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Art. 32 Costituzione — Anno 2023

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Altri anni per Art. 32 Costituzione

Calcio ai genitali in MMA: nessun risarcimento danni attività sportiva
Un atleta subisce un grave infortunio ai genitali a seguito di un calcio durante una sessione di sparring di Arti Marziali Miste, che porta all'asportazione di un testicolo. La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento danni attività sportiva. I giudici hanno stabilito che, negli sport a elevato contatto fisico, la violazione di una regola durante un allenamento non comporta automaticamente una responsabilità civile. Per ottenere un risarcimento, è necessario dimostrare che la violenza usata era sproporzionata e non funzionale al contesto sportivo, anche se di allenamento. La semplice violazione della regola non è sufficiente a superare il 'rischio consentito' tipico della disciplina.
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Falso Dentista con Laurea Estera: Condanna per Esercizio Abusivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un professionista che praticava l'odontoiatria senza la necessaria abilitazione italiana. L'imputato si difendeva sostenendo la validità di un percorso universitario svolto all'estero (Polonia e Ungheria), ma i giudici hanno stabilito che tale titolo è privo di valore per l'esercizio della professione in Italia. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La sentenza ribadisce che per svolgere professioni regolamentate è indispensabile il titolo riconosciuto dallo Stato, rendendo definitiva la condanna per esercizio abusivo della professione.
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Salute in carcere: quando scatta l’incompatibilità
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva ripristinato la custodia in carcere per un indagato, ignorando le sue gravi condizioni di salute. Nonostante la gravità degli indizi legati a una rapina, i giudici di legittimità hanno evidenziato che il tema della salute in carcere richiede una valutazione concreta e non astratta. Il tribunale avrebbe dovuto verificare se le strutture penitenziarie fossero realmente in grado di somministrare le cure necessarie a un soggetto che aveva subito un drastico calo ponderale, anziché limitarsi a confermare la pericolosità sociale.
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Reclamo giurisdizionale: tutela salute detenuti
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un detenuto in regime differenziato che aveva presentato un reclamo giurisdizionale per denunciare le condizioni insalubri dell'area passeggi. Il Magistrato di Sorveglianza aveva rigettato l'istanza senza udienza, ritenendo che non fosse in gioco un diritto soggettivo. La Suprema Corte ha invece stabilito che il diritto alla salute e alla permanenza all'aperto costituiscono diritti soggettivi intangibili. Di conseguenza, il giudice non può decidere de plano, ma deve attivare la procedura prevista dall'art. 35-bis Ord. Pen., garantendo il pieno contraddittorio tra le parti.
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Accreditamento sanitario e rimborso prestazioni
Una struttura sanitaria privata ha agito in giudizio per ottenere il pagamento di prestazioni assistenziali rese a pazienti in stato vegetativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accreditamento sanitario regionale è un presupposto essenziale e insostituibile per il rimborso delle spese. Senza tale provvedimento amministrativo, l'eventuale accordo contrattuale con l'azienda sanitaria locale non produce effetti vincolanti per il rimborso pubblico, data la natura concessoria del rapporto tra privati e SSN.
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Giurisdizione: risarcimento per acqua non potabile
Un utente ha citato un gestore idrico per la fornitura di acqua non potabile contenente arsenico. Il gestore ha chiesto la manleva all'ente regionale per la gestione dell'emergenza. La Cassazione ha stabilito che la Giurisdizione sulla domanda di manleva spetta al giudice ordinario, trattandosi di un riflesso della responsabilità contrattuale principale legata al rapporto di utenza.
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Sorveglianza speciale: guida all’impugnazione corretta
Un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale ha richiesto la revoca dell'obbligo di permanenza notturna per gravi motivi di salute. Il Tribunale ha rigettato l'istanza, portando la difesa a presentare ricorso in Cassazione per omessa motivazione e violazione del diritto alla salute. La Suprema Corte ha stabilito che il provvedimento non è direttamente ricorribile per cassazione, ma deve essere impugnato tramite appello. In virtù del principio di conservazione degli atti, il ricorso è stato convertito in appello e trasmesso alla Corte competente per garantire il doppio grado di giudizio di merito.
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Responsabilità civile magistrati e danni non patrimoniali
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità civile magistrati in relazione al risarcimento dei danni non patrimoniali. Un cittadino aveva agito contro un magistrato per danni subiti a causa di provvedimenti giudiziari, ma la domanda era stata respinta poiché la normativa allora vigente limitava il risarcimento ai soli casi di privazione della libertà personale. La Suprema Corte, recependo la storica sentenza n. 205/2022 della Corte Costituzionale, ha ribaltato l'orientamento precedente. È stato stabilito che negare il risarcimento per la lesione di altri diritti inviolabili, come la salute o la vita privata, è irragionevole e incostituzionale. La causa è stata quindi rinviata per una nuova valutazione del danno.
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Incompatibilità carceraria e diritto alla salute
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di omicidio aggravato, respingendo il ricorso basato sulla presunta incompatibilità carceraria per motivi di salute. I giudici hanno stabilito che la presenza di strutture sanitarie adeguate all'interno del circuito penitenziario, come i centri SAI, garantisce il diritto alla salute del detenuto. La decisione evidenzia inoltre che la gravità del reato e l'assenza di una revisione critica della propria condotta rendono necessarie le massime esigenze cautelari.
