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Art. 259 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 259 Codice di Procedura Penale

Diritto di accesso agli atti: onere della difesa
Un indagato per associazione di tipo mafioso e altri gravi reati ha impugnato la misura di custodia cautelare, lamentando una violazione del suo diritto di difesa. Sosteneva che l'ufficio del pubblico ministero non lo avesse avvisato della disponibilità delle intercettazioni richieste. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto di accesso agli atti impone al difensore un onere di diligenza: una volta ottenuta l'autorizzazione, deve attivarsi autonomamente per ottenere il materiale probatorio, senza attendere una notifica. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della coesistenza di due distinti capi d'imputazione per associazione mafiosa e per narcotraffico.
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Sequestro informatico: dies a quo per l’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, stabilendo un principio chiave sul sequestro informatico. Il termine di dieci giorni per impugnare il provvedimento (dies a quo) decorre dal momento dell'esecuzione della copia forense dei dati, e non dalla successiva estrazione dei file pertinenti. La Corte ha chiarito che l'apprensione iniziale dei dati, anche con la restituzione del dispositivo, costituisce il momento esecutivo del sequestro, rendendo tardiva l'impugnazione presentata dopo la selezione finale dei dati.
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Sequestro probatorio: legittima la copia forense del PC
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro probatorio di dispositivi informatici, inclusa la creazione di una copia forense integrale. La Corte ha stabilito che tale procedura non è sproporzionata se motivata da difficoltà tecniche nell'estrazione immediata dei dati e se la durata del sequestro è limitata al tempo necessario per l'analisi, respingendo il ricorso degli indagati per reati fallimentari e falso ideologico.
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Sequestro probatorio: legittimo su interi dispositivi
Un consulente fiscale, indagato per reati fallimentari e falso, ha impugnato un'ordinanza di sequestro probatorio dei suoi dispositivi informatici, ritenendola sproporzionata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il sequestro di un intero dispositivo, anziché la sola estrazione di dati, è legittimo quando sussistono difficoltà tecniche che impediscono un'analisi immediata. La Corte ha chiarito che la creazione di una copia forense integrale (definita "copia-mezzo") è permessa se il decreto è adeguatamente motivato, specificando le esigenze investigative e la finalità della prova, evitando così di configurarsi come una ricerca meramente esplorativa.
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