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Art. 331 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 331 Codice di Procedura Penale

Raddoppio dei termini di accertamento: stop del Fisco sull’IRAP
L'Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di accertamento induttivo contro una società, poi estinta, rideterminandone il reddito. Il socio impugnava l'atto contestando il raddoppio dei termini di accertamento e l'uso del metodo induttivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il socio è legittimato ad agire come successore della società. Ha confermato la legittimità dell'accertamento induttivo a causa dell'inattendibilità della contabilità. Riguardo al raddoppio dei termini di accertamento, la Corte ha chiarito che esso scatta per la sola sussistenza astratta di un reato tributario, indipendentemente dalla denuncia effettiva. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali e quindi non consente il raddoppio dei termini. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Fisco e raddoppio dei termini di accertamento: l’Azienda perde
L'Azienda ha impugnato due avvisi di accertamento per indebita detrazione IVA su acquisti di bancali, ritenuti fittizi dal fisco. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la legittimità dei controlli. L'Azienda si è rivolta alla Corte di Cassazione, contestando la validità della sentenza copiata dagli atti del fisco e, soprattutto, l'applicazione del raddoppio dei termini di accertamento, sostenendo che la denuncia penale fosse tardiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che copiare gli atti di parte non rende nulla la sentenza se la motivazione è logica. Inoltre, il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola presenza astratta di un reato tributario, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia o dalla successiva prescrizione del reato. L'Azienda perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Fisco contro “bare fiscali”: stop al riporto delle perdite elusivo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un gruppo societario un'operazione straordinaria di cessione di rami d'azienda. Secondo il Fisco, l'operazione mirava unicamente a trasferire le perdite fiscali latenti di una società terza a una società del gruppo per abbatterne l'imponibile, aggirando i limiti sul riporto delle perdite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento scatta con il solo obbligo di denuncia penale, senza attendere l'esito del processo penale. Inoltre, i giudici hanno chiarito che il trasferimento di perdite tramite fusioni o cessioni è elusivo se coinvolge una "bara fiscale", ossia una società priva di vitalità economica e organizzativa, creata al solo scopo di ottenere un risparmio d'imposta. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Presunzione di evasione: conti esteri salvi dal fisco retroattivo
Il caso riguarda un contribuente che ha impugnato gli avvisi di accertamento IRPEF e IVA per gli anni d'imposta 2007 e 2008. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato il raddoppio dei termini e la presunzione di evasione per capitali detenuti all'estero in paradisi fiscali, introdotta nel 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la presunzione di evasione per attività finanziarie estere non ha efficacia retroattiva. Pertanto, non può essere applicata automaticamente ad anni d'imposta precedenti al 2009, a meno che il fisco non utilizzi indizi precisi e concordanti sotto forma di presunzioni semplici. Di conseguenza, gli accertamenti notificati oltre i termini ordinari sono nulli per decadenza del potere impositivo.
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Raddoppio dei termini di accertamento: stop al fisco retroattivo
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per imposte non dichiarate detenute all'estero. L'Amministrazione Finanziaria aveva applicato il raddoppio dei termini di accertamento basandosi sulla presunzione di evasione per capitali nei paradisi fiscali introdotta nel 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che tale presunzione legale non ha efficacia retroattiva per gli anni d'imposta precedenti al 2009. Di conseguenza, l'accertamento notificato nel 2014 per annualità anteriori è nullo per intervenuta decadenza dei termini, non potendo il fisco beneficiare del raddoppio dei termini di accertamento in via automatica e retroattiva senza fornire prove concrete.
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Raddoppio dei termini: sì per IVA e IRES, ma stop per l’IRAP
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento contro una Società Contribuente per presunte operazioni inesistenti legate a una frode IVA. La controversia riguarda la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di indizi di reato penale. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini si applica a IVA e IRES se esistono seri indizi di reato, a prescindere dall'effettivo avvio di un processo penale. Tuttavia, questo raddoppio non può essere applicato all'IRAP, poiché per tale imposta non sono previste sanzioni penali. Di conseguenza, l'accertamento IRAP per l'anno 2005 è stato dichiarato fuori tempo massimo. Infine, la Corte ha annullato la decisione precedente per motivazione apparente, rinviando la causa al giudice di merito per un nuovo esame approfondito.