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Regime 41-bis: no alla borsa frigo rigida in cella
La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento che autorizzava un detenuto in Regime 41-bis all'utilizzo di una borsa frigo rigida per la conservazione dei cibi. La Suprema Corte ha chiarito che l'organizzazione interna del carcere spetta all'amministrazione penitenziaria. Se la salubrità degli alimenti è già garantita da borse termiche e tavolette refrigeranti sostituite regolarmente, il giudice non può imporre l'uso di oggetti rigidi, potenzialmente pericolosi per la sicurezza, sostituendosi alle scelte gestionali della direzione.
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Regime penitenziario: limiti alla magistratura
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio un provvedimento che obbligava l'amministrazione carceraria ad acquistare una borsa frigo rigida per un detenuto in regime penitenziario differenziato. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene il diritto alla salute e alla sana alimentazione debba essere garantito, le modalità organizzative per la conservazione dei cibi rientrano nella discrezionalità dell'amministrazione. L'uso di borse termiche morbide con sostituzione periodica di mattonelle refrigeranti è stato considerato uno strumento idoneo a tutelare la salubrità degli alimenti senza interferire con le esigenze di sicurezza interna.
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Regime 41-bis: stop acquisto farina e lievito
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità del divieto di acquisto di farina e lievito per un detenuto sottoposto al Regime 41-bis. Nonostante un precedente accoglimento del reclamo da parte del Tribunale di Sorveglianza, la Suprema Corte ha chiarito che tali restrizioni non ledono il diritto alla salute, poiché l'amministrazione garantisce un vitto completo. Il divieto è giustificato da esigenze di sicurezza interna, data la potenziale infiammabilità delle sostanze, e non costituisce discriminazione se applicato uniformemente a tutti i ristretti del medesimo istituto.
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Regime 41-bis: legittimo il divieto di farina e lievito
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che consentiva a un detenuto in Regime 41-bis l'acquisto di farina e lievito. Il Ministero della Giustizia ha contestato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, sostenendo che il divieto fosse giustificato da ragioni di sicurezza, come la potenziale infiammabilità di tali sostanze. La Suprema Corte ha stabilito che, finché è garantita un'alimentazione sana e completa, l'amministrazione può limitare gli acquisti extra per esigenze organizzative. Non è stata ravvisata alcuna discriminazione, poiché il divieto era esteso a tutti i detenuti del medesimo istituto, confermando la discrezionalità della direzione carceraria nel regolare la vita interna.
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Demolizione manufatto abusivo: guida al condono
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione manufatto abusivo ereditato dalla ricorrente, respingendo la richiesta di sospensione basata su un'istanza di condono pendente. La Corte ha chiarito che, trattandosi di un abuso non minore situato in zona vincolata, la sanatoria prevista dalla L. 326/2003 non è applicabile. Inoltre, le doglianze relative alla situazione economica e personale sono state ritenute generiche e già oggetto di precedenti valutazioni definitive, rendendo il ricorso inammissibile.
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Differimento pena: la Cassazione tutela la salute
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava il differimento pena a un detenuto affetto da gravi patologie spinali e paralisi, costretto su una sedia a rotelle. Il Tribunale aveva rigettato l'istanza nonostante la mancata risposta dell'istituto penitenziario sulla disponibilità di cure adeguate e senza disporre una perizia medica. La Suprema Corte ha stabilito che la decisione sulla compatibilità carceraria non può essere basata su valutazioni superficiali o prive di supporto scientifico, specialmente quando è in gioco il diritto alla salute e il divieto di trattamenti inumani.
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Ordine di demolizione e tutela della salute del minore
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, respingendo il ricorso di un cittadino che invocava la tutela della salute del figlio minore affetto da gravi patologie. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione è legittimo se il diritto alla salute può essere garantito in una diversa abitazione idonea. Il provvedimento sottolinea che il lungo tempo trascorso dal giudicato (oltre 17 anni) è imputabile al ricorrente, il quale disponeva inoltre di risorse economiche sufficienti per trovare una soluzione abitativa alternativa e salubre per il proprio nucleo familiare.
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Radiazione medico: Cassazione rinvia per vizio notifica
Un medico, radiato dall'albo per aver diffuso informazioni considerate anti-scientifiche sulle vaccinazioni, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, prima di valutare il merito, ha rilevato un vizio nella notifica dell'atto al Pubblico Ministero. Di conseguenza, ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha ordinato la rinnovazione della notifica, rinviando la decisione sulla legittimità della radiazione medico.
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Amministratore di sostegno: la volontà del beneficiario
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito che aveva nominato un amministratore di sostegno esterno, ignorando la preferenza del beneficiario per la propria moglie. La Corte ha stabilito che la volontà della persona interessata è prioritaria e può essere disattesa solo per motivi gravi e ben circostanziati. L'età avanzata del familiare designato o un singolo atto di spesa, se non contestualizzato, non costituiscono ragioni sufficienti per escluderlo. La sentenza ribadisce l'obbligo fondamentale di ascoltare il beneficiario prima di ogni decisione.
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Convalida misure alternative: la Cassazione decide
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di convalida di una misura alternativa all'espulsione, lamentando vizi procedurali tra cui la violazione del diritto di difesa per mancata celebrazione dell'udienza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per la convalida misure alternative la legge prevede un procedimento 'cartolare', senza la necessaria presenza delle parti. La Corte ha stabilito che tale procedura è legittima e distinta da quella, più garantita, prevista per le misure più severe come il trattenimento in un CPR. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Indennizzo danni da vaccino: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero della Salute in un caso di indennizzo danni da vaccino. È stato stabilito che il termine di tre anni per presentare la domanda non decorre dalla semplice conoscenza del danno, ma dal momento in cui il danno diventa legalmente riconosciuto come indennizzabile, a seguito di specifici interventi della Corte Costituzionale. Di conseguenza, la richiesta dei genitori è stata considerata tempestiva.
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