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Art. 306 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 306 Codice di Procedura Civile

Provvigione mediatore: no con preliminare di preliminare
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31431/2023, ha stabilito un principio fondamentale in tema di provvigione del mediatore immobiliare. Il caso riguardava la richiesta di una provvigione da parte di una società di mediazione a seguito della firma di un accordo, qualificato come 'preliminare di preliminare', tra le parti di una compravendita immobiliare. La Corte d'Appello aveva dato ragione al mediatore, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha chiarito che un 'preliminare di preliminare' non costituisce 'affare concluso' ai sensi dell'art. 1755 c.c., in quanto genera solo un obbligo a continuare le trattative e non un vincolo giuridico che consenta di agire per l'esecuzione specifica del contratto. Pertanto, il diritto alla provvigione del mediatore sorge solo con la stipula di un contratto preliminare vero e proprio o del definitivo.
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Contratto preliminare: obblighi anche senza definitivo
Una proprietaria di un immobile non esegue i lavori di adeguamento promessi in un contratto preliminare per una locazione commerciale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31326/2023, ha rigettato il suo ricorso, confermando che l'obbligo di eseguire i lavori derivava direttamente dal contratto preliminare stesso, a prescindere dalla successiva stipula del contratto definitivo. La decisione chiarisce come il preliminare possa contenere obbligazioni autonome e immediatamente esigibili.
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Appello inammissibile: quando non si può impugnare
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello, dichiarando l'appello inammissibile in origine. Il caso riguardava un complesso iter processuale di opposizione all'esecuzione, in cui i creditori avevano erroneamente appellato un'ordinanza del giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha chiarito che tale ordinanza non è appellabile, e il rimedio corretto sarebbe stato l'introduzione del giudizio di merito o l'opposizione agli atti esecutivi, a seconda delle circostanze. Di conseguenza, l'intero giudizio d'appello è stato invalidato.
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Rinuncia alla domanda: quando si può riproporre l’azione
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra la rinuncia alla domanda e la rinuncia all'azione. Nel caso esaminato, una banca aveva rinunciato a una domanda riconvenzionale in un primo giudizio, conclusosi con una declaratoria di cessazione della materia del contendere. Successivamente, la banca ha agito nuovamente per lo stesso credito tramite un decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda è un atto puramente processuale che non impedisce di riproporre la stessa pretesa in un nuovo giudizio, in quanto non incide sul diritto sostanziale e non forma giudicato sul merito.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Un contribuente, dopo aver aderito a una definizione agevolata (c.d. Rottamazione), ha presentato una rinuncia al ricorso pendente in Cassazione contro avvisi di accertamento. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che le spese legali debbano essere sostenute da ciascuna parte e chiarendo che, in caso di estinzione, non si applica la sanzione del c.d. doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione senza spese
In una causa ereditaria, gli appellanti hanno presentato rinuncia al ricorso in Cassazione. La controparte ha aderito. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza condanna alle spese, spiegando che l'adesione alla rinuncia è determinante per la decisione sui costi.
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Silenzio-rifiuto: istanza di rimborso fiscale generica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30238/2023, ha stabilito che un'istanza di rimborso fiscale priva della quantificazione degli importi e degli estremi di versamento è inidonea a formare il silenzio-rifiuto. Di conseguenza, l'eventuale azione legale del contribuente è inammissibile. Il caso riguardava la richiesta di rimborso IRPEF di un pensionato, ma la Corte, pur dichiarando la cessazione della materia del contendere per rinuncia, ha chiarito questo importante principio procedurale decidendo sulle spese secondo la soccombenza virtuale.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso. A seguito della rinuncia presentata da un Comune e accettata dalle controparti, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione sottolinea che, in questi casi, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato e che le spese legali possono essere compensate tra le parti, come avvenuto nel caso di specie tramite un accordo transattivo.
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Autosufficienza del ricorso: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune relativo alla determinazione dell'indennità di esproprio. Il motivo risiede nella violazione del principio di autosufficienza del ricorso, poiché l'ente locale non ha fornito la documentazione essenziale (la delibera di acquisizione) per permettere alla Corte di valutare la fondatezza delle sue censure, in particolare riguardo al corretto indice di edificabilità da applicare.
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Diploma magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
La Cassazione ha respinto il ricorso di una docente con diploma magistrale che chiedeva l'inserimento nelle GAE. La Corte ha confermato che il solo possesso del titolo, conseguito entro il 2001/2002, non è sufficiente per accedere alle graduatorie ad esaurimento, chiuse a nuovi inserimenti dalla legge 296/2006, allineandosi ai principi del Consiglio di Stato.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda manifatturiera, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori. La Corte ha stabilito che i criteri di scelta CIGS devono essere specifici e verificabili, non generici o basati su decisioni discrezionali del datore di lavoro. La mancanza di trasparenza nei criteri rende la collocazione in Cassa Integrazione illegittima e obbliga l'azienda al risarcimento del danno.
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