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Raddoppio dei termini di accertamento: sì per IVA, no per IRAP
Una società di persone riceveva avvisi di accertamento per omessa dichiarazione IVA e IRAP dal 1998 al 2003. L'Agenzia delle Entrate applicava il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di violazioni penali. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso della società, annullando le richieste del fisco relative all'IRAP per decorrenza dei termini ordinari, mentre ha confermato la legittimità dei recuperi relativi all'IVA.
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Raddoppio dei termini e conti esteri: no alla retroattività
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un Contribuente un avviso di accertamento per IRPEF e IVA relativo agli anni 2007 e 2008, applicando il raddoppio dei termini per presunto reato penale legato a capitali all'estero. La Cassazione ha stabilito che la presunzione legale di evasione per attività in paradisi fiscali non è retroattiva, poiché ha natura sostanziale. Di conseguenza, il Fisco non poteva applicarla automaticamente per gli anni d'imposta antecedenti al 2009 per giustificare il raddoppio dei termini, a meno di non utilizzare presunzioni semplici, cosa non avvenuta. Poiché la notifica è avvenuta nel 2014, l'accertamento è nullo per decadenza dei termini. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Contribuente, cassando la decisione precedente.
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Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco batte Azienda
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento oltre i termini ordinari nei confronti di un'Azienda e dei suoi soci, ipotizzando reati fiscali legati a false fatturazioni. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato gli atti ritenendo che il Fisco non avesse provato l'effettiva sussistenza del reato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per applicare il raddoppio dei termini di accertamento basta la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale al momento del controllo, senza che il giudice tributario debba accertare il reato o identificare l'autore. Il raddoppio dei termini di accertamento non si applica però all'IRAP, priva di sanzioni penali. Per uno dei soci, il giudizio si è estinto avendo aderito alla pace fiscale.
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Condanna annullata per difetto di querela nel furto di energia
Un cittadino viene condannato per furto semplice di energia elettrica. La difesa ricorre in Cassazione eccependo il difetto di querela. Infatti, agli atti risulta solo una denuncia della società di distribuzione, mentre la reale persona offesa, ovvero la società di vendita dell'energia, non ha mai presentato querela. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla senza rinvio la sentenza di condanna. Il furto semplice è un reato procedibile solo a querela di parte; la sua mancanza determina l'improcedibilità dell'azione penale. Vince l'imputato, che vede cancellata la condanna.
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Raddoppio dei termini: sì per l’IVA, ma stop all’IRAP per i soci
I soci di una società a responsabilità limitata estinta hanno impugnato gli avvisi di accertamento emessi per operazioni inesistenti ai fini IVA e IRAP. La Corte di Cassazione ha stabilito che i debiti tributari della società cancellata si trasferiscono ai soci per successione. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso, la Corte ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'accertamento si applica all'IVA ma non all'IRAP, poiché le violazioni di quest'ultima imposta non costituiscono reato. Di conseguenza, l'accertamento relativo all'IRAP è stato annullato per decadenza dei termini del Fisco, mentre è stato confermato quello sull'IVA. I soci ottengono così l'annullamento parziale delle pretese fiscali.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto di reato
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una Contribuente per maggiori redditi imponibili, applicando il raddoppio dei termini di accertamento a causa di violazioni penali tributarie. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendolo tardivo perché il Fisco non aveva prodotto in giudizio la denuncia penale o i suoi estremi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per raddoppiare i tempi di verifica non serve l'effettiva presentazione o produzione della denuncia penale. È sufficiente la sussistenza oggettiva dei presupposti dell'obbligo di denuncia al momento della violazione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini: il Fisco perde se l’IRAP è fuori tempo
L'Agenzia delle Entrate ha notificato nel 2013 un avviso di accertamento per IRAP a una società di persone e per IRPEF ai suoi soci, relativo all'anno d'imposta 2006. L'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini ipotizzando un'interposizione fittizia elusiva nella vendita di un immobile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti. Ha stabilito che il raddoppio dei termini non si applica all'IRAP, poiché le violazioni di questa imposta non costituiscono reato. Di conseguenza, l'accertamento IRAP è nullo perché tardivo. Per l'IRPEF dei soci, la Corte ha chiarito che il giudice tributario deve verificare concretamente se sussistevano i presupposti per l'obbligo di denuncia penale, non bastando il semplice invio della denuncia da parte del Fisco. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: fisco batte erede
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un cittadino, in qualità di erede dei propri familiari, due avvisi di accertamento per capitali non dichiarati detenuti all'estero. Il contribuente ha contestato la tardività degli atti, sostenendo che il decesso dei familiari escludesse il reato e, di conseguenza, il raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola presenza oggettiva di fatti di rilevanza penale al momento della violazione. La morte del reo o l'archiviazione penale non cancellano questo potere del fisco, data l'autonomia tra processo tributario e penale. L'erede perde la causa e deve pagare le spese.
