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Art. 278 Codice Penale — Sezione Prima Penale

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Offesa al Presidente della Repubblica: sequestro di PC e telefoni
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro probatorio di smartphone, computer e tablet appartenenti a un utente indagato per il reato di offesa al Presidente della Repubblica. L'indagato aveva pubblicato su Twitter commenti gravemente ingiuriosi e diffamatori contro il Capo dello Stato e altre istituzioni. La difesa ha contestato la legittimit del sequestro, sostenendo che fosse avvenuto prima dell'autorizzazione a procedere e che costituisse un sequestro esplorativo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine per richiedere l'autorizzazione ordinatorio e che il sequestro di dispositivi informatici legittimo se finalizzato a cercare prove specifiche, come i messaggi social e la copia forense dei dati. Di conseguenza, l'indagato perde il ricorso e i dispositivi rimangono sotto sequestro.
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Offesa al Presidente della Repubblica: legittimo il sequestro
L'Indagato ha impugnato il sequestro del proprio materiale informatico, disposto nell'ambito di un'indagine per il reato di offesa al Presidente della Repubblica a causa di commenti ingiuriosi pubblicati su Twitter. La difesa sosteneva l'illegittimità del sequestro per il mancato rispetto dei termini per richiedere l'autorizzazione a procedere e per la genericità del provvedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di trenta giorni per chiedere l'autorizzazione ha natura ordinatoria e che l'eventuale nullità della perquisizione non rende nullo il successivo sequestro delle prove. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza del fumus delicti, evidenziando che i post pubblicati superavano i limiti della critica politica, offendendo direttamente l'onore del Capo dello Stato. Il sequestro dei dispositivi è stato quindi ritenuto pienamente legittimo.
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Post su Facebook: condanna per Offesa al Presidente della Repubblica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Offesa al Presidente della Repubblica nei confronti di un cittadino. L'imputato aveva pubblicato un post offensivo su Facebook sotto una notizia che mostrava la foto del Capo dello Stato. I giudici hanno stabilito che il commento era inequivocabilmente rivolto al Presidente, data la sua formulazione e il contesto. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Ha ritenuto l'offesa grave, considerando l'intenzionalità del gesto e la qualifica professionale dell'imputato, un assistente di Polizia, da cui ci si attende un maggior rispetto per le istituzioni.
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