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Art. 283 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 283 Codice di Procedura Penale

Misure cautelari: dal divieto di dimora alla custodia in carcere
Un Indagato, coinvolto in un traffico di cocaina, era inizialmente sottoposto a divieto di dimora a Roma. Il Tribunale del Riesame ha aggravato questa misura, disponendo la custodia cautelare in carcere, motivando con l'elevata propensione dell'Indagato a delinquere e la rete di contatti familiari. L'Indagato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contestando l'adeguatezza delle misure cautelari. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dell'adeguatezza delle misure cautelari spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, salvo vizi logici evidenti. L'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Derubricazione del reato e misura cautelare: resta il pericolo
L'Imputato ha richiesto la revoca o modifica dell'obbligo di dimora sostenendo che la derubricazione del reato e misura cautelare da tentato omicidio a lesioni personali avesse ridotto la gravità del fatto. La difesa ha anche invocato il tempo trascorso, presunte confessioni e risarcimenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura. I giudici hanno chiarito che la gravità concreta della condotta violenta rimane inalterata pur cambiando il titolo del reato. Il pericolo di reiterazione rimane concreto per la presenza di precedenti penali e per la personalità del soggetto, mentre il solo decorso del tempo non azzera la pericolosità. L'Imputato perde la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Pericolo di reiterazione del reato e blocco del ricorso
Un imprenditore del settore trasporti è indagato per corruzione continuata dopo aver pagato un pubblico ufficiale al fine di agevolare i controlli sulla propria flotta di autobus presso lo snodo portuale. Il giudice impone le misure dell'obbligo di dimora e del divieto di espatrio con ritiro del passaporto. L'indagato propone ricorso contestando l'assenza del pericolo di fuga. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La misura cautelare non si fondava sul pericolo di fuga, ma esclusivamente sul pericolo di reiterazione del reato. Questo rischio è stato provato dalla serialità dei pagamenti illeciti e dai precedenti penali dell'imprenditore. L'indagato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Obbligo di dimora: il giudice può imporre limiti notturni
Il Pubblico Ministero richiedeva l'applicazione della misura cautelare dell'obbligo di dimora nei confronti di un indagato. Il Giudice per le indagini preliminari disponeva la misura aggiungendo d'ufficio il divieto di uscire di casa dalle 20:00 alle 06:00. Il Tribunale del Riesame annullava tale prescrizione notturna. Il Tribunale riteneva infatti che il giudice avesse violato il principio della domanda cautelare imponendo un vincolo non richiesto dall'accusa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici di legittimità hanno chiarito che il divieto di allontanamento notturno costituisce una prescrizione accessoria facoltativa. Il giudice può applicarla autonomamente d'ufficio senza trasformare l'obbligo di dimora in arresti domiciliari. La prescrizione notturna riprende quindi piena efficacia verso l'indagato.
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Misura cautelare per furto: confermato il divieto
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione del divieto di dimora provinciale nei confronti di un uomo indagato per la sottrazione di un motoveicolo. Il Giudice per le Indagini Preliminari aveva inizialmente respinto la richiesta della pubblica accusa. Successivamente, il Tribunale dell'Appello Cautelare ha ribaltato la decisione, ravvisando gravi elementi a carico dell'indagato: la coincidenza delle celle telefoniche, i filmati di videosorveglianza, il possesso di un casco identico a quello del complice e il rinvenimento di attrezzi da scasso. L'indagato ha impugnato il provvedimento lamentando una valutazione erronea degli indizi e il tempo trascorso dal fatto. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo pienamente motivata e logica la misura cautelare per furto applicata dai giudici di merito per prevenire la reiterazione criminosa.
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Divieto di dimora e turbativa d’asta: la decisione
Il Presidente della Cooperativa ha proposto ricorso in Cassazione contro la misura cautelare del divieto di dimora e turbativa d'asta a suo carico. L'indagato era accusato di associazione per delinquere e turbata libertà degli incanti per condizionare gli appalti comunali di manutenzione. La difesa ha eccepito l'inutilizzabilità delle intercettazioni da captatore informatico e ha chiesto l'applicazione di mere misure interdittive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la difesa non ha provato la decisività delle intercettazioni viziate rispetto al totale delle prove. Inoltre, la misura del divieto di dimora e turbativa d'asta risulta adeguata poiché l'indagato, pur dimesso dalla carica formale, manteneva il rapporto lavorativo ed era in grado di condizionare l'ente.
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Obbligo di Dimora vs. Diritto di Partecipazione al Processo: La Cassazione Annulla
Un Lavoratore, condannato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate, ha presentato ricorso perché la Corte d'Appello aveva celebrato il processo in sua assenza. Il Lavoratore era sottoposto all'obbligo di dimora in un comune diverso da quello del tribunale, una misura cautelare che gli impediva di partecipare. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di dimora costituisce un legittimo impedimento a comparire. Il giudice deve sempre garantire il diritto di partecipazione al processo dell'imputato, anche d'ufficio, se è a conoscenza di una limitazione della libertà personale. La sentenza di appello è stata annullata e il caso rinviato per un nuovo giudizio, per assicurare la corretta partecipazione del Lavoratore.
