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Art. 30 Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 30 Codice Penale

Annullamento in autotutela: niente risarcimento per dati falsi
L'Università ha disposto l'annullamento in autotutela dell'aggiudicazione di un appalto di servizi a un Imprenditore, dopo aver scoperto che quest'ultimo aveva presentato una certificazione contraffatta sui requisiti di partecipazione. L'Imprenditore ha chiesto il risarcimento dei danni per la perdita del contratto, ma i giudici amministrativi hanno respinto la domanda a causa della legittimità del provvedimento e della mancata attivazione del ricorrente per evitare il danno. L'Imprenditore ha quindi proposto ricorso dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che le contestazioni riguardavano la correttezza della decisione (limiti interni) e non il superamento dei confini della giurisdizione (limiti esterni). Di conseguenza, l'Imprenditore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Sanzione dura, risarcimento danni da sanzione disciplinare negato
Un professionista, sanzionato con la radiazione dall'albo per aver trattenuto somme di una cliente, ottiene l'annullamento con rinvio della sanzione dalla Cassazione. Tuttavia, nessuna delle parti riassume il giudizio davanti al Consiglio Nazionale Forense, determinando l'estinzione del processo. Il professionista agisce quindi davanti al TAR chiedendo il risarcimento danni da sanzione disciplinare. Sia il TAR che il Consiglio di Stato respingono la domanda: l'estinzione del giudizio di rinvio ha reso definitiva la sanzione amministrativa originaria, e il giudice amministrativo non ha giurisdizione per valutarne l'illegittimità, nemmeno in via incidentale. Le Sezioni Unite della Cassazione dichiarano inammissibile il ricorso del professionista, confermando che la decisione del Consiglio di Stato non costituisce un rifiuto di giurisdizione ma una pronuncia di merito basata sulla definitività dell'atto lesivo.
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Giurisdizione amministrativa per danni da pandemia
Un gruppo di cittadini ha citato in giudizio lo Stato e alcuni suoi rappresentanti per i danni subiti a causa della gestione della pandemia. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18540/2023, ha stabilito che la competenza a decidere su tali controversie spetta alla giurisdizione amministrativa. La Corte ha chiarito che le azioni contestate non sono meri comportamenti materiali, ma espressione del potere discrezionale della Pubblica Amministrazione nella gestione di un servizio pubblico, come quello sanitario.
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