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Art. 202 Codice Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 202 Codice Penale

Espulsione dello Straniero: Discrezionalità Giudiziale vs. Obbligo Legale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza che non aveva disposto l'espulsione dello straniero per due imputati condannati per ricettazione e furto. Il Procuratore Generale sosteneva l'obbligatorietà di tale misura e la mancata valutazione della pericolosità sociale. La Cassazione ha chiarito che l'espulsione dello straniero, ai sensi dell'Art. 235 c.p., è una misura di sicurezza facoltativa, non obbligatoria. Se il giudice non la applica, si presume una valutazione implicita di assenza di pericolosità sociale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la decisione originaria di non applicare l'espulsione.
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Misura di sicurezza della libertà vigilata: ricorso respinto
Un soggetto ha contestato l'ordinanza con cui il Tribunale di Sorveglianza ha confermato a suo carico la misura di sicurezza della libertà vigilata. Il provvedimento si fondava sul giudizio di persistente e attuale pericolosità sociale. L'interessato ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo l'assenza dei presupposti. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile: il ricorrente ha riproposto critiche già superate dai giudici precedenti e ha chiesto una nuova valutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. La decisione ha confermato integralmente la misura applicata e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Misura di sicurezza dell’espulsione: quando scatta il rimpatrio
Un cittadino straniero condannato in via definitiva ha contestato l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato disposta dalla magistratura di sorveglianza. Il Tribunale di sorveglianza ha confermato il rimpatrio coattivo rilevando la totale assenza di legami familiari in Italia, la mancanza di un lavoro lecito, l'inesistenza di una dimora stabile e il mancato accesso a percorsi rieducativi premiali. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo un nuovo apprezzamento sul proprio profilo di pericolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le censure miravano a una rivalutazione dei fatti già logicamente argomentati, condannando il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Pericolosità sociale: buona condotta non basta senza ravvedimento
Il Tribunale di Sorveglianza confermava la misura della libertà vigilata per due anni a carico di un condannato per reati di mafia, ravvisando la persistenza della sua pericolosità sociale. Nonostante la condotta regolare durante la detenzione, l'uomo aveva commesso violazioni amministrative, mostrato problemi di abuso alcolico non adeguatamente trattati e mancato una reale rivisitazione critica del proprio passato criminale. Il condannato proponeva ricorso per cassazione lamentando una scorretta valutazione degli elementi probatori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che l'eliminazione della misura richiede fatti sopravvenuti certi e decisivi. Il mero dissenso rispetto alle valutazioni dei giudici di merito non consente una revisione in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Misura di sicurezza detentiva: no alla revoca dopo il giudicato
Il Condannato, precedentemente condannato in via definitiva per associazione mafiosa ed estorsione, ha richiesto la revoca della misura di sicurezza detentiva dell'assegnazione a una casa di lavoro, ritenendola illegale perché applicata in modo automatico e senza una valutazione concreta della sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la scelta di applicare una misura di sicurezza detentiva, disposta con la sentenza di condanna ormai irrevocabile, è coperta dal giudicato. Di conseguenza, eventuali vizi di motivazione o contestazioni sulla pericolosità dovevano essere sollevati durante il processo principale e non possono essere ridiscussi davanti al giudice dell'esecuzione.
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Espulsione dello straniero: patteggiare non evita la misura
Un cittadino straniero, condannato tramite patteggiamento a due anni e otto mesi di reclusione per spaccio di stupefacenti, non ha ricevuto alcuna statuizione dal giudice circa la sua eventuale espulsione. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza lamentando l'omessa valutazione di questa misura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'espulsione dello straniero prevista dalla legge sugli stupefacenti, pur richiedendo l'accertamento in concreto della pericolosità sociale del soggetto, costituisce una misura la cui valutazione è obbligatoria per il giudice, anche in caso di patteggiamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente a questo punto, disponendo il rinvio al Tribunale affinché compia la necessaria valutazione sulla pericolosità sociale e decida sull'espulsione.
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