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Art. 240 Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 240 Codice Penale

Truffa erogazioni pubbliche: conti bloccati anche senza raggiri
Il Figlio, in qualità di procuratore dell'azienda agricola del Padre, ha richiesto fondi europei omettendo di dichiarare la condanna definitiva del Padre per associazione mafiosa, circostanza che ne impediva l'erogazione. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre 14.000 euro finalizzato alla confisca, dichiarando inammissibile il ricorso del Figlio. I giudici hanno stabilito che nascondere una condanna ostativa firmando una falsa dichiarazione integra pienamente il reato di truffa erogazioni pubbliche. Inoltre, per il sequestro di somme di denaro, la motivazione sul pericolo di dispersione dei beni può essere sintetica data la naturale volatilità del denaro liquido. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Porto abusivo di armi: reato estinto ma la confisca resta
Il caso riguarda L'Imputato, condannato in appello per il porto abusivo di armi, nello specifico per aver portato con sé dei coltelli senza giustificato motivo. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione e annullando senza rinvio la condanna. Tuttavia, i giudici hanno confermato la confisca obbligatoria dei coltelli. Pur venendo meno la pena grazie alla prescrizione, la misura di sicurezza patrimoniale rimane attiva poiché non vi è stata un'assoluzione nel merito e le armi non appartengono a terzi estranei al reato.
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Confisca facoltativa: niente sequestro se il reato prescritto
Il caso riguarda un imputato accusato di truffa. La Corte di Appello dichiara i reati estinti per prescrizione, ma conferma la confisca facoltativa di due telefoni cellulari usati per commettere le truffe. L'imputato ricorre in Cassazione, sostenendo che la confisca di beni leciti in s non possa sopravvivere all'estinzione del reato. La Suprema Corte accoglie il ricorso: la confisca facoltativa richiede una condanna definitiva e non pu essere disposta se il reato prescritto. Di conseguenza, la Cassazione annulla la decisione limitatamente alla confisca e ordina la restituzione dei telefoni all'avente diritto.
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Sequestro preventivo: l’assoluzione cancella il blocco dei beni
Il caso riguarda il sequestro preventivo delle quote societarie di proprietà di una donna, disposto nell'ambito di un'indagine per traffico illecito di rifiuti a carico del marito. Dopo l'assoluzione del marito, il Tribunale del Riesame ha dichiarato inefficace il vincolo per il procedimento principale, ma ne ha mantenuto l'efficacia in un separato procedimento successivamente avviato contro la moglie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della proprietaria, stabilendo che il sequestro preventivo perde immediata efficacia in caso di proscioglimento. Non è possibile estendere automaticamente gli effetti della misura cautelare a un procedimento penale diverso e autonomo senza una nuova richiesta del Pubblico Ministero e una nuova decisione del giudice. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per accertare la reale dinamica temporale delle iscrizioni.
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Confisca per usura: reato prescritto ma il profitto si perde
Un uomo, accusato del reato di usura, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che, pur dichiarando la prescrizione del reato, ha confermato la confisca di 12.000 euro, considerati il profitto dell'attività illecita. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la confisca per usura ha natura diretta e preventiva quando ha per oggetto il denaro corrispondente agli interessi usurari percepiti. Di conseguenza, tale misura resta valida e obbligatoria anche se il reato si è estinto per prescrizione, purché sia stata precedentemente accertata la responsabilità dell'imputato nei gradi di giudizio precedenti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro preventivo: nullo se manca il pericolo di dispersione
Il Tribunale di Cosenza confermava il sequestro preventivo di circa 9.500 euro a carico della Titolare della Farmacia, indagata per truffa. La difesa ricorreva in Cassazione lamentando l'assoluta mancanza di motivazione sul pericolo nel ritardo, evidenziando che l'elevato fatturato annuo della farmacia escludeva qualsiasi rischio di dispersione di una somma così modesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che anche il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto richiede una specifica motivazione sul pericolo di dispersione del bene durante il processo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento di sequestro, rinviando la decisione al Tribunale di Cosenza per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo: annullato il blocco se manca il pericolo
Il Tribunale del Riesame confermava il sequestro preventivo di quasi un milione di euro nei confronti di un medico, di sua moglie e di un farmacista, accusati di truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale tramite false ricette. Gli indagati proponevano ricorso in Cassazione lamentando la totale mancanza di motivazione sul periculum in mora, ossia sul concreto rischio di dispersione dei beni nelle more del giudizio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che anche il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto richiede una specifica motivazione sul pericolo nel ritardo. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente alle esigenze cautelari, rinviando il caso al Tribunale di Cosenza per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo da 880mila euro: la Cassazione lo annulla
Un dipendente di due farmacie, indagato per truffa, subisce un sequestro preventivo di oltre 880 mila euro come profitto del reato. La difesa impugna il provvedimento lamentando la totale mancanza di motivazione sul periculum in mora (il pericolo nel ritardo). La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca non può essere automatico, ma richiede sempre una motivazione specifica sul pericolo di dispersione o alterazione dei beni durante il processo. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla l'ordinanza del Tribunale del Riesame e rinvia il caso per un nuovo esame sulla sussistenza delle esigenze cautelari.
