per ciascun tributo. Di conseguenza, senza il superamento della soglia nel 2004, non sorgeva alcun obbligo di denuncia penale e il raddoppio dei termini di accertamento non poteva essere applicato. La società ha vinto definitivamente la causa.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società, contestando l'indebita deduzione di costi derivanti da un contratto di prestito titoli. Per superare i termini ordinari di decadenza, l'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, ipotizzando il reato di dichiarazione fraudolenta. I giudici di merito hanno annullato l'atto, ritenendo che il Fisco non avesse provato la sussistenza del reato né allegato la denuncia penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per il raddoppio dei termini di accertamento il giudice tributario deve solo verificare l'astratta sussistenza dell'obbligo di denuncia penale al momento dell'accertamento (prognosi postuma), senza dover accertare l'effettiva commissione del reato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini di accertamento: Fisco vince ma perde sull’IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società un avviso di accertamento per l'anno 2008 oltre i tempi ordinari, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per presunti reati fiscali. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo insussistente il reato sulla base di una perizia tecnica della società. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento dipende solo dall'obbligo astratto di denuncia penale al momento del controllo, senza che il giudice tributario possa accertare l'effettiva colpevolezza, compito riservato al giudice penale. Tuttavia, il raddoppio non si applica all'IRAP, poiché per questa tassa non esistono sanzioni penali. La causa è stata rinviata per un nuovo esame su IRES e IVA.
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