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Art. 2113 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 2113 Codice Civile

Licenziamento del socio lavoratore: reintegrazione negata in cooperativa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice socia di cooperativa. La lavoratrice aveva impugnato il suo licenziamento per giustificato motivo oggettivo del 2013 e un successivo contratto a termine, chiedendo la reintegrazione o un risarcimento. La Corte ha ribadito che l'applicazione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che prevede la reintegrazione, è esclusa per il licenziamento del socio lavoratore se cessa anche il rapporto associativo per motivi legati al rapporto sociale e la delibera di esclusione non è stata contestata. Inoltre, ha confermato l'inammissibilità di nuove domande introdotte tardivamente nel processo, che avrebbero alterato l'oggetto della controversia.
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Coartazione della volontà: Cassazione conferma nullità accordo lavoratrice
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un verbale di conciliazione firmato da una lavoratrice. La lavoratrice aveva impugnato l'accordo, sostenendo di averlo sottoscritto sotto `coartazione della volontà`. La Corte d'Appello aveva già riconosciuto che la firma era stata ottenuta con intimidazione, legando l'assunzione a condizioni svantaggiose. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda, ribadendo che la valutazione sulla `coartazione della volontà` è un accertamento di fatto insindacabile in Cassazione. L'Azienda deve pagare le spese legali.
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Rinuncia tacita del lavoratore: il silenzio non cancella i crediti
Un dipendente turnista ha richiesto il pagamento delle maggiorazioni retributive per la mezz'ora di pausa mensa prevista dal contratto collettivo nazionale di categoria. L'azienda si è opposta al versamento sostenendo che il lungo silenzio del dipendente e la prassi aziendale avessero determinato una rinuncia tacita del lavoratore al credito. I giudici di merito hanno respinto le difese aziendali, accertando che la mancata richiesta immediata non equivale ad abbandonare un diritto economico fondamentale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso del datore di lavoro e stabilendo che la semplice inerzia temporale non integra una rinuncia tacita del lavoratore, potendo al massimo condurre alla prescrizione del credito.
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Differenze retributive: la quietanza non cancella i diritti
Tre ex dipendenti hanno chiesto il ricalcolo dell'indennità di buonuscita e dell'assegno pensionabile, pretendendo il pagamento di differenze retributive. Le aziende datrici di lavoro si sono opposte, sostenendo che un precedente accordo sindacale di risoluzione del rapporto e una quietanza firmata dai lavoratori precludessero ogni pretesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso delle aziende. I giudici hanno chiarito che una precedente sentenza definitiva (giudicato) aveva già accertato il diritto dei lavoratori ai ricalcoli. Inoltre, la firma di una generica quietanza liberatoria al momento del licenziamento non equivale a una transazione (rinuncia ai propri diritti), ma rappresenta una semplice dichiarazione di aver ricevuto una somma, lasciando impregiudicato il diritto di chiedere le differenze retributive spettanti. Le aziende sono state condannate a pagare le spese di giudizio.
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