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Art. 252 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

Altri anni per Art. 252 Codice di Procedura Penale

Sequestro copia forense: Cassazione chiarisce la natura
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40145/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di perquisizioni informatiche. Anche se il dispositivo fisico (es. smartphone) viene restituito immediatamente, l'estrazione di una copia forense integrale dei dati costituisce un vero e proprio sequestro di dati. Di conseguenza, tale atto non è una mera modalità di perquisizione, ma un provvedimento autonomo che deve essere soggetto al controllo di legittimità tramite riesame. La Corte ha annullato l'ordinanza del Tribunale che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, affermando il diritto dell'indagato a contestare il sequestro copia forense dei propri dati.
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Ricorso per Saltum Sequestro PM: Inammissibile
Un professionista, indagato per reati fiscali, ha impugnato un decreto di sequestro probatorio emesso dal Pubblico Ministero direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per saltum sequestro inammissibile, specificando che l'unico rimedio previsto dalla legge in questi casi è il riesame. La Corte ha inoltre rifiutato di convertire l'impugnazione, poiché la scelta del rimedio errato è stata deliberata e consapevole da parte del ricorrente.
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Sequestro informatico: dies a quo per l’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, stabilendo un principio chiave sul sequestro informatico. Il termine di dieci giorni per impugnare il provvedimento (dies a quo) decorre dal momento dell'esecuzione della copia forense dei dati, e non dalla successiva estrazione dei file pertinenti. La Corte ha chiarito che l'apprensione iniziale dei dati, anche con la restituzione del dispositivo, costituisce il momento esecutivo del sequestro, rendendo tardiva l'impugnazione presentata dopo la selezione finale dei dati.
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Sequestro probatorio: legittimo un nuovo decreto?
La Corte di Cassazione analizza la legittimità di un secondo decreto di sequestro probatorio emesso dal Pubblico Ministero dopo che il primo era stato annullato per un co-indagato per carenza di proporzionalità. La Corte annulla l'ordinanza che ha rigettato il ricorso contro il primo decreto, perché il Tribunale del Riesame ha erroneamente fondato la sua decisione sul secondo decreto, violando il principio di correlazione. Tuttavia, respinge il ricorso contro il secondo decreto, chiarendo che non viola il 'ne bis in idem' e che l'acquisizione di email e chat salvate è sequestro di documenti, non intercettazione.
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Sequestro probatorio: quando è legittimo? La Cassazione
Un imprenditore contesta un sequestro probatorio di materiali destinati alla produzione di orologi da parete con marchi contraffatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena legittimità del sequestro. La sentenza chiarisce che il decreto del Pubblico Ministero era adeguatamente motivato, indicando chiaramente sia gli indizi di reato (fumus commissi delicti) sia il nesso di pertinenza tra i beni sequestrati e il reato di contraffazione contestato.
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Correlazione accusa-sentenza: furto e ricettazione
Un'impiegata di una struttura sanitaria è stata condannata per furto aggravato di materiale medico. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna nonostante l'accusa iniziale fosse di ricettazione. Il punto focale è il principio di correlazione accusa-sentenza: la riqualificazione è legittima se l'imputato ha potuto difendersi compiutamente sui fatti descritti nell'imputazione.
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