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Art. 278 Codice Penale — Anno 2022

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Offesa al Presidente della Repubblica: sequestro di PC e telefoni
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro probatorio di smartphone, computer e tablet appartenenti a un utente indagato per il reato di offesa al Presidente della Repubblica. L'indagato aveva pubblicato su Twitter commenti gravemente ingiuriosi e diffamatori contro il Capo dello Stato e altre istituzioni. La difesa ha contestato la legittimit del sequestro, sostenendo che fosse avvenuto prima dell'autorizzazione a procedere e che costituisse un sequestro esplorativo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine per richiedere l'autorizzazione ordinatorio e che il sequestro di dispositivi informatici legittimo se finalizzato a cercare prove specifiche, come i messaggi social e la copia forense dei dati. Di conseguenza, l'indagato perde il ricorso e i dispositivi rimangono sotto sequestro.
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Offesa al Presidente della Repubblica: legittimo il sequestro
L'Indagato ha impugnato il sequestro del proprio materiale informatico, disposto nell'ambito di un'indagine per il reato di offesa al Presidente della Repubblica a causa di commenti ingiuriosi pubblicati su Twitter. La difesa sosteneva l'illegittimità del sequestro per il mancato rispetto dei termini per richiedere l'autorizzazione a procedere e per la genericità del provvedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di trenta giorni per chiedere l'autorizzazione ha natura ordinatoria e che l'eventuale nullità della perquisizione non rende nullo il successivo sequestro delle prove. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza del fumus delicti, evidenziando che i post pubblicati superavano i limiti della critica politica, offendendo direttamente l'onore del Capo dello Stato. Il sequestro dei dispositivi è stato quindi ritenuto pienamente legittimo.
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