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Art. 279 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 279 Codice di Procedura Penale

Ricusazione del giudice per bias: ricorso perso per un giorno
Un'azienda ha tentato la ricusazione del giudice in un procedimento per truffa aggravata, sostenendo che avesse anticipato il suo giudizio respingendo una richiesta di dissequestro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un vizio di forma: l'istanza è stata presentata un giorno dopo la scadenza del termine perentorio. La Corte ha inoltre chiarito che la valutazione di una misura cautelare da parte del giudice durante l'udienza preliminare rientra nelle sue normali funzioni e non costituisce prova di parzialità. L'azienda ricorrente ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Mafia: la presunzione esigenze cautelari vince sul tempo passato
Un imputato, già condannato in primo grado per associazione mafiosa, ricorre contro l'ordinanza di custodia in carcere. Sostiene che sia passato troppo tempo dai fatti e che il giudice fosse incompetente. La Cassazione rigetta il ricorso, affermando un principio fondamentale: per i reati di mafia, la **presunzione di esigenze cautelari** è talmente forte da rendere irrilevante il solo passare del tempo. Il vincolo associativo è considerato stabile e persistente, mantenendo attuale il pericolo sociale. La Corte ha quindi confermato la validità della misura cautelare, stabilendo la sconfitta dell'imputato.
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Associazione mafiosa: custodia e competenza giudice
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della custodia in carcere per un soggetto condannato per associazione mafiosa. Il ricorrente contestava la competenza del giudice che aveva emesso la misura, in quanto persona fisica diversa dal magistrato che aveva pronunciato la sentenza di condanna. La Suprema Corte ha chiarito che la competenza funzionale appartiene all'ufficio giudiziario e non al singolo magistrato. Inoltre, è stata ribadita la presunzione di pericolosità legata al reato di associazione mafiosa, rendendo irrilevante il semplice decorso del tempo o lo status di testimone di giustizia se ritenuto strumentale.
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Incompetenza del giudice: la misura cautelare reale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9830/2024, chiarisce che la dichiarazione di incompetenza del giudice riguardo una misura cautelare personale non determina l'automatica perdita di efficacia di una misura cautelare reale (come il sequestro preventivo) disposta nello stesso procedimento. Quest'ultima resta valida se non è oggetto di una specifica declaratoria di incompetenza e di mancata rinnovazione entro i termini di legge.
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Giudice della cautela: competenza e motivazione
La Cassazione chiarisce la competenza del giudice della cautela, affermando che non si applica il principio di immutabilità del giudice. Un ricorso contro la custodia in carcere è stato dichiarato inammissibile perché i motivi di appello sono stati presentati tardivamente e in modo generico, ribadendo che l'ufficio giudiziario, e non la persona fisica del magistrato, è il soggetto competente a decidere.
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Quasi flagranza: quando l’arresto è legittimo?
La Cassazione chiarisce i presupposti della quasi flagranza. Un ricorso contro la convalida di un arresto per rapina è stato dichiarato inammissibile perché l'indagato è stato trovato, poco dopo il fatto, con beni della vittima, integrando così la quasi flagranza, e perché il ricorso era privo di interesse, mirando solo alla convalida e non alla misura cautelare.
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