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Art. 2195 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 2195 Codice Civile

Esenzione TOSAP: quando spetta agli enti pubblici?
Un ente regionale per l'edilizia sociale si è visto negare l'esenzione TOSAP per l'occupazione di suolo pubblico destinato a un cantiere. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per ottenere il beneficio, non è sufficiente la natura pubblicistica dell'ente, ma è necessario che la finalità specifica della singola occupazione rientri tra quelle di assistenza o previdenza previste dalla legge, requisito non soddisfatto in questo caso.
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Esenzione TOSAP: non basta la finalità sociale dell’ente
Un'agenzia regionale per l'edilizia residenziale ha richiesto l'esenzione TOSAP per l'occupazione di suolo pubblico con un cantiere. La Corte di Cassazione ha negato il beneficio, chiarendo che non è sufficiente la natura assistenziale generica dell'ente (requisito soggettivo), ma è necessaria una finalità specifica di assistenza anche nell'occupazione concreta del suolo (requisito oggettivo). Poiché il cantiere era finalizzato alla manutenzione di un immobile, un'attività connessa a obblighi contrattuali e di custodia, la Corte ha escluso la diretta finalità assistenziale richiesta per l'esenzione TOSAP, confermando l'avviso di accertamento.
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Esenzione TOSAP per enti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione TOSAP a un'agenzia regionale per l'edilizia pubblica. L'occupazione di suolo pubblico con un ponteggio per la manutenzione di un immobile, sebbene destinato a fini sociali, non è stata ritenuta un'attività con finalità assistenziale diretta. La sentenza sottolinea che per ottenere l'esenzione TOSAP non basta la natura non commerciale dell'ente, ma è necessario che anche la specifica occupazione persegua direttamente uno degli scopi previsti dalla norma, come l'assistenza o la previdenza.
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Esenzione TOSAP: quando non spetta agli enti pubblici?
Un ente per l'edilizia pubblica si è visto negare l'esenzione TOSAP per l'occupazione di suolo pubblico con un cantiere. La Corte di Cassazione ha chiarito che non basta la natura assistenziale dell'ente (requisito soggettivo), ma è necessaria anche una finalità specifica di assistenza per l'occupazione stessa (requisito oggettivo), che in questo caso mancava trattandosi di manutenzione di immobili dati in locazione.
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Insolvenza dinamica: il criterio per società operative
La Cassazione chiarisce che per una società estera, ancora operativa in Italia nonostante la Brexit, si applica il criterio dell'insolvenza dinamica, basato sulla capacità di adempiere alle obbligazioni, e non quello statico. Il fallimento è confermato.
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Accettazione tacita eredità: quando non si configura
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il pagamento di un debito retributivo al figlio della sua ex datrice di lavoro defunta. La Corte ha confermato che non vi è stata accettazione tacita eredità, poiché gli atti compiuti dal figlio, che aveva formalmente rinunciato all'eredità, riguardavano beni di sua proprietà e non beni provenienti dall'asse ereditario.
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Presunzione prelevamenti bancari: no a società servizi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10381/2025, ha stabilito che la presunzione legale secondo cui i prelevamenti bancari non giustificati costituiscono ricavi non dichiarati si applica anche alle società di servizi a ristretta base sociale. La Corte ha rigettato l'estensione analogica della sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014, che escludeva tale presunzione per i lavoratori autonomi, sottolineando la diversa natura dell'attività d'impresa. Tuttavia, ha accolto il ricorso della società riguardo la deducibilità dei costi di ristrutturazione sostenuti per un immobile in locazione, confermando che tali spese sono deducibili se strumentali all'attività.
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Presunzione bancaria: come dedurre i costi occulti
In un caso riguardante un presunto commerciante d'arte, la Corte di Cassazione ha affrontato la questione della presunzione bancaria basata su ingenti movimentazioni di conto corrente. La Corte ha confermato la validità della presunzione, ma, accogliendo un principio della Corte Costituzionale, ha stabilito che dai prelievi non giustificati, considerati ricavi, deve essere detratta una quota percentuale a titolo di costi. Inoltre, ha ribadito che la nozione di imprenditore ai fini fiscali non richiede una complessa organizzazione e che l'assoluzione in sede penale non ha efficacia automatica nel processo tributario.
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Detrazione IVA e contributi pubblici: il caso in Cassazione
Una società consortile si è vista negare un rimborso IVA relativo a costi per attività di sviluppo rurale, finanziate con fondi pubblici. Secondo l'Agenzia delle Entrate, tali attività non sarebbero di natura commerciale e, pertanto, l'IVA assolta sugli acquisti non sarebbe detraibile. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto i quesiti legali sollevati di notevole complessità e novità. Di conseguenza, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza ancora decidere nel merito il diritto alla detrazione IVA.
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Agevolazioni fiscali enti non profit: quando si perdono
La Cassazione ha annullato la decisione di merito che riconosceva le agevolazioni fiscali a un'associazione non profit. La Corte ha stabilito che la qualifica di ONLUS non basta: l'ente deve provare in concreto di non svolgere attività commerciale, altrimenti perde il diritto ai benefici. Il caso riguardava corrispettivi per servizi sanitari qualificati come attività d'impresa dall'Agenzia delle Entrate.
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Beneficio PEX: valido per immobili in costruzione?
