LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2909 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 33 di 40

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Giudicato esterno: la Cassazione ne riafferma il valore
Il caso analizza una disputa tra una collaboratrice linguistica e un'università per differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rafforzato il principio del giudicato esterno, stabilendo che una precedente sentenza definitiva, che definisce il metodo di calcolo della retribuzione, mantiene la sua efficacia per i periodi futuri dello stesso rapporto di lavoro. La Corte ha chiarito che se la sentenza passata in giudicato ha già escluso l'applicazione di una nuova legge (ius superveniens), quest'ultima non può essere invocata per modificare i diritti già accertati.
Continua »
Giudicato esterno: la sua forza nei rapporti di durata
Una collaboratrice linguistica ha citato in giudizio un'università per ottenere differenze retributive, basandosi su una precedente sentenza a lei favorevole. L'università si è opposta invocando una nuova legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio del giudicato esterno prevale, poiché la legge in questione era già stata esaminata ed esclusa nella precedente decisione definitiva. Di conseguenza, la precedente sentenza continua a regolare il rapporto tra le parti, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato tale principio.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: obblighi del cedente
Una lavoratrice ha citato in giudizio l'ex datore di lavoro dopo una cessione di ramo d'azienda, sostenendo la violazione della buona fede nella scelta di un'azienda acquirente che in seguito ha cessato l'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'impresa cedente non ha alcun obbligo legale di verificare o garantire la futura stabilità finanziaria dell'acquirente. La validità del trasferimento non dipende dal successo a lungo termine dell'acquirente, poiché la legge prevede già specifiche tutele per i lavoratori.
Continua »
Tempo tuta: quando va pagato? La Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che il 'tempo tuta' deve essere retribuito a tutti i dipendenti sanitari obbligati a indossare la divisa sul luogo di lavoro, non solo ai turnisti. La Corte ha annullato una decisione d'appello che negava tale diritto a lavoratori non turnisti e ha chiarito l'errata applicazione del principio del giudicato in un caso simile. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
Continua »
Collaboratori sportivi: quando è lavoro subordinato
Un'associazione sportiva ha impugnato una cartella esattoriale per contributi non versati, sostenendo che i suoi istruttori fossero autonomi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la natura di lavoro subordinato. La decisione si basa su elementi come orari fissi, direttive del datore di lavoro e obbligo di comunicazione delle assenze, qualificando tali indici come prova della subordinazione. La Corte ha inoltre stabilito che una precedente sentenza favorevole, ma resa tra parti diverse, non ha valore di giudicato nel nuovo processo.
Continua »
Spese processuali inibitoria: quando vanno liquidate?
Un manager ha impugnato una sentenza in materia di lavoro. In Cassazione, il suo ricorso è stato respinto. È stato invece accolto il ricorso incidentale di una lavoratrice riguardo le spese processuali inibitoria non liquidate dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che la parte vittoriosa in un sub-procedimento ha diritto al rimborso delle spese, anche se non si è costituita nel giudizio di merito principale, affermando un importante principio di soccombenza.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione dal datore di lavoro originario (cedente) anche se ha continuato a lavorare e percepire uno stipendio dal nuovo datore (cessionario). La Corte ha chiarito che si configurano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente, ripristinato dalla sentenza, e uno 'de facto' con il cessionario. Pertanto, la retribuzione percepita non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, che si trova in mora credendi per non aver accettato la prestazione lavorativa offerta dal dipendente.
Continua »
Compensazione atecnica: TFR e stipendi non pagati
Un lavoratore, licenziato e poi reintegrato con provvedimento d'urgenza, ha chiesto il pagamento di alcune mensilità. L'azienda ha eccepito la compensazione atecnica con il TFR già versato, divenuto indebito a seguito della reintegra. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale compensazione, in quanto i rispettivi crediti e debiti derivano dall'unico rapporto di lavoro, respingendo il ricorso del lavoratore.
Continua »
Onere della prova: no differenze retributive senza prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano differenze retributive a un'azienda di servizi postali. Sebbene un precedente giudizio avesse accertato l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, la Suprema Corte ha stabilito che ciò non è sufficiente. Spetta infatti al lavoratore l'onere della prova riguardo le specifiche modalità della prestazione, come l'orario di lavoro, per poter quantificare le somme richieste. In assenza di tale prova, la domanda deve essere rigettata.
Continua »
Differenze retributive: prova e ricorso in Cassazione
Un caso di richiesta di differenze retributive per lavoro in farmacia. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi del lavoratore, confermando la decisione di merito che negava il diritto per mancanza di prova adeguata su mansioni e orari di lavoro, rendendo impossibile ogni calcolo.
