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Art. 2903 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 2903 Codice Civile

Azione revocatoria sul fondo: il creditore tardivo resta escluso
Una coppia di coniugi ha costituito un fondo patrimoniale sui propri beni immobili. Un primo creditore ha promosso tempestivamente una azione revocatoria per tutelare il proprio credito. In seguito, un istituto bancario è intervenuto nel processo per tutelare un credito autonomo verso uno dei coniugi, omettendo però di notificare l'atto a entrambi i debitori entro il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società creditrice cessionaria della banca. I giudici hanno chiarito che l'iniziativa del primo creditore non interrompe la prescrizione a beneficio dei creditori che intervengono successivamente per crediti distinti, dichiarando definitivamente prescritto il diritto della banca.
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Azione revocatoria ordinaria e fallimento del debitore
La curatela fallimentare di una società creditrice avvia un'azione revocatoria ordinaria contro un'impresa debitrice e la terza acquirente, contestando la compravendita di immobili. Durante la causa, anche la società debitrice fallisce. La curatela di quest'ultima subentra nel processo per recuperare i beni a favore di tutti i propri creditori. I giudici di merito dichiarano improcedibile l'originaria domanda della prima curatela e accolgono quella della curatela subentrata, compensando però le spese legali. La Corte di Cassazione conferma che il fallimento sopravvenuto della debitrice e il subentro del suo curatore rendono improcedibile l'iniziativa del singolo creditore, il quale deve insinuarsi al passivo per equivalente. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie il ricorso sulle spese, imponendo al giudice di rinvio di verificare se la prima curatela abbia diritto al rimborso delle spese legali verso la terza acquirente.
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Azione revocatoria in amministrazione straordinaria: vince la procedura
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore che contestava l'efficacia di un'azione revocatoria in amministrazione straordinaria. Il Lavoratore aveva ricevuto un pagamento da un'Azienda in crisi, poi sottoposta ad amministrazione straordinaria, che aveva chiesto la restituzione della somma. Il Lavoratore sosteneva l'incompatibilità con il diritto europeo sugli aiuti di Stato, la prescrizione dell'azione e la mancanza di legittimazione attiva dell'Azienda. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità dell'azione revocatoria in amministrazione straordinaria e ribadendo che la prescrizione decorre dalla nomina del commissario. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Revocatoria penale: nulla la vendita della casa dopo il reato
Un uomo condannato per omicidio ha venduto al figlio la propria quota immobiliare appena sette giorni dopo la richiesta di sequestro conservativo. I familiari della vittima, costituiti parti civili, hanno promosso con successo l'azione di revocatoria penale per rendere inefficace la compravendita e tutelare il proprio risarcimento. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la prescrizione quinquennale dell'azione a partire da una vecchia procura a vendere e negando la propria malafede. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione decorre esclusivamente dal passaggio in giudicato della condanna penale e che grava sul debitore l'onere di dimostrare la capienza patrimoniale residua. La vendita resta priva di valore verso le vittime.
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Azione revocatoria: il conto svuotato non salva le figlie
Un ex marito si è spogliato del proprio patrimonio trasferendo ingenti somme di denaro alle figlie. L'ex moglie, creditrice per l'assegno divorzile, ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficaci tali trasferimenti. Le figlie hanno eccepito la prescrizione del diritto, sostenendo che la madre conoscesse l'azzeramento dei conti già dal 2007. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso delle figlie. La Suprema Corte ha chiarito che il termine di prescrizione dell'azione revocatoria inizia a decorrere solo quando il creditore è in grado di conoscere non solo l'azzeramento del patrimonio, ma anche lo specifico atto dispositivo pregiudizievole e il suo destinatario, elemento scoperto dall'ex moglie solo nel 2016 tramite indagini penali.
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Revocatoria fallimentare: nuove regole battono vecchi debiti
Un'azienda creditrice ha impugnato la decisione che accoglieva la revocatoria fallimentare promossa dalla curatela di una società fallita. I pagamenti contestati risalivano al 2004, prima della riforma fallimentare del 2005/2006, mentre il fallimento era stato dichiarato successivamente. La Corte d'Appello aveva applicato la vecchia disciplina in virtù del principio di consecutio tra il concordato preventivo (aperto nel 2005) e il successivo fallimento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda creditrice, stabilendo che, in base alla norma transitoria dell'articolo 150 del decreto legislativo numero 5 del 2006, si applica la nuova legge alle procedure aperte dopo la sua entrata in vigore. Di conseguenza, non rileva la continuità con la precedente procedura per applicare la vecchia normativa, determinando la decadenza dell'azione intrapresa dalla curatela.
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