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Art. 224-bis Codice di Procedura Penale — Anno 2025

Altri anni per Art. 224-bis Codice di Procedura Penale

Prova del DNA: la Cassazione conferma la condanna
Un uomo, condannato per furto aggravato grazie alla corrispondenza del suo profilo genetico con tracce ematiche sulla scena del crimine, ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa ha sollevato dubbi sulla regolarità delle procedure di acquisizione e comparazione del campione biologico. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando che la prova del DNA, data l'altissima affidabilità statistica, costituisce una prova piena e non un semplice indizio. Ha inoltre stabilito che le contestazioni generiche sulle procedure non sono sufficienti a invalidare l'esito, se non viene dimostrata una concreta incidenza sul risultato.
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Prova del DNA: quando è valida nel rito abbreviato?
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per furto aggravato, stabilendo che la scelta del rito abbreviato sana le irregolarità procedurali nella raccolta della prova del DNA, a meno che non si tratti di 'inutilizzabilità patologica'. La Corte ha chiarito che il sequestro di un oggetto contenente DNA, come un mozzicone di sigaretta, non richiede le stesse garanzie difensive del prelievo coattivo sulla persona, rendendo la prova pienamente utilizzabile.
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Prelievo coattivo DNA: quando è indispensabile?
Un individuo, indagato per detenzione di arma da fuoco, ha impugnato l'ordinanza che disponeva un prelievo coattivo DNA. La difesa sosteneva la superfluità dell'atto, data la presenza di altri indizi e di una confessione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che il prelievo era assolutamente indispensabile per risolvere l'ambiguità derivante dalla presenza di due profili genetici misti sull'arma, rendendo necessaria una comparazione per l'accertamento dei fatti.
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Prova del DNA: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione conferma una condanna per omicidio, stabilendo il valore di prova piena e non di mero indizio per la prova del DNA. La sentenza sottolinea come la localizzazione specifica delle tracce biologiche, unitamente al falso alibi dell'imputato e al suo ingiustificato rifiuto di sottoporsi al prelievo del campione biologico, costituiscano un quadro probatorio solido e convergente, sufficiente a fondare la responsabilità penale oltre ogni ragionevole dubbio.
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