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Art. 30 Codice Penale — Sezione Sezioni Unite Civile

Altri anni per Art. 30 Codice Penale

Risarcimento danni da Xylella: spetta al giudice amministrativo
I proprietari di un oliveto citano la Regione e i Ministeri competenti dinanzi al Tribunale civile per ottenere il risarcimento danni da Xylella. Gli agricoltori lamentano la distruzione di ventitré alberi secolari a causa dell'asserita inerzia e dei ritardi nell'adozione delle misure di contenimento dell'epidemia. L'Ente Regionale contesta il potere di decisione del giudice ordinario e propone ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione. La Suprema Corte accoglie l'eccezione dell'ente pubblico e dichiara la giurisdizione esclusiva del Giudice Amministrativo. La scelta dei tempi e delle misure fitosanitarie rientra infatti nella discrezionalità dei pubblici poteri, a fronte della quale la posizione del privato è qualificabile come mero interesse legittimo pretensivo.
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Annullamento in autotutela: niente risarcimento per dati falsi
L'Università ha disposto l'annullamento in autotutela dell'aggiudicazione di un appalto di servizi a un Imprenditore, dopo aver scoperto che quest'ultimo aveva presentato una certificazione contraffatta sui requisiti di partecipazione. L'Imprenditore ha chiesto il risarcimento dei danni per la perdita del contratto, ma i giudici amministrativi hanno respinto la domanda a causa della legittimità del provvedimento e della mancata attivazione del ricorrente per evitare il danno. L'Imprenditore ha quindi proposto ricorso dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che le contestazioni riguardavano la correttezza della decisione (limiti interni) e non il superamento dei confini della giurisdizione (limiti esterni). Di conseguenza, l'Imprenditore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Sanzione dura, risarcimento danni da sanzione disciplinare negato
Un professionista, sanzionato con la radiazione dall'albo per aver trattenuto somme di una cliente, ottiene l'annullamento con rinvio della sanzione dalla Cassazione. Tuttavia, nessuna delle parti riassume il giudizio davanti al Consiglio Nazionale Forense, determinando l'estinzione del processo. Il professionista agisce quindi davanti al TAR chiedendo il risarcimento danni da sanzione disciplinare. Sia il TAR che il Consiglio di Stato respingono la domanda: l'estinzione del giudizio di rinvio ha reso definitiva la sanzione amministrativa originaria, e il giudice amministrativo non ha giurisdizione per valutarne l'illegittimità, nemmeno in via incidentale. Le Sezioni Unite della Cassazione dichiarano inammissibile il ricorso del professionista, confermando che la decisione del Consiglio di Stato non costituisce un rifiuto di giurisdizione ma una pronuncia di merito basata sulla definitività dell'atto lesivo.
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Giurisdizione amministrativa per danni da pandemia
Un gruppo di cittadini ha citato in giudizio lo Stato e alcuni suoi rappresentanti per i danni subiti a causa della gestione della pandemia. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18540/2023, ha stabilito che la competenza a decidere su tali controversie spetta alla giurisdizione amministrativa. La Corte ha chiarito che le azioni contestate non sono meri comportamenti materiali, ma espressione del potere discrezionale della Pubblica Amministrazione nella gestione di un servizio pubblico, come quello sanitario.
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Giurisdizione distanze legali: decide il giudice ordinario
Una proprietaria terriera ha citato in giudizio una società energetica per la violazione delle distanze legali nella costruzione di un impianto eolico. Dopo che sia il Tribunale ordinario che il TAR si sono dichiarati incompetenti, la Corte di Cassazione ha risolto il conflitto. Ha stabilito che la competenza spetta al giudice ordinario, poiché la causa riguarda la violazione di un diritto soggettivo (proprietà) e non la legittimità dell'atto amministrativo di autorizzazione. La questione centrale è la corretta applicazione delle norme sulla giurisdizione per le distanze legali.
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Risarcimento danni inerzia PA: la giurisdizione
Un cittadino chiede un risarcimento danni per l'inerzia di un Comune nel demolire un presunto abuso edilizio. Le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono un doppio binario di giurisdizione: la domanda contro il Comune per il mancato esercizio del potere pubblico spetta al giudice amministrativo. Le domande contro i funzionari e il proprietario dell'immobile, invece, rientrano nella competenza del giudice ordinario.
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Giurisdizione manleva P.A.: decide il giudice amministrativo
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un Comune per danni derivanti da ritardi nei lavori. Il Comune ha a sua volta chiamato in causa Regione e Ministero, ritenendoli responsabili a causa dei loro provvedimenti. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha stabilito che la competenza a decidere sulla richiesta di indennizzo (manleva) del Comune rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo, poiché il cuore della controversia riguarda la legittimità di atti espressione di potere pubblico. La questione, quindi, verte sulla giurisdizione manleva pubblica amministrazione e non su una semplice causa di forza maggiore.
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Giurisdizione appalti pubblici: decide il giudice ordinario
La Cassazione a Sezioni Unite stabilisce la giurisdizione del giudice ordinario in una controversia su un appalto pubblico. Il caso riguarda la revoca di un'aggiudicazione e l'escussione della fideiussione, avvenute dopo l'inizio dei lavori in via d'urgenza ma prima della firma del contratto. La Corte ha chiarito che, se la controversia si fonda sulla violazione dei doveri di correttezza e buona fede (responsabilità precontrattuale) e non sulla legittimità dell'esercizio del potere amministrativo, la competenza è del giudice ordinario. La decisione sulla giurisdizione negli appalti pubblici dipende quindi dalla natura della pretesa avanzata (causa petendi).
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Principio di equivalenza negli appalti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha stabilito che l'interpretazione estensiva delle clausole di un bando di gara da parte del giudice amministrativo, applicando il principio di equivalenza anche ai requisiti di capacità tecnica, non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale. Il caso riguardava un appalto pubblico in cui una società era stata ammessa sulla base di una "fornitura di punta" ritenuta analoga, ma non identica, a quella richiesta. La Cassazione ha ritenuto che tale valutazione rientri nella normale attività interpretativa del giudice amministrativo, finalizzata a garantire la massima concorrenza (favor partecipationis), e non in una sostituzione indebita alla Pubblica Amministrazione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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