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Art. 317 Codice Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 317 Codice Penale

Concordato in appello: l’accordo blocca il ricorso
L'Imputato, condannato per il reato di concussione, ha concordato la pena in secondo grado con il Pubblico Ministero tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione di una specifica circostanza attenuante da parte dei giudici di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo stretto con il concordato in appello comporta la rinuncia a sollevare successive contestazioni sulla misura della pena o sulle attenuanti. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende per aver presentato un ricorso non consentito.
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Tentata concussione: ricorso generico e risarcimento confermato
Un ufficiale della Polizia Locale ha preteso cinquemila euro da un cittadino per evitare controlli edilizi sui lavori abusivi della figlia. A causa del rifiuto del cittadino, l'ufficiale ha disposto sopralluoghi che hanno condotto al sequestro del cantiere. In grado di appello, il reato di tentata concussione è stato dichiarato estinto per prescrizione, ma sono state confermate le condanne al risarcimento civile. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'attendibilità della vittima e l'uso delle intercettazioni ambientali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di argomentazioni specifiche contro la decisione di secondo grado. Di conseguenza, l'ex ufficiale deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende e rimborsare le spese legali sostenute dal Comune e dal cittadino.
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Tentata concussione: legittima l’interdizione della dirigente
Una Dirigente pubblica ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza di interdizione dai pubblici uffici per dodici mesi. La misura era stata disposta per i reati di falso ideologico e tentata concussione. La Dirigente aveva esercitato forti pressioni sui propri funzionari subordinati attraverso minacce di sanzioni disciplinari e il blocco delle indennità di risultato. L'obiettivo era ottenere provvedimenti favorevoli al dissequestro dell'immobile abusivo di un privato. Aveva inoltre inviato una nota falsa alla Procura dichiarando di non aver rinvenuto il diniego di una pratica edilizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Dirigente. La Suprema Corte ha confermato la gravità del quadro indiziario e la piena validità della misura cautelare.
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Induzione indebita: definitiva la condanna del tecnico comunale
Un tecnico comunale, agendo tramite un'intermediaria, ha preteso somme di denaro da una cittadina per accelerare l'istruttoria edilizia volta al cambio di destinazione d'uso di alcuni immobili. A seguito di un primo annullamento con rinvio per approfondire i poteri del funzionario e la natura del rapporto tra le parti, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità. La Corte ha riconosciuto la posizione di preminenza del dipendente pubblico, il quale ha condizionato l'iter amministrativo sfruttando l'interesse della cittadina ad avanzare rapidamente le proprie pratiche. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato infondato, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dall'ente locale costituitosi parte civile.
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Tentata concussione e sfratto: niente arresti se il fatto è falso
La vicenda riguarda un pubblico ufficiale dell'ufficio esecuzioni accusato del reato di tentata concussione ai danni del legale di un creditore procedente durante uno sfratto. L'accusa sosteneva che l'indagato avesse fatto pressioni per rallentare l'esecuzione immobiliare. Il Tribunale del Riesame ha revocato gli arresti domiciliari, rilevando che le presunte pressioni miravano in realtà a evitare una denuncia per un verbale irregolare e non a condizionare la procedura esecutiva. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della misura cautelare, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura. I giudici hanno chiarito che l'accusa non ha dimostrato l'effettiva condotta costrittiva contestata e che i giudici cautelari non possono modificare d'ufficio la ricostruzione dei fatti delineata dal pubblico ministero.
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Misure cautelari personali: stop ai domiciliari per il medico
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Direttore di un reparto ospedaliero, sottoposto a misure cautelari personali per reati di concussione, induzione indebita, corruzione e truffa. L'indagato era accusato di aver preteso sponsorizzazioni per un congresso medico da parte di aziende fornitrici dell'ospedale, abusando del proprio ruolo pubblico. La Suprema Corte ha rigettato i motivi riguardanti i reati di concussione e corruzione, confermando la gravità degli indizi. Tuttavia, ha accolto il ricorso in merito all'accusa di truffa in concorso con una collega, per carenza di motivazione sul ruolo del Direttore. Inoltre, ha annullato l'ordinanza cautelare con rinvio per un nuovo esame sulle esigenze cautelari, stabilendo che il Tribunale del Riesame deve valutare l'attualità del pericolo di reiterazione e inquinamento probatorio alla luce del sopravvenuto pensionamento del medico.