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Spaccio e Adeguatezza Misura Cautelare: Cassazione Conferma Carcere
Un Lavoratore, coinvolto in un sodalizio dedito allo spaccio di cocaina, aveva inizialmente ricevuto un divieto di dimora. Successivamente, il Tribunale ha aggravato la misura, disponendo la custodia cautelare in carcere. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'adeguatezza della misura cautelare e sostenendo che il divieto di dimora fosse sufficiente per un'attività di spaccio "di quartiere". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la valutazione sull'adeguatezza della misura cautelare spetta ai giudici di merito, ritenendo la motivazione del Tribunale corretta e logica, data la "elevatissima propensione specifica all'illecito" del Lavoratore e l'inefficacia di misure meno restrittive.
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Pericolo di reiterazione del reato: stop alla misura cautelare
Un dirigente d'azienda era indagato per presunta corruzione e turbativa d'asta relative a una gara d'appalto pubblica. Il Tribunale aveva disposto l'obbligo di dimora ritenendo sussistente il pericolo di reiterazione del reato. La difesa ha impugnato la decisione, evidenziando che la società aveva già sospeso il manager dalle mansioni lavorative e che le condotte contestate risalivano a oltre un anno prima. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso difensivo e ha annullato senza rinvio l'ordinanza cautelare. I giudici hanno chiarito che la sospensione dal lavoro e il decorso del tempo escludono l'attualità e la concretezza delle esigenze cautelari. Il pericolo non può basarsi su semplici congetture astratte.
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Obbligo di dimora: ricorso respinto e sanzione economica
Il Tribunale del Riesame ha ripristinato a carico dell'indagato la misura cautelare dell'obbligo di dimora. La difesa ha impugnato il provvedimento dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che il Tribunale avesse giustificato la restrizione con il pericolo di fuga, requisito assente nell'ordinanza originaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che il Tribunale del Riesame ha fondato la propria decisione sul pericolo di reiterazione del reato e non sul rischio di fuga. L'imputato non ha contestato questa specifica motivazione nel proprio atto di ricorso. La Cassazione ha confermato l'obbligo di dimora e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Fuga a 180 km/h: scatta la resistenza a pubblico ufficiale
Un automobilista forza un posto di blocco autostradale e fugge a 180 km/h per oltre 45 minuti, mettendo in pericolo le forze dell'ordine e gli altri utenti della strada. Il Tribunale applica nei suoi confronti la misura dell'obbligo di dimora con rientro notturno per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'indagato ricorre in Cassazione sostenendo l'assenza di esigenze cautelari attuali, avendo mantenuto una condotta corretta nei mesi successivi al fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: la gravità della fuga e i numerosi precedenti penali confermano una spiccata pericolosità sociale e il concreto rischio di reiterazione.
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Sopravvenuta carenza di interesse ed esonero dalle spese legali
L'Indagato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per presunti reati di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina e falso documentale, ha impugnato il diniego di revoca della misura cautelare. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice competente ha revocato gli arresti domiciliari, sostituendoli con il meno afflittivo obbligo di dimora. La difesa ha quindi presentato rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno chiarito che il venir meno dell'interesse concreto prevale sulla rinuncia formale all'impugnazione. Questa qualificazione risulta più favorevole per l'interessato, poiché impedisce la condanna al pagamento delle spese processuali e delle sanzioni pecuniarie previste ordinariamente per la rinuncia.
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Reati e social: confermata la misura dell’obbligo di dimora
Due indagati, accusati di associazione per delinquere ed estorsione nate da violenti contrasti tra gruppi familiari rivali, hanno subito l'applicazione della misura dell'obbligo di dimora disposta dal Tribunale del Riesame. I giudici hanno accertato la presenza di gravi indizi di colpevolezza attraverso denunce, testimonianze, messaggi e video trasmessi in diretta sui social network. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'ingiustizia della misura e richiamando un esito favorevole ottenuto da altri soggetti in procedimenti analoghi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che la valutazione degli indizi spetta esclusivamente ai giudici di merito. La Cassazione ha quindi confermato la misura dell'obbligo di dimora e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Obbligo di dimora per rapina: giovane incensurato resta vincolato
Un giovane indagato, colto in flagranza per rapina aggravata in concorso, ha impugnato l'ordinanza che imponeva la misura cautelare dell'obbligo di dimora con divieto di uscita notturna. La difesa ha sostenuto che l'incensuratezza, il lavoro stabile e il percorso personale escludessero la pericolosità sociale, evidenziando anche la libertà degli altri complici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e confermato la restrizione. I giudici hanno chiarito che l'assenza di precedenti penali non impedisce la limitazione della libertà quando l'azione criminosa mostra perdita di controllo e mancanza di consapevolezza. La misura notturna tutela le esigenze di prevenzione e salvaguarda al contempo l'attività lavorativa diurna del giovane.
