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Art. 279 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 279 Codice di Procedura Penale

Custodia cautelare in carcere: le nuove prove restano valide
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un'indagata accusata di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che le intercettazioni mostrassero contatti occasionali, e l'inutilizzabilità di una nota d'indagine prodotta dal Pubblico Ministero solo durante l'udienza di riesame. I giudici hanno stabilito che i documenti raccolti dalla polizia giudiziaria dopo l'emissione della misura sono pienamente utilizzabili, purché depositati garantendo il contraddittorio. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di riesaminare il merito delle prove in sede di legittimità. La permanenza dei contatti con il vertice del sodalizio ha confermato l'attualità delle esigenze cautelari e la necessità del carcere.
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Ricusazione del giudice: negare la libertà non significa essere parziali
Un'imputata chiedeva la ricusazione del giudice dell'udienza preliminare, sostenendo che avesse anticipato un giudizio di colpevolezza nel negarle la sostituzione della custodia cautelare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'esercizio del potere cautelare (le decisioni 'de libertate') rientra nelle normali funzioni del giudice e non è di per sé motivo di ricusazione. Tale attività costituisce una 'competenza accessoria' e non implica automaticamente un pregiudizio sul merito del processo. La ricusazione del giudice è ammissibile solo se l'anticipazione del giudizio è indebita e non giustificata dalle necessità procedurali. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sequestro probatorio smartphone: valido anche se non sei proprietario
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di alcuni indagati per spaccio di droga contro il sequestro probatorio dello smartphone di uno di loro. La difesa sosteneva che il giudice non fosse competente e che anche i co-indagati non proprietari avessero diritto di opporsi. La Corte ha confermato il diritto di impugnazione per chiunque abbia interesse a evitare l'uso di prove a proprio carico, anche se non proprietario del bene. Tuttavia, ha stabilito che il giudice che ha emesso l'ordine era competente. Il sequestro probatorio smartphone è stato quindi ritenuto legittimo perché il decreto specificava i criteri di ricerca, evitando una perquisizione indiscriminata e rispettando il principio di proporzionalità. L'appello è stato respinto.
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Trasmissione atti: la misura cautelare resta valida
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16463/2024, ha stabilito che la semplice trasmissione atti da un Pubblico Ministero a un altro ritenuto competente non comporta l'inefficacia della misura cautelare in corso. L'inefficacia, prevista dall'art. 27 c.p.p., scatta solo in caso di una formale dichiarazione di incompetenza da parte del giudice, non a seguito di un atto del PM. Di conseguenza, il ricorso degli indagati è stato rigettato, confermando la piena validità della misura detentiva.
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Effetto estensivo impugnazione e sequestro preventivo
La Corte di Cassazione chiarisce l'applicazione del principio dell'effetto estensivo dell'impugnazione in materia di misure cautelari reali. Una dichiarazione di incompetenza territoriale, ottenuta da alcuni coindagati, ha determinato l'inefficacia del sequestro preventivo anche nei confronti di un'altra indagata che non aveva proposto ricorso, poiché il giudice competente non ha rinnovato la misura entro i termini di legge. La sentenza annulla quindi l'ordinanza che aveva respinto la richiesta di revoca del sequestro.
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Competenza funzionale: annullata misura cautelare
Un individuo agli arresti domiciliari ha subito un aggravamento della misura in custodia in carcere disposto dal GIP. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento, evidenziando una violazione della competenza funzionale. Il GIP, infatti, aveva perso il potere di decidere poiché il fascicolo processuale era già stato trasmesso al giudice della fase successiva, rendendo quest'ultimo l'unica autorità competente a deliberare.
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Competenza territoriale misura cautelare: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato coinvolto in un maxi-traffico di droga. La sentenza affronta la cruciale questione della competenza territoriale per la misura cautelare, stabilendo che un'ordinanza emessa da un giudice territorialmente incompetente non è nulla, ma conserva un'efficacia provvisoria. La Corte ha inoltre ribadito i principi sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza e sulla responsabilità in concorso di persone nell'ambito di complesse operazioni criminali.
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Competenza funzionale e misura cautelare: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per traffico internazionale di stupefacenti, accusato di aver partecipato al trasporto di oltre 5 tonnellate di cocaina. La sentenza chiarisce la distinzione tra la competenza funzionale del giudice che convalida il fermo e quella del giudice che emette la misura cautelare, stabilendo che un vizio della prima non invalida automaticamente la seconda. La Corte ribadisce che il provvedimento cautelare del giudice incompetente per territorio ha un'efficacia provvisoria, che cessa solo se il giudice competente non interviene entro 20 giorni.
