Tre dipendenti di un consorzio pubblico hanno ottenuto il diritto al compenso per il prolungamento dell'orario di lavoro di trenta minuti giornalieri. Tale prolungamento era richiesto dal datore di lavoro come recupero per la fruizione dei buoni pasto e pausa pranzo. Tuttavia, l'azienda non aveva mai predisposto i turni per consentire l'effettivo godimento della pausa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del datore di lavoro. I giudici hanno chiarito che, in mancanza di una reale organizzazione dei turni di riposo, i dipendenti non potevano fruire liberamente della pausa senza rischiare sanzioni disciplinari. Di conseguenza, l'estensione dell'orario lavorativo configura una prestazione lavorativa effettiva che deve essere retribuita come lavoro straordinario, in base al principio costituzionale della giusta retribuzione.
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