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Associazione per traffico di stupefacenti: basta fare il palo
I giudici hanno applicato la misura del divieto di dimora a un indagato accusato del delitto di associazione per traffico di stupefacenti. L'indagato ha contestato l'ordinanza sostenendo che le telecamere avevano registrato solo condotte isolate di breve durata. La difesa ha inoltre evidenziato l'assenza di prove su specifiche cessioni di droga a suo carico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che svolgere stabilmente il ruolo di vedetta, contare e consegnare il denaro ai complici e frequentare i locali operativi del gruppo dimostrano la piena partecipazione al sodalizio. Il reato associativo sussiste anche se il legame dura per un tempo limitato o se mancano contestazioni sui singoli reati-fine.
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Spaccio locale e divieto di dimora: i limiti del giudice
Un indagato subiva l'accusa di aver ceduto modeste quantità di droga all'interno del solo comune di Trieste. Il Tribunale, accogliendo il ricorso del Pubblico Ministero, sostituiva l'obbligo di firma con il divieto di dimora esteso all'intero territorio regionale del Friuli Venezia-Giulia. La difesa impugnava il provvedimento per violazione del principio di proporzionalità e adeguatezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'estensione regionale della misura richiede una prova specifica e una motivazione concreta su una reale rete criminale sovra-comunale, che nel caso di specie risultava del tutto assente.
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Revoca della misura cautelare: tempo silente e nuovo incarico
Un amministratore locale, sottoposto al divieto di dimora nel proprio Comune per plurimi reati, ottiene dal giudice per le indagini preliminari la revoca della misura cautelare. Il provvedimento favorevole si fondava sul trascorrere del tempo dai fatti e sull'assenza di nuove violazioni. Il Tribunale del riesame, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, ripristina la misura restrittiva. L'indagato propone ricorso per cassazione, sostenendo che il decorso temporale dimostri la mancanza di pericolo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: il semplice tempo trascorso dai fatti rileva solo all'atto della prima imposizione, mentre per la revoca conta unicamente il periodo di effettiva esecuzione della restrizione quale fatto sopravvenuto. Inoltre, la rielezione dell'amministratore a una nuova carica pubblica mantiene attuale il rischio di reiterazione.
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Scelta della misura cautelare: tra carcere e obbligo di dimora
La Procura ha contestato a diversi soggetti plurimi furti pluriaggravati notturni ai danni di aziende di abbigliamento e cantine vinicole di pregio. Il Pubblico Ministero ha richiesto la custodia in carcere per tutti gli indagati, evidenziando la loro professionalità criminale e la gravità del danno patrimoniale causato. I giudici di merito hanno invece disposto la misura meno afflittiva dell'obbligo di dimora con divieto di uscita notturna per gli imputati privi di precedenti ostativi o stabilmente inseriti nel contesto lavorativo. La Procura ha proposto ricorso denunciando l'eccessiva mitezza della restrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso statuendo che la scelta della misura cautelare deve basarsi sulla concreta idoneità a neutralizzare il pericolo, valorizzando anche la corretta condotta successiva all'imposizione delle prime prescrizioni e l'effettivo rispetto dei limiti orari.
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File vuoti e inefficacia della misura cautelare: la decisione
Il Giudice per le indagini preliminari applicava l'obbligo di dimora a un indagato per reati tributari e intestazione fittizia. La difesa proponeva istanza di riesame. Il Pubblico Ministero trasmetteva l'ordinanza cartacea e due supporti digitali contenenti gli atti d'indagine. La cancelleria del Tribunale del riesame riscontrava che i supporti digitali risultavano privi di contenuti e dichiarava la perdita di efficacia del provvedimento restrittivo. La Procura ricorreva per Cassazione lamentando un mero disguido tecnico sanabile. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno chiarito che l'inefficacia della misura cautelare scatta solo in caso di totale e omessa trasmissione del fascicolo, non per una trasmissione difettosa o incompleta. Il tribunale doveva disporre il recupero dei documenti.
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Pericolo di reiterazione del reato tra furti e perizia tecnica
Il Tribunale del Riesame ha imposto la misura dell'obbligo di dimora a un indagato per due furti aggravati di veicoli commerciali. La difesa ha impugnato il provvedimento sostenendo l'assenza di concretezza e attualità nelle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato sussiste anche senza l'imminenza temporale di una specifica occasione per delinquere. La professionalità dimostrata dall'indagato nella manomissione informatica delle centraline elettroniche, unita alla rapidità nella sottrazione dei mezzi e ai precedenti penali, comprova la reale probabilità di nuove condotte criminose.
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