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Raddoppio dei termini di accertamento: valido dopo la morte
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente, in qualità di erede della sorella defunta, un avviso di accertamento per capitali non dichiarati all'estero nel 2003. L'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento a causa della rilevanza penale della violazione. Il contribuente ha contestato la decadenza del Fisco, sostenendo che la morte della sorella avesse estinto il reato e impedito la proroga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola presenza oggettiva di un obbligo di denuncia penale al momento dei fatti. La morte del reo estingue la punibilità penale, ma non cancella la violazione tributaria né il diritto del Fisco di usufruire del maggior tempo per recuperare le imposte evase.
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Raddoppio dei termini di accertamento: il Fisco batte i soci
Una società di noleggio barche impugna tre avvisi di accertamento per imposte dirette, Iva e Irap. I giudici d'appello annullano le pretese del Fisco per gli anni 2003 e 2004 ritenendole fuori tempo massimo, poiché mancava la prova di un processo penale in corso. Per il 2005, invece, confermano il recupero a tassazione di costi indeducibili per carenza di inerenza, trattandosi di un'attività di noleggio fittizia a uso personale dei soci. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici stabiliscono che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per il solo obbligo di denuncia penale di reati tributari, senza che sia necessario un procedimento penale pendente. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: il Fisco batte i soci
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento a una società in liquidazione e ai suoi soci per ricavi non dichiarati, emersi da un lodo arbitrale. I contribuenti hanno eccepito la decadenza dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento. Questo raddoppio si applica non solo alla società, ma anche ai soci di una società a ristretta base azionaria, poiché l'accertamento societario è il presupposto logico di quello sui soci. Inoltre, la Corte ha chiarito che per le imposte dirette non esiste un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo per gli accertamenti a tavolino, mentre per l'IVA il contribuente deve superare la prova di resistenza. I contribuenti hanno perso la causa.
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Cessione di ramo d’azienda: la Cassazione dà ragione al Fisco
Una società impugna l'avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate ha riqualificato un contratto di cessione di ramo d'azienda in una semplice locazione immobiliare, richiedendo maggiori imposte dirette e IVA. La Cassazione rigetta il ricorso della contribuente. I giudici confermano la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di violazioni penali tributarie, a prescindere dall'effettivo avvio dell'azione penale. Inoltre, la Corte convalida la riqualificazione dell'atto: non si è verificata una vera cessione di ramo d'azienda poiché non sono stati trasferiti dipendenti, clienti o fornitori, né è proseguita la medesima attività. L'operazione economica principale consisteva nel godimento dell'immobile, rendendo gli altri elementi del tutto accessori.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto di reato
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per gli anni dal 2001 al 2009. Per l'anno 2001, l'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento a causa di indizi di reato tributario. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo necessario l'effettivo accertamento del reato o l'allegazione della denuncia. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola sussistenza astratta dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della querela o dall'accertamento del reato in sede penale. Il giudice tributario deve solo verificare la presenza di indizi seri al momento dell'accertamento.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto di reato
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento per sanzioni tributarie emesso nei confronti di un Amministratore. Il giudice d'appello riteneva l'atto tardivo perché l'ufficio non aveva allegato l'effettiva denuncia penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola presenza di seri indizi di reato che rendono obbligatoria la denuncia, a prescindere dall'effettivo avvio del processo penale o dalla presentazione della querela. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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