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Sequestro preventivo: sì al denaro, no ai titoli senza prove
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un indagato contro il sequestro preventivo di conti correnti, azioni e quote societarie fino a 261.000 euro, disposto per l'ipotizzata distrazione di fondi da una società fallita. L'indagato contestava il nesso tra le somme e i beni sequestrati, sostenendo che il denaro fosse stato convertito in lingotti d'oro. La Cassazione ha confermato il sequestro preventivo sulle somme di denaro, qualificato come confisca diretta data la fungibilità del denaro. Tuttavia, ha annullato il sequestro con rinvio per i beni diversi dal denaro (titoli, azioni e quote), poiché il giudice di merito non ha motivato con certezza la corrispondenza tra il profitto del reato e tali beni. L'indagato ottiene quindi una parziale vittoria.
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Buona fede del terzo acquirente: stop alla confisca ingiusta
Una società terza ha chiesto la revoca della confisca di un autocarro, utilizzato in precedenza per il trasporto illecito di rifiuti da un altro soggetto. Il Tribunale ha respinto la richiesta ipotizzando una continuità aziendale con la società originaria proprietaria del mezzo. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la buona fede del terzo acquirente deve essere valutata al momento dell'acquisto del veicolo e non al momento dell'esecuzione della confisca. Il giudice di merito ha omesso di considerare i passaggi di proprietà intermedi e il fatto che l'attuale amministratrice non avesse legami con la società al momento dell'acquisto. La società terza ottiene così un nuovo giudizio.
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Concordato in appello: lo sconto di pena vieta i ripensamenti
Tre imputati venivano condannati in secondo grado per reati di droga dopo aver raggiunto un accordo sulla pena tramite il concordato in appello. Successivamente, proponevano ricorso in Cassazione: il primo contestava la confisca di somme di denaro, mentre gli altri due lamentavano l'applicazione dell'aggravante dell'ingente quantità di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Per il primo ricorrente, la contestazione sulla confisca è risultata generica. Per gli altri due, la Corte ha chiarito che il concordato in appello e la conseguente rinuncia ai motivi di gravame precludono la possibilità di ridiscutere in sede di legittimità le questioni di merito rinunciate, come la sussistenza delle circostanze aggravanti. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Revoca della confisca: la banca con ipoteca non può chiederla
Un istituto bancario ha proposto ricorso per ottenere la revoca della confisca di alcuni immobili su cui aveva iscritto un'ipoteca a garanzia di un mutuo. Gli immobili erano stati confiscati a seguito del patteggiamento del proprietario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il terzo creditore ipotecario non è legittimato a chiedere la revoca della confisca, azione riservata esclusivamente al proprietario condannato. Il creditore con diritto reale di garanzia può solo far valere il proprio diritto al soddisfacimento sul bene davanti al giudice dell'esecuzione, dimostrando la propria buona fede e l'assenza di colpa, ma non può richiedere la cancellazione del provvedimento di confisca dello Stato.
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Dichiarazione infedele: reato prescritto ma la confisca resta
L'Amministratore di una società cooperativa era accusato del reato di dichiarazione infedele per aver inserito costi fittizi nella dichiarazione dei redditi. Dopo un annullamento con rinvio per verificare la natura inesistente o fittizia di tali costi alla luce delle riforme legislative, la Corte d'Appello ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, confermando però la confisca del profitto. L'Amministratore ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata riduzione della confisca. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in presenza di prescrizione, l'assoluzione nel merito è possibile solo se l'innocenza emerge in modo evidente e immediato dagli atti. Nel caso specifico, i costi erano palesemente inesistenti, giustificando il mantenimento della confisca del denaro, considerata confisca diretta e quindi legittima anche dopo la prescrizione.
