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Art. 236 Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 236 Codice Penale

Confisca Allargata: Evasione Fiscale Non Salva i Beni Sequestrati
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di confisca allargata. Un soggetto, i cui beni erano stati sequestrati per un valore sproporzionato rispetto al reddito, non può giustificarne la provenienza sostenendo di averli acquistati con i proventi di un'evasione fiscale (canoni di locazione non dichiarati). La Corte ha chiarito che la norma che vieta questa giustificazione (L. 161/2017) è retroattiva. Essendo la confisca allargata una misura di sicurezza e non una pena, si applica la legge in vigore al momento della sua adozione, non quella del momento in cui i beni sono stati acquistati. Di conseguenza, l'evasione fiscale non può mai 'ripulire' un patrimonio di origine ingiustificata. Il ricorso è stato respinto e il sequestro confermato.
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Concordato in appello: confisca e pene accessorie
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di somme di denaro nonostante la stipula di un concordato in appello tra le parti. Il ricorrente lamentava che l'accordo escludesse tale misura, ma i giudici hanno chiarito che il patto riguardava esclusivamente le pene accessorie. Poiché la confisca è classificata come misura di sicurezza patrimoniale e non come pena accessoria, essa rimane valida se non espressamente menzionata nell'accordo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché non rientrava nelle limitate ipotesi di impugnazione previste per le sentenze emesse a seguito di concordato.
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Confisca di prevenzione ed evasione fiscale: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di prevenzione applicata a un imprenditore del settore automobilistico. La misura è stata giustificata dalla pericolosità sociale generica del soggetto, derivante da una sistematica e abituale attività di evasione fiscale. Tale condotta illecita ha permesso l'accumulo di un ingente patrimonio, inclusi immobili e quote societarie, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. La Corte ha respinto i ricorsi evidenziando come la confisca di prevenzione possa colpire anche beni acquisiti prima di specifiche riforme legislative, purché riconducibili a una condotta criminale persistente e lucrativa.
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