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Art. 2751 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 2751 Codice Civile

Indennità Alloggio Estero: Non Sempre Retributiva per il TFR
Un Lavoratore ha chiesto il riconoscimento di crediti, inclusa l'indennità di alloggio per lavoro all'estero, da includere nel calcolo del T.f.r. (Trattamento di Fine Rapporto) presso un'Azienda Aerea in Amministrazione Straordinaria. Il Tribunale ha parzialmente ammesso i crediti, ma ha escluso l'indennità di alloggio dalla base di calcolo del T.f.r., ritenendo che non avesse `natura retributiva`. Il Lavoratore ha impugnato la decisione, sostenendo la `natura retributiva` dell'indennità. La Corte Suprema ha però respinto il ricorso, confermando che l'indennità di alloggio, se finalizzata a coprire spese nell'interesse esclusivo del datore o priva di continuità, non ha `natura retributiva` e non incide sul T.f.r. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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TFR non pagato? Il C.U.D. prodotto dal lavoratore vale come prova
Un Lavoratore ha chiesto di essere ammesso al passivo di un'Azienda Fallita per ottenere il suo TFR. Il tribunale ha respinto la richiesta, sostenendo che il C.U.D. prodotto dal Lavoratore stesso dimostrava l'avvenuto pagamento del TFR. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando che il C.U.D. non firmato come quietanza non potesse provare il pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la produzione del C.U.D. da parte del Lavoratore implica l'accettazione del suo contenuto, inclusa l'attestazione di pagamento. La Prova del pagamento del TFR era quindi valida.
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TFR e Cassa Integrazione: Diritti del Lavoratore vs Fallimento Aziendale
Un Lavoratore ha chiesto l'ammissione al passivo del Fallimento di un'Azienda per il suo T.f.r., inclusa la quota maturata durante un periodo di Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD). Il Tribunale aveva riconosciuto il credito. La Curatela Fallimentare ha contestato, sostenendo che il T.f.r. durante la CIGD non dovesse essere a carico dell'Azienda fallita. La Corte di Cassazione ha stabilito che il T.f.r. matura anche durante la CIGD, considerandola un periodo di retribuzione normale. Tuttavia, per le quote trasferite al Fondo di Tesoreria, l'obbligo di pagamento spetta al Fondo, a meno che l'Azienda non provi di averle versate. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso della Curatela, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Indennità di mancato preavviso: Lavoratore vince, ma perde sul Fondo Volo
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che, a seguito del licenziamento da un'Azienda fallita, rivendicava l'Indennità di mancato preavviso e l'integrazione del Fondo Volo. Il Lavoratore aveva ottenuto il riconoscimento di entrambi i crediti nello stato passivo del Fallimento. Il Curatore ha proposto ricorso. La Corte ha confermato il diritto all'Indennità di mancato preavviso, chiarendo che è dovuta anche se il Lavoratore ha percepito l'indennità di mobilità, a meno che non sia provato l'effettivo pagamento. Tuttavia, ha respinto la richiesta per il Fondo Volo, specificando che si tratta di un credito previdenziale gestito dall'INPS e non un debito diretto dell'Azienda fallita. Il Lavoratore ha quindi vinto per l'Indennità di mancato preavviso ma ha perso sul Fondo Volo.
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Indennità di preavviso nel fallimento: la Cassazione tutela i lavoratori
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio sull'Indennità di preavviso nel fallimento. Un gruppo di lavoratori aveva chiesto l'ammissione al passivo fallimentare per l'indennità di mancato preavviso, ma il Tribunale aveva negato. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che la dichiarazione di fallimento non è di per sé una giusta causa di licenziamento. Se il curatore fallimentare decide di sciogliere il rapporto di lavoro attraverso un licenziamento collettivo, l'azienda deve comunque pagare l'indennità di preavviso. Questa indennità ha natura indennitaria, non risarcitoria, e serve a mitigare le conseguenze della cessazione improvvisa del rapporto. I lavoratori hanno quindi diritto all'ammissione privilegiata al passivo fallimentare.
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Prededuzione Credito Lavoristico: Cassazione Limita l’Ultrapetizione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che chiedeva la prededuzione credito lavoristico per MBO e ferie non godute, maturate durante l'amministrazione straordinaria di un'Azienda. Il Tribunale aveva riconosciuto la prededuzione per MBO per più annualità di quelle richieste. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Azienda, stabilendo che il Tribunale era andato "oltre la domanda" (ultrapetizione) per le annualità non richieste. Ha però confermato la prededuzione per le annualità effettivamente richieste e per le ferie, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
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Prededuzione Crediti Professionali: Limiti nel Fallimento
Un'Associazione Professionale ha richiesto la prededuzione crediti professionali per tutte le sue prestazioni svolte a favore di un'azienda poi fallita. Il Tribunale ha riconosciuto la prededuzione solo per le attività strettamente necessarie alla preparazione del ricorso di autofallimento, escludendo altre consulenze. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che solo le spese funzionali alla procedura concorsuale godono della prededuzione, mentre le attività non direttamente collegate non beneficiano di tale privilegio. Il ricorso dell'Associazione è stato dichiarato inammissibile.
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Indennità Fondo Volo nel Fallimento: Responsabilità del Datore o INPS?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una Lavoratrice che chiedeva al Fallimento della sua Azienda il pagamento dell'indennità di mancato preavviso e dell'Indennità Fondo Volo. Il Tribunale aveva ammesso entrambi i crediti. La Cassazione ha confermato il diritto all'indennità di mancato preavviso, ma ha escluso la responsabilità del Fallimento per l'Indennità Fondo Volo. Ha chiarito che quest'ultima è un trattamento previdenziale erogato dall'INPS, non un debito diretto del datore di lavoro, anche se fallito.
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Ammissione al passivo del TFR: prova del debito o del saldo
Un lavoratore ha richiesto l'ammissione al passivo del TFR e delle retribuzioni arretrate nei confronti della società fallita, depositando la Certificazione Unica. Il Tribunale ha respinto la domanda relativa alla liquidazione, sostenendo che la Certificazione Unica attestava l'avvenuto pagamento e che l'ultima busta paga risultava priva di firma datoriale. Il dipendente ha impugnato il provvedimento, evidenziando l'assenza di una formale quietanza liberatoria. La Corte di Cassazione ha rilevato un contrasto sull'efficacia probatoria del documento fiscale prodotto dalla parte. Per chiarire se la Certificazione Unica dimostri il debito oppure l'integrale saldo, la Suprema Corte ha rimesso la decisione alla Prima Sezione Civile in pubblica udienza.
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