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Art. 252 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 252 Codice di Procedura Civile

Prove atipiche nel processo civile: limiti e validità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento danni nei confronti di un soggetto accusato di ricettazione di gioielli. La decisione si fonda sulla validità delle prove atipiche nel processo civile, come i verbali delle indagini preliminari penali, purché sottoposti al contraddittorio. La Corte ha inoltre validato la liquidazione equitativa del danno che tiene conto sia del valore commerciale dell'oro sia del valore affettivo dei beni sottratti.
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Espromissione: quando la promessa verbale è vincolante
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una figlia che aveva, secondo i giudici di merito, assunto il debito del padre verso una società fornitrice. La Corte ha rigettato il ricorso della donna, confermando che la sua promessa, comunicata anche via email, configurava una valida espromissione. L'ordinanza chiarisce che la valutazione delle prove, come le email e le testimonianze, è di competenza dei giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione proponendo una mera interpretazione alternativa. Inoltre, viene ribadito che la negazione dei fatti durante un interrogatorio formale non costituisce prova a favore di chi nega.
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Condotta del danneggiato: quando esclude il risarcimento
Un commerciante cade a causa di uno smottamento vicino a un cantiere, ma la sua richiesta di risarcimento viene respinta. La Corte di Cassazione conferma le decisioni precedenti, stabilendo che la condotta del danneggiato, se imprudente e imprevedibile, può interrompere il nesso causale e annullare la responsabilità del custode (in questo caso, il Comune). Il caso sottolinea come la disattenzione della vittima di fronte a un pericolo prevedibile sia decisiva per escludere il diritto al risarcimento.
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Prescrizione direttive UE: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prescrizione del diritto al risarcimento del danno per la tardiva attuazione di direttive UE da parte dello Stato. Con una decisione che riforma i precedenti gradi di giudizio, la Corte ha stabilito che si applica il termine di prescrizione quinquennale introdotto dalla L. 183/2011 a partire dal 1° gennaio 2012, anche per i diritti sorti in precedenza. Poiché l'azione legale era stata notificata dopo la scadenza di tale termine, il diritto degli attori è stato dichiarato estinto per prescrizione.
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