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Art. 329 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 329 Codice di Procedura Penale

Rivelazione di segreti d’ufficio: Funzionario vince, atti già noti
Un Funzionario comunale è stato indagato per rivelazione di segreti d'ufficio per aver consegnato atti di indagine preliminare, coperti da segreto, al difensore di una Sindaca indagata. Il Tribunale aveva confermato una misura interdittiva. Il Funzionario ha contestato, sostenendo che la Sindaca era già a conoscenza degli atti per il suo ruolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di rivelazione di segreti d'ufficio non sussiste se la notizia è rivelata a chi ne era già a conoscenza, purché non si superi il limite della conoscenza pregressa. La Cassazione ha annullato l'ordinanza e la misura cautelare, riconoscendo la vittoria del Funzionario.
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Custodia cautelare revocata: la Cassazione respinge il ricorso PM
Il Tribunale del riesame ha revocato la custodia cautelare per un indagato, ritenendo insufficienti i gravi indizi di colpevolezza. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'uso di atti segreti non presenti nel fascicolo e l'illogicità della valutazione sulla credibilità di un testimone. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del PM inammissibile. Ha giudicato le doglianze generiche e ha affermato che il PM chiedeva una revisione dei fatti, operazione non consentita in sede di legittimità. L'indagato ha così mantenuto la revoca della misura cautelare.
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Rivelazione di segreto d’ufficio tra accusa e assoluzione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un alto ufficiale accusato del delitto di rivelazione di segreto d'ufficio. I giudici di merito avevano condannato l'imputato per aver confidato a un legale l'esistenza di verifiche preliminari su cessioni societarie e la presenza di microspie ambientali. La Suprema Corte ha smontato l'impianto accusatorio. Per il primo capo d'accusa, i giudici hanno sancito che le informazioni societarie derivavano da fonti aperte e non erano coperte da segreto, annullando la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. Per il secondo episodio, la Corte ha rilevato gravi vizi nella valutazione dei testimoni e degli indizi, annullando con rinvio la sentenza per un nuovo giudizio.
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Sospensione del procedimento disciplinare: stop per atti penali
La pubblica amministrazione ha avviato un'azione disciplinare contro un dipendente pubblico per l'uso fraudolento del cartellino marcatempo. Il lavoratore ha respinto ogni addebito. L'ente pubblico ha quindi disposto la sospensione del procedimento disciplinare in attesa di acquisire gli atti dalle indagini penali in corso. Il dipendente ha impugnato il provvedimento, sostenendo che la legge non consente pause istruttorie limitate ma solo attese fino alla sentenza definitiva penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la piena validità della decisione dell'amministrazione. Il datore di lavoro pubblico possiede la facoltà di fermare l'iter per raccogliere prove penali rilevanti.
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Corruzione d’ufficio: quando il favore tra amici non è reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Magistrato accusato di corruzione d'ufficio e rivelazione di segreti d'ufficio. L'accusa si basava sul presunto tentativo di ottenere atti riservati in cambio di un soggiorno in albergo pagato da un Imprenditore. La Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per corruzione, stabilendo che un semplice tentativo di contatto telefonico non andato a buon fine non costituisce un atto d'ufficio penalmente rilevante. Riguardo alla rivelazione di segreti d'ufficio per la diffusione di un esposto anonimo, la Corte ha invece annullato la sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello, poiché i giudici di merito non avevano adeguatamente valutato se il documento fosse già di pubblico dominio.
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Rivelazione di segreto d’ufficio: assolto chi invia atti già noti
Un Comandante della Polizia locale viene accusato di rivelazione di segreto d'ufficio per aver inviato a una giornalista, tramite email, alcuni atti di indagine. Tra questi vi erano informazioni di garanzia e inviti a presentarsi già notificati ai diretti interessati, oltre a verbali ancora riservati. La Corte di Cassazione ha stabilito che non sussiste il reato per la diffusione di atti già legalmente noti agli indagati, poiché per essi decade il vincolo di segretezza previsto dal codice di procedura penale. Per i restanti documenti ancora segreti, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, annullando la precedente condanna senza rinvio.
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Richiesta di fallimento del PM: legittima con indagini su terzi
Una società di gestione impugna la dichiarazione del proprio fallimento, contestando la legittimità della richiesta di fallimento del PM. Secondo la società, il Pubblico Ministero non poteva agire poiché aveva appreso la notizia dell'insolvenza durante un'indagine penale riguardante un'altra azienda, proprietaria degli impianti affittati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della procedura. I giudici hanno stabilito che il Pubblico Ministero può legittimamente presentare la richiesta di fallimento del PM ogni volta che apprende lo stato di crisi nell'ambito delle sue funzioni istituzionali, anche se le indagini riguardano soggetti terzi. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento della società è stata definitivamente confermata, con condanna della stessa al pagamento delle spese processuali.
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