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Art. 2035 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 2035 Codice Civile

Sequestro a scopo di estorsione: il caso esaminato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per sequestro a scopo di estorsione a carico di tre soggetti che avevano privato della libertà personale un'intermediaria per recuperare una somma di denaro persa in una truffa legata a un cambio valuta illegale. La Corte ha escluso la possibilità di derubricare il reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, poiché la pretesa restitutoria, nascendo da un accordo illecito, non era giuridicamente tutelabile. Viene quindi ribadito che la privazione della libertà per ottenere un profitto, anche se a parziale ristoro di un danno subito, integra il più grave delitto di sequestro a scopo di estorsione quando la pretesa non è azionabile in giudizio.
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Cessione in blocco: prova e Gazzetta Ufficiale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28790/2024, ha stabilito che nella cessione in blocco di crediti, la sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del credito se il debitore contesta l'esistenza stessa del contratto di cessione. In tal caso, il cessionario ha l'onere di fornire una prova documentale del trasferimento. La Corte ha rigettato il ricorso di una società che, in un procedimento fallimentare, non era riuscita a dimostrare l'inclusione del proprio credito nell'operazione di cessione.
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Cessione leasing e nullità: la Cassazione decide
La pretesa di un istituto di credito in un fallimento è stata respinta in primo grado, considerando nulla la cessione leasing a una società finanziariamente instabile. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la cessione di un contratto non equivale a un'abusiva concessione di credito, poiché non comporta l'erogazione di nuove finanze. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame, chiarendo i confini della nullità contrattuale in ambito bancario.
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Finanziamento socio: quando è irripetibile? Analisi
La Cassazione ha stabilito che un finanziamento socio erogato a una società già palesemente insolvente, non per salvarla ma per ritardarne il fallimento, è una prestazione contraria al buon costume. Di conseguenza, le somme non possono essere restituite (soluti retentio). Il caso distingueva tra la disciplina della postergazione ex art. 2467 c.c., inapplicabile a una grande società quotata, e l'immoralità del finanziamento stesso che ne causa la non ripetibilità.
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Affrancazione prezzo massimo: estingue il rimborso?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il completamento della procedura di affrancazione del prezzo massimo di cessione, anche se avvenuto durante il processo, estingue il diritto dell'acquirente di ottenere il rimborso della somma pagata in eccesso. La Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere a causa di questo fatto sopravvenuto, ma ha condannato i venditori a pagare le spese legali basandosi sul principio della soccombenza virtuale, poiché l'acquirente avrebbe vinto la causa in assenza dell'affrancazione.
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