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Art. 2501-bis Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 2501-bis Codice Civile

Abuso di dipendenza economica: la Cassazione dà ragione alla banca
Alcuni imprenditori e la loro società hanno citato in giudizio un istituto di credito chiedendo l'annullamento di contratti di finanziamento legati a un'operazione di leveraged buy out. Gli opponenti sostenevano l'esistenza di un abuso di dipendenza economica e la violazione dei divieti di assistenza finanziaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che non sussiste abuso di dipendenza economica se l'operazione è stata liberamente scelta ed eseguita con la consulenza di professionisti di fiducia. Inoltre, la disciplina della fusione a seguito di acquisizione con indebitamento prevale sui generali divieti societari, purché siano rispettate le tutele informative previste dalla legge. Di conseguenza, l'istituto di credito ha vinto la causa e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali.
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Revoca del concordato preventivo: allegati insufficienti
Una società della grande distribuzione ha richiesto l'ammissione alla procedura di concordato preventivo, omettendo di descrivere chiaramente nella proposta un'operazione di leveraged buy-out (fusione per indebitamento) da 28 milioni di euro. Il debito dei soci era stato trasferito sulla società e garantito da ipoteca. La Corte d'Appello aveva ritenuto l'omissione irrilevante poiché il contratto di mutuo era allegato ai documenti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Amministrazione Straordinaria, stabilendo che la mera allegazione di un documento non sana una descrizione incompleta o ingannevole. La revoca del concordato preventivo è legittima se le informazioni fornite sono inadeguate a garantire il consenso informato dei creditori, a prescindere dall'effettivo danno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Revocatoria piano attestato: la firma del perito non basta
Una banca finanzia un gruppo societario in crisi, ottenendo in garanzia un pegno da una delle società del gruppo. L'operazione rientra in un piano di risanamento certificato da un professionista. Quando la società fallisce, il curatore agisce per cancellare la garanzia. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale sulla revocatoria fallimentare piano attestato: l'esenzione non è automatica. Il giudice può e deve verificare la reale idoneità del piano, controllando che i dati aziendali su cui si basa siano veritieri. Una semplice attestazione formale non basta a salvare l'atto dalla revocatoria se il piano poggia su fondamenta false. La Curatela Fallimentare vince la causa in Cassazione.
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Rinuncia al ricorso: niente raddoppio del contributo
Una banca aveva impugnato in Cassazione una sentenza che revocava un'ipoteca concessa da una società poi fallita. Durante il processo, la stessa banca ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio, chiarendo un importante principio: in caso di rinuncia, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, ma la parte rinunciante è comunque tenuta a pagare le spese legali del procedimento.
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