LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2426 Codice Civile — Anno 2024

Pagina 2 di 2

Altri anni per Art. 2426 Codice Civile

Valutazione crediti bilancio: prescrizione e falsità
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per bancarotta fraudolenta a carico di due amministratori. Il caso verteva sulla mancata svalutazione di crediti inesigibili, considerata la causa del dissesto societario. La Corte ha stabilito che per configurare il reato di falso in bilancio non basta dimostrare l'erroneità della stima, ma è necessario provare una consapevole violazione di specifici criteri di valutazione. Data la non manifesta infondatezza del ricorso, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione.
Continua »
Deducibilità costi: i limiti secondo la Cassazione
Una società si è vista negare la deducibilità dei costi di costruzione di un immobile edificato su un terreno di proprietà dei soci. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31078/2024, ha confermato la decisione dell'Agenzia delle Entrate, sottolineando la mancanza del requisito di inerenza. Secondo la Corte, per la deducibilità costi non è sufficiente la sola esistenza di fatture, ma è necessario dimostrare che il bene sia strumentale all'attività d'impresa e correttamente iscritto in bilancio. La sentenza ha inoltre ribadito l'inattendibilità delle scritture contabili che utilizzavano variazioni di rimanenze non documentate per neutralizzare ricavi, e ha confermato il principio di autonomia dei periodi d'imposta.
Continua »
Presunzione di cessione: plusvalore senza beni fisici
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione di cessione di beni si applica anche quando una differenza inventariale deriva da un "plusvalore di valorizzazione" puramente contabile, poi scomparso. Se il contribuente iscrive un valore a magazzino, si presume che esistano beni fisici corrispondenti. Spetta al contribuente stesso fornire la prova contraria, dimostrando con elementi concreti e plausibili la natura fittizia dell'annotazione. La semplice giustificazione di una "strategia di bilancio" è stata ritenuta insufficiente.
Continua »
Deduzione costi di ricerca: la scelta è irrevocabile
Una società ha contestato un avviso di rettifica per l'indebita deduzione di costi di ricerca. Avendo optato per un ammortamento quinquennale, alla cessazione anticipata del progetto, la società ha cercato di dedurre il residuo in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la scelta del piano di ammortamento è irrevocabile e non può essere modificata, confermando così la ripresa fiscale dell'Agenzia delle Entrate.
Continua »
Ammortamento costi ricerca: la scelta è irrevocabile
Una società aveva optato per l'ammortamento quinquennale dei costi di ricerca. A seguito del fallimento del progetto, ha tentato di dedurre il residuo in un unico esercizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la scelta iniziale per l'ammortamento costi ricerca è una dichiarazione di volontà vincolante e irrevocabile, che non può essere modificata successivamente.
Continua »
Deduzione costi di ricerca: la scelta è irrevocabile
Una società ha tentato di dedurre in un unico esercizio i costi di ricerca residui di un progetto fallito, dopo aver scelto un piano di ammortamento quinquennale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la scelta iniziale sulla deduzione costi di ricerca è irrevocabile. La decisione ribadisce che il contribuente non può modificare la strategia fiscale adottata (ius variandi) anche in presenza di un cambiamento delle circostanze.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: quando si applica l’IVA?
L'Agenzia delle Entrate contestava la qualificazione di una vendita immobiliare, considerandola una cessione ramo d'azienda esente da IVA, e la deducibilità integrale di costi pluriennali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, dichiarandolo inammissibile. Il motivo sull'IVA è stato respinto perché l'Agenzia non ha impugnato una delle due autonome motivazioni della sentenza di secondo grado. Anche il motivo sulla deducibilità dei costi è stato ritenuto inammissibile per vizi procedurali e perché i giudici di merito avevano correttamente correlato i costi ai ricavi generati nello stesso anno.
Continua »
Fallimento SRL: pignoramento non esclude l’attivo
Una società in liquidazione ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento sostenendo che un suo immobile pignorato non dovesse essere conteggiato nell'attivo patrimoniale, portandolo sotto la soglia di fallibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il pignoramento non esclude il bene dal patrimonio ai fini della valutazione della fallibilità. Inoltre, ha chiarito che la procedura di sovraindebitamento del socio unico non impedisce il fallimento della società, a causa del principio di autonomia patrimoniale che separa i due soggetti giuridici.
Continua »
Eccezione inadempimento sindaco: chi prova l’obbligo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un giudizio di opposizione allo stato passivo, se la curatela solleva l'eccezione di inadempimento contro un sindaco per il mancato pagamento del compenso, spetta al sindaco dimostrare di aver adempiuto diligentemente ai propri doveri di vigilanza. La curatela ha solo l'onere di allegare l'inadempimento. La Corte ha cassato la decisione del tribunale che aveva erroneamente ritenuto generiche le contestazioni della curatela, riaffermando che il diritto al compenso è strettamente legato al corretto svolgimento delle funzioni.
Continua »