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Art. 2902 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 2902 Codice Civile

Azione revocatoria sul fondo: il creditore tardivo resta escluso
Una coppia di coniugi ha costituito un fondo patrimoniale sui propri beni immobili. Un primo creditore ha promosso tempestivamente una azione revocatoria per tutelare il proprio credito. In seguito, un istituto bancario è intervenuto nel processo per tutelare un credito autonomo verso uno dei coniugi, omettendo però di notificare l'atto a entrambi i debitori entro il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società creditrice cessionaria della banca. I giudici hanno chiarito che l'iniziativa del primo creditore non interrompe la prescrizione a beneficio dei creditori che intervengono successivamente per crediti distinti, dichiarando definitivamente prescritto il diritto della banca.
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Azione revocatoria: Donazione al nipote non salva il patrimonio del debitore
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di Azione revocatoria. Un Ente Garante aveva garantito un finanziamento a un Debitore. Dopo l'inadempimento del Debitore, l'Ente Garante ha dovuto pagare la banca. L'Ente Garante ha poi scoperto che il Debitore aveva donato un immobile al nipote e venduto un altro bene, riducendo la sua garanzia patrimoniale. Il nipote sosteneva che il credito dell'Ente Garante fosse sorto dopo la donazione. La Cassazione ha stabilito che il credito era sorto al momento della prestazione della garanzia (2012), quindi prima della donazione (2013). Ha confermato l'azione revocatoria, riconoscendo l'esistenza del danno (eventus damni) e la consapevolezza del danno (scientia damni) da parte del Debitore. Il ricorso del nipote è stato rigettato, con condanna alle spese e per responsabilità aggravata.
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Azione Revocatoria: Bene scompare, Erede contesta i danni
Un'Azienda creditrice aveva ottenuto una sentenza di *azione revocatoria* per recuperare un bene sottratto da un Debitore, con l'intenzione di procedere con l'esecuzione forzata anche contro l'Erede del Debitore per il risarcimento dei danni, dato che il bene era scomparso. La Corte d'Appello aveva negato all'Azienda il diritto di agire indistintamente sul patrimonio dell'Erede, anche perché quest'ultima aveva rinunciato all'eredità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale dell'Azienda per mancanza di chiarezza nella ricostruzione dei fatti. Ha invece accolto il ricorso incidentale dell'Erede, stabilendo che la Corte d'Appello aveva erroneamente omesso di esaminare le sue contestazioni sulla condanna al risarcimento dei danni. La causa tornerà in Appello per una nuova valutazione.
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Azione revocatoria donazione indiretta: la casa non si salva
Un debitore ha fornito alla figlia il denaro necessario per acquistare un immobile. I creditori hanno esercitato l'azione revocatoria donazione indiretta per far dichiarare l'atto inefficace nei propri confronti, in quanto lesivo delle garanzie del credito. La debitrice ha sostenuto che il versamento servisse a saldare un debito pregresso verso la figlia e che i creditori non avevano contestato tempestivamente tale circostanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della debitrice. I giudici hanno chiarito che il principio di non contestazione si applica solo ai fatti noti e non a vicende private e interne alla famiglia. Inoltre, il pagamento di un immobile intestato al figlio costituisce una donazione indiretta della casa e non un semplice adempimento di debito, rendendo l'atto pienamente revocabile.
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Azione revocatoria ordinaria: la vendita in famiglia è inefficace
Un istituto di credito ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro due coniugi debitori e la loro figlia, per far dichiarare inefficace la vendita di un terreno edificabile. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo che la vendita avesse sottratto garanzie al creditore. La figlia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo l'assenza di danno e di intento fraudolento, poiché l'esecuzione forzata riguardava altri beni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la vendita del terreno ha ostacolato il pignoramento complessivo, configurando il danno per il creditore. La consapevolezza del pregiudizio è stata desunta dal legame di parentela e dalla coabitazione tra venditori e acquirente. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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