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Art. 2115 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 2115 Codice Civile

Omesso versamento ritenute previdenziali: la crisi non scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per l'amministratore di una società, responsabile di omesso versamento ritenute previdenziali per oltre trentamila euro. La difesa invocava la crisi aziendale e il successivo fallimento, contestando anche il valore probatorio dei modelli informatici INPS. I giudici hanno stabilito che i dati trasmessi tramite il sistema UNIEMENS costituiscono piena prova dell'avvenuto pagamento degli stipendi. Inoltre, la crisi di impresa non esclude il dolo se l'imprenditore ha comunque scelto di pagare le retribuzioni ai dipendenti anziché accantonare le somme destinate all'ente previdenziale.
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Obbligo contributivo: l’accordo privato non cancella i debiti
Un'azienda editoriale ha stipulato un accordo transattivo con una giornalista, escludendo il pagamento dei contributi previdenziali sulle somme concordate. L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento di tali somme, ma la Corte d'Appello ha escluso la contribuzione ritenendo l'accordo innovativo e risarcitorio. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che l'accordo privato tra datore e lavoratore non cancella l'obbligo contributivo verso lo Stato. L'obbligo contributivo è infatti autonomo e indisponibile dalle parti. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Cessione ramo d’azienda illegittima: l’obbligo contributivo resta
La Corte di Cassazione chiarisce l'obbligo contributivo in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima. Un'azienda cedeva un ramo ad un'altra società, ma l'operazione veniva invalidata da un giudice. L'INPS chiedeva i contributi all'azienda originaria, la quale si opponeva sostenendo di non aver ricevuto la prestazione lavorativa. La Corte ha stabilito che, a seguito della dichiarazione di illegittimità, il rapporto di lavoro si considera mai interrotto con il datore originario. Di conseguenza, l'obbligo di versare i contributi rimane a suo carico, a prescindere dal fatto che i lavoratori abbiano prestato servizio altrove e che la seconda azienda abbia già versato delle somme. L'obbligazione previdenziale è autonoma e inderogabile.
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Omesso versamento ritenute: dolo e crisi aziendale
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso straordinario per errore di fatto relativo a una condanna per omesso versamento ritenute previdenziali. Sebbene la Corte abbia revocato la precedente sentenza per una svista processuale riguardante un'attenuante, ha confermato nel merito la responsabilità penale dell'imputato. La decisione chiarisce che la crisi economica aziendale non esclude il dolo, poiché il datore di lavoro ha l'obbligo di accantonare le somme necessarie ai contributi nel momento stesso in cui corrisponde le retribuzioni ai dipendenti.
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Termine impugnazione contributi: quando non si applica
Un liquidatore di società chiedeva la restituzione di contributi previdenziali versati, ritenendo di non essere il soggetto obbligato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine semestrale. La Corte ha chiarito che il termine impugnazione contributi nelle cause previdenziali non è soggetto a sospensione feriale, poiché la domanda, pur formalmente di ripetizione d'indebito, mira a un accertamento negativo dell'obbligo contributivo.
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