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Tentata concussione: se il controllo dei vigili diventa minaccia
Un funzionario della polizia locale, d'intesa con un consigliere comunale, ha cercato di costringere un imprenditore a rinunciare alla sua concessione per un posteggio commerciale, per cederlo ai parenti del politico. La pressione si è concretizzata in controlli amministrativi quotidiani e pretestuosi e in espliciti avvertimenti verbali. La vittima ha resistito, configurando così l'ipotesi di tentata concussione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del funzionario, confermando la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione. I giudici hanno chiarito che la concussione può realizzarsi anche tramite minacce implicite o velate, senza necessità di una violenza esplicita, qualora la vittima sia posta di fronte all'alternativa tra subire un danno ingiusto o cedere alla richiesta del pubblico ufficiale, senza ricevere alcun vantaggio personale.
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Tangente sull’appalto: condanna per induzione indebita
Un direttore dei lavori di un appalto pubblico ha indotto il direttore tecnico dell'impresa appaltatrice a consegnargli centomila euro per facilitare l'andamento dei lavori. La Corte d'appello, in sede di rinvio, ha qualificato il fatto come induzione indebita a dare o promettere utilità. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di semplice corruzione, ormai prescritta, ipotizzando un rapporto paritario tra le parti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la sussistenza dell'induzione indebita, evidenziando la posizione dominante del pubblico ufficiale e la soggezione della vittima, che aveva persino registrato i colloqui per tutelarsi. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concussione sì, induzione no: il confine dell’abuso costrittivo
Un militare della Guardia di Finanza è stato condannato per concussione per aver costretto un commerciante a pagargli 3.000 euro dopo un'ispezione, facendo leva sul suo ruolo. La Cassazione ha confermato che tale comportamento integra un chiaro 'abuso costrittivo'. Tuttavia, ha annullato la condanna per induzione indebita relativa ad altre richieste di denaro, fatte palesando difficoltà economiche personali. Secondo i giudici, una semplice richiesta di prestito, senza pressioni legate alla funzione pubblica, non costituisce reato. La pena finale per il militare è stata quindi ridotta.
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Sindaco chiede soldi: onorario o concussione del pubblico ufficiale?
Un Sindaco, accusato di aver preteso diecimila euro da un cittadino durante una vendita immobiliare, si è difeso sostenendo si trattasse di un onorario per vecchie prestazioni professionali. La Corte di Cassazione ha però confermato la misura degli arresti domiciliari per il reato di concussione del pubblico ufficiale. Secondo i giudici, la richiesta era illecita perché il Sindaco ha sfruttato il suo potere di influenzare l'esito dell'affare e i futuri permessi edilizi, costringendo di fatto il cittadino a pagare per timore di ritorsioni. Il Pubblico Ufficiale perde il ricorso e resta ai domiciliari.
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Tentata concussione: Poliziotto minaccia artigiano, Cassazione conferma
Un operatore di polizia è stato condannato per aver minacciato un artigiano di fargli una multa se non avesse ricevuto gratuitamente una finestra. L'artigiano ha resistito e denunciato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata concussione, respingendo la tesi della difesa che si trattasse di un reato più lieve (induzione indebita). Secondo i giudici, la minaccia di un danno ingiusto configura una vera e propria costrizione. L'appello del poliziotto è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e obbligandolo a risarcire la vittima e a pagare le spese.
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PM vuole peculato, non truffa: Cassazione nega l’interesse a ricorrere
Un Pubblico Ministero (PM) contesta la decisione di un giudice che aveva qualificato come truffa aggravata, e non come peculato, un sistema di pagamenti 'in nero' per visite mediche in ospedale. Il PM ricorre in Cassazione per ottenere la corretta qualificazione giuridica. La Corte Suprema, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile. Il principio sancito è che l'**interesse a ricorrere del PM** non può essere puramente teorico. Il PM deve dimostrare che la modifica del titolo di reato comporterebbe un effetto pratico e concreto sulla misura cautelare applicata all'indagato. In assenza di tale prova, l'appello viene respinto per carenza di interesse.
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Assolto ma Niente Rimborso spese legali amministratore pubblico
Un ex consigliere comunale, assolto in sede penale da gravi accuse, richiede all'ente locale il rimborso spese legali amministratore pubblico. Nonostante la piena assoluzione, il Comune nega il pagamento. La Corte di Cassazione conferma il rifiuto dell'ente. I giudici stabiliscono che l'assoluzione penale non garantisce l'automatico diritto al risarcimento. Risulta decisiva l'assenza di immedesimazione organica: le condotte contestate, pur non integrando reato, erano state poste in essere per finalità estranee ai compiti istituzionali e in potenziale conflitto con gli interessi dell'amministrazione. Il giudice civile deve compiere una valutazione autonoma dei fatti. Mancando la connessione diretta tra l'agire dell'amministratore e il fine pubblico, la domanda viene definitivamente respinta.
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Induzione indebita: vittima o complice? La Cassazione decide.