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Sequestro probatorio di denaro: no alla restituzione alla moglie
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto terzo, moglie dell'indagato, contro il provvedimento che confermava il sequestro probatorio di denaro per un importo di 11.000 euro. La somma era stata rinvenuta durante una perquisizione a carico del coniuge, indagato per associazione mafiosa e usura. La ricorrente sosteneva che il denaro derivasse da entrate personali lecite, come la vendita di un gioiello e risparmi personali. Tuttavia, i giudici hanno rilevato l'incompatibilità tra i modesti redditi della donna e la somma accumulata, oltre alla mancata rivendicazione immediata al momento del sequestro. La Corte ha inoltre precisato che, trattandosi di beni legati a reati gravi, opera la confisca obbligatoria, impedendo la restituzione del denaro.
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Confisca del cellulare: illegittimo il sequestro senza prove
Il Tribunale applicava a L'Imputato la pena concordata tramite patteggiamento per detenzione e trasporto di sostanze stupefacenti, disponendo anche la confisca del cellulare e del navigatore satellitare. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancanza di motivazione sull'effettivo utilizzo di tali dispositivi per commettere il reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca del cellulare e del navigatore, decisa con formule generiche e senza dimostrare il nesso con l'illecito, è illegittima. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla confisca, rinviando la questione al Tribunale per un nuovo esame, mentre la condanna principale è rimasta definitiva.
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Sequestro preventivo delle quote: confermato nonostante la revoca
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo delle quote di una società affittuaria di un'azienda. L'accusa ipotizzava che il contratto di affitto d'azienda fosse uno strumento fraudolento per distrarre i beni di una società vicina al fallimento, trasferendoli a una nuova realtà per sottrarli ai creditori e al fisco. La difesa contestava la legittimità del nuovo sequestro dopo una precedente revoca, invocando il giudicato cautelare e l'abuso del processo. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il nuovo provvedimento si fondava su un quadro indiziario molto più ampio, comprensivo di reati fallimentari e tributari. Di conseguenza, la società ricorrente ha perso il ricorso e il sequestro delle quote è stato confermato.
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Confisca di denaro: se la droga fa perdere anche i risparmi
Il Tribunale di Lodi ha applicato la pena concordata a un soggetto per spaccio di lieve entità, disponendo la contestuale confisca di denaro trovato in suo possesso. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura di sicurezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la legittimità della confisca di denaro, evidenziando che il giudice di merito ha adeguatamente motivato la provenienza illecita della somma e che l'imputato non ha fornito alcuna prova contraria sulla provenienza lecita del contante.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se c’è spaccio abituale
Due soggetti venivano arrestati dopo essere stati visti prelevare droga da un garage condominiale e cederla a un acquirente. Le perquisizioni rivelavano oltre duecento dosi di cocaina e ottanta di hashish, oltre a contanti e strumenti di confezionamento. Condannati in primo e secondo grado, i ricorrenti proponevano ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione dello spaccio di lieve entità e l'ingiusta confisca del denaro. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che lo spaccio di lieve entità non è applicabile in caso di attività sistematica, ingente quantitativo di dosi e possesso di elevate somme di denaro contante. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca di denaro: quando la Cassazione ordina la restituzione
Il caso riguarda un uomo condannato per detenzione di stupefacenti di lieve entità. I giudici di merito avevano disposto la confisca di denaro trovato in suo possesso. L'imputato ha fatto ricorso, sostenendo l'illegittimità della misura per mancanza di prove sul legame tra la somma e il reato contestato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca di denaro non è consentita in caso di lieve entità se manca un nesso causale diretto tra la somma e la specifica condotta di detenzione. Non si può presumere che il denaro sia il profitto di passate attività di spaccio non contestate nel processo. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione senza rinvio, ordinando la restituzione del denaro.
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Confisca di denaro: salvati i risparmi leciti della moglie
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una donna, qualificata come terza interessata, contro il provvedimento che respingeva la restituzione di 58.000 euro. La somma era stata oggetto di confisca di denaro nell'ambito di un processo per usura a carico del marito. La donna ha dimostrato che la somma derivava da due finanziamenti personali leciti, ottenuti per ripianare i debiti del coniuge di cui era garante. Il giudice dell'esecuzione aveva ritenuto inattendibile la tesi, sostenendo che la donna non potesse conoscere i debiti prima delle diffide formali delle banche. La Cassazione ha rilevato una palese contraddizione logica: la qualità di garante implica necessariamente la conoscenza dei debiti garantiti. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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