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Art. 2902 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 2902 Codice Civile

Revocatoria ordinaria: limiti alla restituzione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una curatela fallimentare riguardante una Revocatoria ordinaria esercitata contro un contratto di accollo di debiti. La controversia nasceva dall'assunzione, da parte di una società poi fallita, dei debiti di un'altra azienda verso un istituto di factoring. Nonostante l'accollo fosse stato dichiarato inefficace, la Corte ha stabilito che la restituzione delle somme pagate non è automatica. Poiché i pagamenti eseguiti dopo la revoca dell'accollo si configurano come adempimenti del terzo, il fallimento avrebbe dovuto richiedere specificamente la revoca dei singoli pagamenti e non solo dell'accordo quadro di accollo.
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Azione revocatoria: quando la vendita è inefficace
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una compravendita immobiliare soggetta ad azione revocatoria, rigettando la tesi dell'esenzione per pagamento di debiti scaduti. I giudici hanno stabilito che tale esenzione non opera se solo una parte del prezzo è destinata all'estinzione di debiti pregressi. Inoltre, è stato chiarito che il subentro del curatore fallimentare nell'azione avviata da un singolo creditore estende automaticamente gli effetti del provvedimento a tutta la massa dei creditori, garantendo la tutela collettiva tipica delle procedure concorsuali.
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Legittimazione ad agire: quando decade il diritto?
Una società fallita, creditrice di un'immobiliare, aveva avviato un'azione revocatoria per annullare la vendita di alcuni beni. Nel frattempo, la società debitrice ha ottenuto l'omologa di un concordato preventivo. La Cassazione ha respinto il ricorso della società fallita, dichiarando la sua carenza di legittimazione ad agire, poiché il suo credito, fondato su un decreto ingiuntivo, era stato nel frattempo revocato con sentenza passata in giudicato, facendole perdere lo status di creditore.
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Revocatoria scissione societaria: è ammissibile?
La Corte di Cassazione conferma un orientamento consolidato: l'azione revocatoria ordinaria è un rimedio ammissibile contro un atto di scissione societaria. Nel caso di specie, il fallimento di una società ha agito per rendere inefficace il trasferimento di un immobile a una società beneficiaria tramite scissione. La Corte ha rigettato il ricorso della beneficiaria, chiarendo che la revocatoria della scissione societaria non invalida l'operazione ma rende il bene trasferito aggredibile dai creditori della società scissa, integrandolo nella massa fallimentare. La richiesta di restituzione del bene è quindi finalizzata a questa funzione esecutiva.
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Contratto a favore di terzo: è revocabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a favore di terzo, con cui un debitore fa trasferire un immobile da un venditore direttamente a un beneficiario (ad esempio, un figlio) senza che il bene entri nel proprio patrimonio, costituisce una donazione indiretta. Tale atto è considerato un impoverimento per il debitore, in quanto rinuncia a un arricchimento patrimoniale. Di conseguenza, i creditori possono agire con l'azione revocatoria per rendere inefficace tale trasferimento e soddisfare le proprie pretese, essendo sufficiente la consapevolezza del danno da parte del solo debitore-disponente.
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Revocatoria ordinaria: la prova richiesta al curatore
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha annullato una decisione di merito che aveva accolto un'azione di revocatoria ordinaria promossa da un curatore fallimentare. La Corte ha chiarito che, per provare il danno ai creditori (eventus damni), non è sufficiente dimostrare l'esistenza di debiti al momento dell'atto, ma è necessario provare che tali crediti siano stati ammessi al passivo fallimentare. Inoltre, ha ribadito che l'elemento soggettivo richiesto all'acquirente non è la conoscenza dello stato di insolvenza, ma la specifica consapevolezza del pregiudizio arrecato alle ragioni dei creditori (scientia damni).
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