Un'impresa aveva applicato il beneficio PEX su una plusvalenza derivante dalla cessione di una partecipazione. L'Agenzia delle Entrate negava l'agevolazione, sostenendo che la società partecipata non fosse commerciale, poiché il suo unico asset era un immobile in costruzione destinato ad attività alberghiera. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che la fase di costruzione (start-up) è parte integrante dell'attività d'impresa e, pertanto, non osta al riconoscimento del beneficio PEX, a condizione che l'attività imprenditoriale venga poi effettivamente avviata.
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Vendite online: quando diventano attività d’impresa?
Un contribuente che effettuava numerose vendite online di scarpe è stato oggetto di un accertamento fiscale che ha qualificato la sua attività come reddito d'impresa. La Corte di Cassazione ha confermato che l'elevato numero di transazioni è un indicatore di abitualità e professionalità, sufficiente a configurare un'attività d'impresa ai fini fiscali, anche in assenza di una complessa organizzazione. Tuttavia, la sentenza ha accolto i ricorsi del contribuente su due punti specifici: ha annullato la decisione per mancata motivazione sul requisito dell'autonoma organizzazione ai fini IRAP e ha chiarito che, per gli acquisti non fatturati, il cessionario è soggetto a sanzioni per mancata autofatturazione ma non al pagamento dell'IVA.
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Fallimento cooperativa sociale: quando è possibile?
Una cooperativa sociale ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento, sostenendo di non essere un'impresa commerciale per via del suo scopo mutualistico e non lucrativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che per il fallimento di una cooperativa sociale non rileva lo scopo di lucro soggettivo (distribuzione di utili), ma l'economicità oggettiva della gestione, ovvero la capacità dell'attività di coprire i costi con i ricavi.
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Plusvalenza licenza taxi: Cassazione conferma accertamento
Un tassista ha contestato un avviso di accertamento relativo alla plusvalenza generata dalla vendita della sua licenza, sostenendo un prezzo di vendita inferiore a quello stimato dal Fisco. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, legittimando la valutazione presuntiva dell'Agenzia delle Entrate. Secondo la Corte, la prova fornita dal contribuente, un semplice assegno circolare, era insufficiente a contrastare la stima della plusvalenza licenza taxi basata su dati di mercato e studi comparativi.
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Supersocietà di fatto e fallimento: la prova
La Corte di Cassazione cassa la sentenza d'appello che aveva escluso l'esistenza di una supersocietà di fatto tra diverse aziende. Il caso verte sulla corretta valutazione della prova per presunzioni. La Corte ha stabilito che gli indizi di un collegamento societario non vanno analizzati singolarmente, ma valutati nel loro complesso per verificare se, combinati, dimostrano l'esistenza di un'unica entità imprenditoriale. La decisione sottolinea che l'insolvenza delle singole società partecipanti può essere un elemento rilevante per accertare lo stato di insolvenza della supersocietà di fatto.
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IVA sull’accisa: quando è esclusa dalla base imponibile
Una società di gestione aeroportuale ha contestato avvisi di accertamento relativi a IVA e accise sull'energia elettrica. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di esenzione come "opificio unico", ma ha accolto il ricorso sul punto cruciale dell'IVA sull'accisa. È stato stabilito che, se l'accisa non viene effettivamente addebitata in fattura e quindi trasferita al consumatore finale, essa non può essere inclusa nella base imponibile IVA, poiché non costituisce parte del corrispettivo. La Corte ha inoltre rigettato le doglianze sulle sanzioni, non riconoscendo né il giudicato esterno né il legittimo affidamento.
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Requisito commercialità PEX: nozione e start-up
La Corte di Cassazione chiarisce che per beneficiare del regime fiscale della Participation Exemption (PEX) non è sufficiente che la società partecipata sia in una fase di start-up. Il requisito della commercialità PEX presuppone lo svolgimento di un'attività economica concreta e non meramente preparatoria o progettuale. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, annullando la decisione di merito che aveva concesso l'agevolazione basandosi solo sull'oggetto sociale e su un'attività di progettazione non completata.
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Legittimazione pubblico ministero e fallimento S.r.l.
La Corte di Cassazione conferma la sentenza di fallimento di una S.r.l., chiarendo i presupposti della legittimazione del pubblico ministero a presentare l'istanza. L'ordinanza stabilisce che è sufficiente che il P.M. abbia appreso la notizia dello stato di insolvenza (notitia decoctionis) nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali, come nel corso di indagini penali. Inoltre, ribadisce che una società commerciale è sempre soggetta a fallimento, indipendentemente dall'effettivo svolgimento di un'attività, e che lo stato di insolvenza consiste nell'incapacità di adempiere regolarmente alle obbligazioni con mezzi normali.
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Ritenuta titolo d’imposta per enti pubblici: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce la natura della ritenuta sugli interessi bancari per gli enti pubblici non commerciali. Confermando che si tratta di una ritenuta a titolo d'imposta, e non d'acconto, la Corte stabilisce che tale prelievo estingue l'obbligazione tributaria e non può essere detratto dall'IRES dovuta. La decisione si fonda sulla qualificazione giuridica dell'ente, il cui oggetto principale non è l'esercizio di attività commerciali.
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Fiscalizzazione oneri sociali: no per imprese edili
Una società edile ha richiesto la fiscalizzazione oneri sociali, sostenendo la natura manifatturiera della propria attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la normativa di riferimento esclude esplicitamente le imprese edili da tale beneficio, indipendentemente dalla classificazione ISTAT o dalla natura trasformativa dell'attività svolta.
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