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Art. 279 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 279 Codice di Procedura Penale

Convalida del sequestro preventivo: giudice competente
La polizia giudiziaria arrestava un soggetto per detenzione illecita di stupefacenti e sequestrava d'urgenza una somma di denaro ritenuta profitto del reato. Il Pubblico Ministero instaurava il rito direttissimo dinanzi al Tribunale, chiedendo la convalida dell'arresto e la convalida del sequestro preventivo. Il Tribunale convalidava l'arresto, ma dichiarava il 'non luogo a provvedere' sulla misura cautelare reale, ritenendo competente il Giudice per le indagini preliminari. Il Pubblico Ministero ricorreva in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, una volta esercitata l'azione penale con la presentazione dell'imputato a giudizio, la competenza per la convalida del sequestro preventivo spetta esclusivamente al giudice del dibattimento. L'ordinanza impugnata è stata dichiarata abnorme e annullata senza rinvio.
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Atto abnorme e misure cautelari: l’errore non basta
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha dichiarato revocata per decorrenza dei termini la misura del divieto di dimora applicata a un indagato per presunti reati di stupefacenti. Il Pubblico Ministero ha impugnato il provvedimento direttamente in Cassazione, deducendo la nullità dell'ordinanza come atto abnorme e misure cautelari emesse senza potere, poiché aveva già disposto la citazione diretta a giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della decisione per sopravvenuta incompetenza del giudice, ma ha dichiarato il ricorso inammissibile: la semplice illegittimità non integra un atto abnorme se non produce una stasi processuale e se il Pubblico Ministero può utilizzare l'ordinario appello cautelare.
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Ricusazione del giudice e rigetto cautelare: la Cassazione decide
Un imputato condannato per reati di droga presenta ricorso per la ricusazione del giudice d'appello. La difesa sostiene che il collegio ha anticipato il giudizio di merito respingendo una richiesta di modifica della custodia cautelare in carcere. Secondo il ricorrente, i magistrati hanno espresso valutazioni incompatibili con la prosecuzione del processo principale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici supremi chiariscono che l'esercizio del potere cautelare appartiene ai doveri del collegio e non genera incompatibilità. Il magistrato che valuta le esigenze di custodia compie un atto dovuto e non pregiudica l'esito finale dell'appello. L'imputato perde il ricorso e riceve la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Mandato di arresto europeo: il ritardo non cancella l’arresto
Il destinatario di un mandato di arresto europeo, arrestato ai fini della consegna alle autorità tedesche per rapina, ha richiesto la scarcerazione immediata. La difesa sosteneva che la Corte d'appello avesse deciso oltre i termini previsti dalla legge, determinando la perdita di efficacia della misura cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'istanza inammissibile. I giudici hanno chiarito che le riforme recenti hanno abrogato la perdita automatica di efficacia della custodia cautelare per decorso dei termini. Oggi, spetta esclusivamente alla Corte d'appello valutare la revoca della misura, escludendo automatismi e la competenza della Cassazione su tale istanza.
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