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Art. 2359 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 2359 Codice Civile

Controllo indiretto società pubblica: le regole
In un caso di somministrazione illecita di manodopera, la Cassazione ha stabilito che le regole sul reclutamento pubblico si applicano anche in caso di controllo indiretto società pubblica. La Corte ha chiarito che se un ente pubblico controlla una società che a sua volta ne controlla un'altra, anche quest'ultima è soggetta a specifici obblighi. La sentenza di merito è stata annullata con rinvio per accertare la presenza degli ulteriori requisiti di legge.
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Unico centro di imputazione: licenziamento illegittimo
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, basato sulla cessazione di attività di una società, quando in realtà questa costituiva un unico centro di imputazione con un'altra impresa che ha continuato a operare. La frammentazione dell'attività è stata ritenuta artificiosa, riconoscendo un unico rapporto di lavoro e condannando le società al risarcimento del danno in favore del lavoratore.
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Cessione di azienda: contributi mobilità a rischio
La Corte di Cassazione conferma che non spetta il contributo mobilità a un'azienda che assume lavoratori da un'altra impresa se, di fatto, si configura una cessione di azienda. La continuità operativa (stessi locali, personale e responsabili) è un elemento chiave che fa venir meno il presupposto del beneficio, ossia una vera e propria nuova assunzione. La Corte ha rigettato il ricorso di una società metalmeccanica, condannandola a restituire i contributi indebitamente percepiti.
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Perdita di chance: risarcimento per mancata riallocazione
Un lavoratore, licenziato da una società controllata da enti pubblici, ha richiesto la riallocazione presso questi ultimi. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo due principi fondamentali: primo, la mancata attivazione della procedura di riallocazione da parte dell'ente controllante configura una perdita di chance risarcibile per il lavoratore; secondo, la nozione di 'controllo' pubblico non si limita alla quota di maggioranza, ma deve essere valutata in modo sostanziale, includendo forme di influenza dominante o controllo congiunto anche da parte di soci di minoranza.
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Società partecipate: limiti all’assunzione diretta
Un lavoratore ha dimostrato l'esistenza di un'interposizione fittizia di manodopera a suo danno, ma la Cassazione ha annullato la sentenza di merito. La Corte ha stabilito che per le società partecipate "in house", che gestiscono servizi pubblici, vige il divieto di costituzione di rapporti di lavoro per ordine del giudice, a causa dell'obbligo di reclutamento tramite concorso pubblico.
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Sgravi contributivi e assetti proprietari coincidenti
La Corte di Cassazione nega gli sgravi contributivi a un'azienda per l'assunzione di lavoratori licenziati da un'altra società con cui sussistevano assetti proprietari coincidenti, basati su stretti legami familiari. La Corte chiarisce che la nozione di 'collegamento o controllo' è più ampia di quella civilistica e mira a prevenire l'elusione della ratio incentivante. Accoglie inoltre il ricorso dell'INPS sulle indennità di trasferta, stabilendo che il giudice deve sempre verificare il superamento dei limiti di esenzione contributiva.
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Codatorialità: la guida della Cassazione per il lavoro
Una lavoratrice, formalmente impiegata da una società di call center, ha sostenuto che il suo vero datore di lavoro fosse una grande azienda di logistica per cui lavorava esclusivamente. La Corte di Cassazione ha affermato il principio di codatorialità, secondo cui più aziende di un gruppo sono considerate un unico datore di lavoro se condividono la gestione, integrano le attività e utilizzano in modo promiscuo la prestazione del dipendente. Questo rende tutte le società solidalmente responsabili, anche in assenza di uno schema fraudolento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Indennità di trasferta: limiti di esenzione contributiva
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sull'indennità di trasferta. Un ricorso di un'azienda per sgravi contributivi è stato respinto per motivi procedurali, mentre è stato accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale. La Corte ha stabilito che le indennità di trasferta non sono sempre esenti da contributi; il giudice deve verificare il superamento dei limiti di legge. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Sgravi contributivi: no a operazioni fittizie
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli sgravi contributivi per l'assunzione di lavoratori in mobilità non spettano se l'impresa che assume e quella che ha licenziato sono collegate o controllate da un unico centro decisionale. La natura giuridica non-profit dell'ente che assume è irrilevante se l'operazione mira a eludere la ratio della legge, che è incentivare un reale incremento occupazionale. La valutazione deve essere sostanziale e non meramente formale.
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Minimale contributivo: CCNL per attività effettiva
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di due amministratori contro un avviso di addebito dell'INPS. La sentenza stabilisce che per il calcolo del minimale contributivo si deve applicare il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) corrispondente all'attività effettivamente svolta dall'impresa (in questo caso, industriale) e non quello (artigianale) scelto dalle parti. La Corte chiarisce che l'inquadramento ai fini previdenziali è oggettivo e non dipende da accordi privati, né può essere ridotto da assenze concordate non previste dalla legge.
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Lavoro subordinato: quando due società sono un unico datore
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha riconosciuto la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a favore di un medico, formalmente legato da contratti di collaborazione con una società. La Suprema Corte ha ritenuto che due distinte società costituissero un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, data l'unicità della struttura organizzativa e l'interesse comune, condannandole in solido alla reintegrazione e al risarcimento del danno. Viene ribadito il principio della prevalenza della sostanza sulla forma nella qualificazione del rapporto di lavoro.
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Sgravi contributivi: no a gruppi di comodo
La Corte di Cassazione ha negato a un'impresa edile il diritto agli sgravi contributivi, confermando la tesi dell'INPS. È stato accertato che l'azienda faceva parte di un gruppo di società riconducibili a un unico centro decisionale familiare. L'aumento occupazionale dichiarato era fittizio, risultando da meri trasferimenti di personale tra le società collegate e non da un reale incremento netto della forza lavoro. La sentenza sottolinea che, per ottenere gli sgravi contributivi, l'incremento deve essere effettivo e calcolato sull'intero gruppo societario, ribadendo la prevalenza della sostanza sulla forma per prevenire abusi.
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