Continua »
Fusione scolastica e graduatorie: la Cassazione
Un docente ricorre in Cassazione dopo aver perso la cattedra a seguito di una fusione scolastica, poi annullata per un vizio di competenza. L'amministrazione, tuttavia, aveva riconfermato la fusione, mantenendo le graduatorie unificate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'annullamento per vizi formali non comporta la cancellazione automatica di tutti gli atti conseguenti. L'amministrazione può legittimamente sanare il vizio e confermare gli effetti prodotti, come la graduatoria unica, precludendo al docente la possibilità di essere reintegrato sulla base delle vecchie liste separate.
Continua »
Incarichi dirigenziali: le regole per la selezione
Un dirigente scolastico si oppone alla sua esclusione da una selezione per un incarico amministrativo. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la netta distinzione tra i ruoli e la legittimità della scelta dell'amministrazione basata sull'esperienza specifica del candidato vincitore. La sentenza definisce i criteri di accesso ai diversi tipi di incarichi dirigenziali, sottolineando la discrezionalità della P.A. nelle procedure comparative.
Continua »
Codatorialità: la guida della Cassazione per il lavoro
Una lavoratrice, formalmente impiegata da una società di call center, ha sostenuto che il suo vero datore di lavoro fosse una grande azienda di logistica per cui lavorava esclusivamente. La Corte di Cassazione ha affermato il principio di codatorialità, secondo cui più aziende di un gruppo sono considerate un unico datore di lavoro se condividono la gestione, integrano le attività e utilizzano in modo promiscuo la prestazione del dipendente. Questo rende tutte le società solidalmente responsabili, anche in assenza di uno schema fraudolento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Eccezione di decadenza: come impugnarla in appello
Una lavoratrice, licenziata dopo una cessione di ramo d'azienda, impugnava sia il licenziamento sia la cessione stessa. La società cedente sollevava un'eccezione di decadenza per tardiva impugnazione della cessione. La Corte di Cassazione ha chiarito che, se il giudice di primo grado rigetta implicitamente tale eccezione decidendo nel merito, la parte soccombente su quel punto deve proporre appello incidentale, non potendosi limitare a riproporre la questione in appello. La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata.
Continua »
Calcolo TFR e Giudicato Esterno: il caso del lettore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ex lettore universitario per un'anticipazione sul TFR. La decisione si fonda sul principio del giudicato esterno: una precedente sentenza tra le stesse parti aveva già definito in modo vincolante i criteri per il calcolo TFR, impedendo un nuovo esame della questione.
Continua »
Impugnazione cartella di pagamento: i termini fatali
Una società, sanzionata per l'impiego di lavoratori non registrati, ha omesso di contestare la successiva cartella esattoriale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata e tempestiva impugnazione della cartella di pagamento rende la pretesa dell'ente impositore definitiva e non più contestabile, anche in presenza di vizi nell'atto sanzionatorio originario. La decisione sottolinea l'importanza cruciale di agire entro i termini perentori previsti dalla legge.
Continua »
Rapporto di lavoro in cooperativa: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che il rapporto di lavoro in cooperativa può persistere anche dopo l'esclusione del socio lavoratore. In un caso di cessione d'azienda, la società acquirente è stata condannata a versare i contributi previdenziali, poiché la cessazione del vincolo associativo non implica automaticamente la fine del rapporto di lavoro subordinato.
Continua »
Contributi previdenziali: obbligo anche post-accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di versare i contributi previdenziali persiste anche dopo una transazione tra datore di lavoro e lavoratore. A seguito di un licenziamento illegittimo, una società era stata condannata a reintegrare un dipendente. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo economico per la cessazione del rapporto. Nonostante ciò, l'ente previdenziale ha richiesto il pagamento dei contributi per il periodo tra il licenziamento e l'ordine di reintegra. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che l'obbligazione contributiva è autonoma e inderogabile rispetto agli accordi privati, poiché la sentenza di reintegra ripristina retroattivamente il rapporto di lavoro ai fini previdenziali.
Continua »
Accordo transattivo TFR: quando esclude le differenze
Un ex dipendente ha ottenuto in appello il ricalcolo del TFR per includere lo straordinario. La società ha presentato ricorso in Cassazione, eccependo l'esistenza di un precedente accordo transattivo TFR. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza e rinviando il caso alla Corte d'Appello. Il motivo è che i giudici di merito non avevano esaminato l'accordo, che avrebbe potuto aver già risolto la controversia, precludendo ulteriori richieste da parte del lavoratore.
Continua »
Demansionamento e risarcimento: la prova presuntiva
Una dipendente pubblica, reintegrata dopo un'assoluzione penale, viene assegnata a mansioni inferiori (demansionamento). La Cassazione ha confermato la condanna dell'ente pubblico al risarcimento del danno professionale e di immagine, ritenendo sufficiente la prova presuntiva basata sulla differenza tra le vecchie e le nuove mansioni e sulla durata del demansionamento stesso.
Continua »