Un militare della Guardia di Finanza è stato condannato per il reato di induzione indebita dopo aver preteso somme di denaro da autisti stranieri presso un valico di frontiera per evitare sanzioni amministrative. La difesa ha impugnato la sentenza sostenendo l'inutilizzabilità delle dichiarazioni degli autisti, i quali avrebbero dovuto essere sentiti come indagati (essendo l'induzione indebita un reato che punisce anche chi paga) e non come testimoni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la veste giuridica del dichiarante va valutata al momento dell'escussione. Poiché inizialmente il fatto era qualificato come concussione, gli autisti erano persone offese. Inoltre, è stata confermata la legittimità della lettura delle dichiarazioni di un teste ucraino, divenuto irreperibile a causa dell'imprevedibile scoppio del conflitto bellico nel suo Paese.
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Tentata concussione: tra invio romano e server siciliano
Il caso riguarda un conflitto di competenza territoriale relativo al reato di tentata concussione. Alcuni dirigenti di un ente nazionale sono accusati di aver esercitato pressioni su una società di gestione aeroportuale per ottenere una subconcessione a favore di terzi, minacciando la revoca della concessione principale. L'ultimo atto del tentativo è stato individuato in una proposta di revoca inviata tramite PEC. La difesa sosteneva la competenza del Tribunale di Roma (luogo di invio), mentre l'accusa indicava il Tribunale di Agrigento (luogo di ricezione sul server). La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza spetta al giudice del luogo in cui la PEC è stata messa a disposizione del destinatario, ovvero dove si trova il server della società vittima, confermando la competenza del Tribunale di Agrigento.
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Induzione indebita: regole di valutazione della prova
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna di un pubblico ufficiale per il reato di induzione indebita. Il caso riguardava presunte pressioni esercitate su privati per ottenere utilità indebite, inizialmente qualificate come concussione. La Suprema Corte ha stabilito che, a seguito della riqualificazione del fatto in induzione indebita, i privati non sono più semplici testimoni ma concorrenti necessari nel reato. Pertanto, le loro dichiarazioni devono essere valutate con estremo rigore secondo i criteri dell'art. 192 c.p.p., richiedendo riscontri esterni che la Corte d'Appello aveva omesso di analizzare correttamente, ignorando intercettazioni che suggerivano un possibile accordo calunnioso tra i dichiaranti.
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Concussione: condanna definitiva per l’ex sindaco
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di concussione a carico di un ex sindaco, accusato di aver abusato della propria carica per costringere un imprenditore a versare somme di denaro e a eseguire lavori gratuiti presso la sua abitazione privata. La difesa sosteneva che i passaggi di denaro fossero la restituzione di un prestito personale, ma le prove raccolte, incluse registrazioni ambientali e messaggi minatori, hanno smentito tale tesi. La Corte ha stabilito che la minaccia di escludere l'imprenditore da futuri appalti pubblici costituisce una forma di pressione coercitiva tipica della concussione, rendendo irrilevante la presunta inaffidabilità della vittima.
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Minaccia i vigili per una multa: Consigliere condannato per concussione
Un Consigliere Comunale, multato per divieto di sosta, minaccia velatamente i Vigili Urbani facendo leva sul proprio ruolo. Successivamente, presenta un'interrogazione per screditarli. La Cassazione ha confermato la sua condanna per tentata concussione per abuso della qualità e per diffamazione. Secondo i giudici, per commettere il reato è sufficiente sfruttare il proprio status pubblico per intimidire, anche senza una minaccia esplicita. La condanna per abuso d'ufficio è stata invece annullata perché il reato è stato abrogato. La pena è stata ricalcolata, ma la responsabilità del Consigliere per gli altri reati è stata confermata, con obbligo di risarcire i danni ai Vigili e al Comune.
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Concussione: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso straordinario presentato da un medico anestesista condannato per concussione. Il ricorrente lamentava un presunto errore di fatto percettivo, sostenendo che la Corte non avesse correttamente interpretato una precedente sentenza che, a suo dire, non vincolava la qualificazione giuridica del fatto. La Suprema Corte ha invece confermato che la condotta dei medici, consistita nel richiedere denaro per interruzioni volontarie di gravidanza (prestazioni gratuite del SSN), integra pienamente il reato di concussione, dichiarando l'inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza.
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Concussione e liste d’attesa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la gravità indiziaria per il reato di concussione a carico di un primario ospedaliero accusato di gestire illecitamente le liste d'attesa. Il professionista richiedeva pagamenti privati per garantire l'inserimento prioritario dei pazienti negli interventi chirurgici pubblici. La Suprema Corte ha stabilito che la minaccia di ritardare cure essenziali per la salute configura una vera e propria costrizione, annullando la libertà di scelta del paziente e integrando pienamente la fattispecie di concussione anziché quella meno grave di induzione indebita.
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