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Art. 3 Convenzione EDU — Sezione Quinta Penale

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Altri anni per Art. 3 Convenzione EDU

Colloqui 41-bis: il diritto ai legami familiari
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava i colloqui telefonici tra un detenuto in regime 41-bis e sua sorella, anch'essa sottoposta allo stesso regime. La Corte ha stabilito che il diniego non può basarsi automaticamente sul parere negativo, seppur non vincolante, della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA). Il giudice deve effettuare una valutazione autonoma, concreta e specifica, bilanciando le esigenze di sicurezza con il fondamentale diritto del detenuto a mantenere i legami familiari. Una decisione che si limita a recepire il parere della DDA senza un'analisi approfondita dei rischi specifici è viziata da 'motivazione apparente' e, pertanto, illegittima.
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Proroga 41-bis: quando è legittima? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto in regime di ergastolo ostativo contro la proroga del 41-bis. La Corte ha stabilito che la decisione del Tribunale di Sorveglianza è legittima, poiché basata non su una presunzione di pericolosità, ma su una valutazione concreta e individualizzata di elementi specifici. Tra questi, il ruolo di vertice storicamente ricoperto, la perdurante operatività del clan di appartenenza e l'analisi della condotta carceraria, che non mostrava una reale dissociazione. La sentenza ribadisce che per la proroga del 41-bis è sufficiente accertare la persistente capacità di mantenere collegamenti, anche solo potenziale.
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Soccorso in mare: doveri e responsabilità del comandante
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale del comandante di una nave di supporto per i reati di abbandono di persone incapaci e sbarco arbitrario. Il caso riguarda un'operazione di soccorso in mare in cui 101 migranti, tra cui minori e donne incinte, sono stati riportati in Libia, considerata un porto non sicuro. La Corte ha stabilito che il comandante ha agito con dolo eventuale, accettando il rischio di esporre i naufraghi a un pericolo concreto, omettendo di contattare le autorità SAR competenti e seguendo invece le indicazioni di un non meglio identificato ufficiale presente su una piattaforma petrolifera. La sentenza ribadisce i precisi doveri legali che gravano su chi effettua un soccorso in mare, inclusa la necessità di coordinarsi con i centri ufficiali e sbarcare le persone in un luogo sicuro che rispetti i diritti fondamentali.
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Contestazione in fatto: furto di energia elettrica
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di non doversi procedere per furto di energia elettrica. La Corte ha stabilito che l'aggravante della destinazione a pubblico servizio era implicitamente presente nell'accusa originale (c.d. contestazione in fatto), rendendo il reato procedibile d'ufficio anche dopo la riforma legislativa, senza necessità di una querela formale.
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Diritti detenuti 41-bis: la Cassazione su CD e riviste
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui diritti dei detenuti in regime 41-bis, analizzando una richiesta per l'acquisto di CD, lettori musicali, riviste e altri oggetti. La Corte ha rigettato sia il ricorso del Ministero della Giustizia che quello del detenuto, stabilendo un delicato equilibrio: il diritto all'ascolto della musica è riconosciuto come un gesto di normalità, ma può essere limitato da concrete esigenze organizzative e di sicurezza, che invece giustificano restrizioni su altri beni come riviste non autorizzate e thermos per prevenire comunicazioni illecite.
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Condizioni detentive: Cassazione su scarafaggi in cella
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che negava il risarcimento a un detenuto per la presenza di scarafaggi in cella. Secondo la Corte, non è sufficiente elencare gli interventi di disinfestazione effettuati dall'amministrazione penitenziaria per escludere la violazione dei diritti. È necessaria una valutazione oggettiva dell'efficacia di tali interventi e delle complessive condizioni detentive, senza poter ridurre il problema a una mera 'sensibilità soggettiva' del recluso. La questione è stata quindi rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Rescissione del giudicato: quando l’assenza è colpa
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato per bancarotta fraudolenta che chiedeva la rescissione del giudicato, sostenendo di non essere stato a conoscenza del processo. La Corte ha stabilito che la mancata conoscenza non era incolpevole, ma derivava dalla negligenza dell'imputato, il quale, pur avendo nominato un difensore di fiducia ed eletto domicilio presso il suo studio, non si è poi preoccupato di mantenere i contatti per seguire gli sviluppi del procedimento. La rinuncia al mandato da parte del primo avvocato non esonera l'imputato dal suo dovere di diligenza.
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Spazio vitale in cella: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto che lamentava la violazione dello spazio vitale in cella in due istituti penitenziari. Per il primo istituto, pur con uno spazio tra 3 e 4 mq, i giudici hanno ritenuto sufficienti i fattori compensativi. Per il secondo, hanno qualificato come 'sporadica' la detenzione con tre persone in una cella, ritenendo legittime le condizioni detentive complessive.
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Proroga 41-bis: la Cassazione chiarisce i criteri
Un detenuto in ergastolo, ex figura di spicco di un'organizzazione mafiosa, contesta la proroga del regime 41-bis. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, ritenendo legittima la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La sentenza sottolinea come, per la proroga 41-bis, siano determinanti il ruolo apicale ricoperto in passato, l'operatività attuale del clan e il persistente rischio di contatti con l'esterno, elementi che superano la presunta dissociazione del detenuto.
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Spazio minimo detenuto: la scelta del recluso conta
La Corte di Cassazione ha stabilito che un detenuto non ha diritto al risarcimento per la violazione dello spazio minimo detentivo se la riduzione dello spazio disponibile è causata da una sua scelta personale, come quella di smontare un letto a castello per avere un letto singolo separato. La Corte ha ritenuto che non si possa invocare una violazione dei diritti fondamentali se la condizione lamentata è stata creata dal soggetto stesso. La decisione finale ha quindi respinto il ricorso del detenuto.
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