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Competenza cautelare: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un membro dell'equipaggio di una nave, accusato di traffico internazionale di oltre 5 tonnellate di cocaina. La sentenza affronta la cruciale distinzione tra la competenza del giudice che convalida l'arresto e la competenza cautelare del giudice del procedimento, stabilendo che l'eventuale incompetenza del primo non invalida l'ordinanza emessa dal secondo. La Corte ha confermato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari, rigettando le eccezioni procedurali della difesa.
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Competenza cautelare: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per traffico di stupefacenti. La sentenza ribadisce principi fondamentali sulla competenza cautelare, distinguendo nettamente il ruolo del giudice della convalida dell'arresto da quello del giudice competente per il procedimento. Viene inoltre chiarito che la mancata trasmissione di una videoripresa non inficia la misura se gli elementi essenziali sono contenuti in una relazione di servizio della polizia giudiziaria.
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Competenza giudice misura cautelare: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per traffico internazionale di stupefacenti. La sentenza ribadisce i principi sulla competenza del giudice per la misura cautelare, distinguendola nettamente da quella del giudice che convalida l'arresto, e chiarisce i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza operata dal Tribunale del Riesame.
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Misura cautelare e competenza del giudice
Un soggetto in custodia cautelare per traffico internazionale di stupefacenti ha impugnato l'ordinanza, sostenendo l'invalidità della misura a causa dell'incompetenza del primo giudice che ha convalidato il fermo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la competenza per la convalida del fermo è distinta e autonoma da quella per l'emissione della misura cautelare. Un vizio nella prima fase non si trasmette automaticamente alla seconda, se questa è gestita dal giudice competente. La Corte ha inoltre respinto le censure sulla gestione delle prove, ribadendo che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un nuovo giudizio di merito.
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Competenza GIP: misura cautelare e luogo dell’arresto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per traffico internazionale di stupefacenti. La sentenza affronta temi cruciali di procedura penale, tra cui la competenza GIP in caso di arresto in luogo diverso da quello di commissione del reato, l'onere di deposito degli atti da parte del PM e la valutazione dei gravi indizi per reati associativi. La Corte ribadisce che la misura emessa dal GIP del luogo dell'arresto ha efficacia provvisoria e non invalida quella successivamente confermata dal giudice competente.
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Competenza cautelare: la Cassazione fa chiarezza
La Cassazione ha esaminato un ricorso contro una misura di custodia cautelare per traffico di droga. Il ricorrente contestava la competenza cautelare del giudice, sostenendo che dovesse essere quello del luogo d'arresto. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando la netta distinzione e autonomia tra la competenza funzionale per la convalida dell'arresto e quella territoriale per l'emissione della misura cautelare. L'eventuale vizio della prima non invalida la seconda. Ha inoltre ritenuto infondate le censure sulla mancata trasmissione di prove e sulla sussistenza degli indizi.
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Competenza cautelare: la Cassazione fa chiarezza
La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la competenza cautelare. L'imputato, arrestato per traffico internazionale di stupefacenti, contestava la misura di custodia cautelare sostenendo l'incompetenza del giudice che l'aveva emessa. La Corte ha ribadito il principio secondo cui una misura cautelare disposta dal GIP del luogo dell'arresto, anche se territorialmente incompetente per il caso di merito, possiede validità provvisoria. Anche le altre censure, relative alla mancata allegazione di prove e alla carenza di indizi, sono state respinte perché infondate o generiche.
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Incompatibilità del giudice: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un'ordinanza della Corte d'Appello che negava l'incompatibilità del giudice. Il caso verteva su un giudice dell'udienza preliminare che aveva rinnovato una misura cautelare. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione della corte territoriale carente, poiché non chiariva in quale veste (Giudice per le indagini preliminari o Giudice dell'udienza preliminare) il magistrato avesse agito, un elemento decisivo per stabilire la sussistenza della causa di incompatibilità del giudice.
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Incompatibilità del giudice: no per le misure cautelari
La Corte di Cassazione ha stabilito che non sussiste l'incompatibilità del giudice che, dopo aver emesso un'ordinanza di custodia cautelare, si pronuncia su una successiva istanza di modifica della stessa. La Corte ha chiarito che le decisioni cautelari non costituiscono un giudizio di merito tale da pregiudicare l'imparzialità del magistrato, distinguendole nettamente dalle valutazioni sulla responsabilità penale dell'imputato. Il ricorso è stato quindi respinto.
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