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Art. 319-bis Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 319-bis Codice Penale

Dovere d’ufficio violato: condanna per corruzione e appalti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Direttore Amministrativo e di un Funzionario pubblico per corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio e turbativa d'asta. I due pubblici ufficiali avevano ricevuto tangenti da un Imprenditore per affidare illegalmente commesse e servizi alle sue società, aggirando le norme sugli appalti. La Corte ha ritenuto inammissibili i ricorsi degli imputati, stabilendo che le prove, in particolare le intercettazioni, dimostravano in modo chiaro l'esistenza di un patto corruttivo stabile. La sentenza ha quindi reso definitive le condanne, consolidando il principio che la valutazione delle prove deve essere globale e non frammentaria.
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Corruzione e appalti: quando manca la prova
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per corruzione e turbativa d'asta a carico di un ufficiale pubblico e due dirigenti d'azienda. Il caso riguardava presunti illeciti nell'assegnazione di appalti per la manutenzione di caserme militari. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice consapevolezza di un sistema illegale o la posizione di vertice non bastano a provare la corruzione se manca la prova di un contributo specifico all'accordo illecito originario.
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Carenza di interesse e spese nel ricorso penale
Un indagato per reati contro la pubblica amministrazione ha impugnato l'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari. Successivamente, il GIP ha revocato la misura, rendendo inutile la decisione della Cassazione. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità per carenza di interesse, stabilendo che non sono dovute spese processuali poiché il venir meno dell'interesse non è imputabile al ricorrente.
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