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Art. 2 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 2 Codice Civile

Qualifica di Quadro: Decisivo il Capo, non le Mansioni Svolte
Un ingegnere, dipendente di un consorzio con il ruolo di Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, ha richiesto il riconoscimento qualifica di quadro. La sua domanda si basava sulle elevate responsabilità del suo incarico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: per ottenere la qualifica di 'quadro' non bastano le mansioni complesse. È necessario soddisfare il requisito, previsto dal Contratto Collettivo, di collaborare e rispondere direttamente a un dirigente. Poiché il lavoratore rispondeva a un altro quadro e non alla dirigenza, il suo diritto non è stato riconosciuto.
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Indennità chilometrica: rimborso o stipendio? Vince il lavoratore
Un lavoratore ha chiesto il ricalcolo della sua indennità chilometrica, sostenendo l'applicazione del contratto nazionale (CCNL) invece di quello regionale (CIR), meno favorevole. L'Azienda la considerava un mero rimborso spese. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Lavoratore. Ha stabilito che il CCNL non aveva delegato la materia al contratto regionale, rendendo quest'ultimo inapplicabile sulla questione. Inoltre, ha confermato che l'indennità chilometrica, se pagata in modo fisso e continuativo per compensare il disagio di lavorare in luoghi remoti, ha natura di retribuzione e non di semplice rimborso. Di conseguenza, l'Azienda ha perso la causa e ha dovuto pagare le differenze retributive al dipendente.
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Pensione integrativa: quando spetta? La Cassazione
Un ex dipendente di un istituto di credito ha richiesto una pensione integrativa basata su una convenzione aziendale. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che l'integrazione è dovuta solo se la pensione pubblica (INPS) non raggiunge un trattamento minimo garantito dalla convenzione stessa, e non come somma aggiuntiva automatica. La Corte ha rigettato sia il ricorso del lavoratore che quello della banca, ritenendo 'plausibile' e non sindacabile in sede di legittimità l'interpretazione del contratto fornita dai giudici di merito.
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Risarcimento danni fallimento: a chi spetta il denaro?
In un caso di errata perizia di un immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che il risarcimento danni fallimento ottenuto in giudizio spetta alla massa fallimentare e non direttamente alla persona fallita. Anche se è il fallito ad agire in giudizio a causa dell'inerzia del curatore, la somma recuperata deve essere destinata a soddisfare i creditori, rispettando i principi della procedura concorsuale. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva liquidato la somma direttamente al soggetto fallito, è stata annullata con rinvio.
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Trattamento retributivo: no all’ultrattività
Un gruppo di lavoratori di un'azienda di trasporti, a seguito di un trasferimento d'azienda, ha citato in giudizio la nuova società per mantenere le voci retributive previste dal precedente contratto integrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i contratti collettivi aziendali non godono di ultrattività dopo la loro scadenza. La tutela per i lavoratori riguarda il trattamento retributivo complessivo, non le singole voci, e spetta a loro l'onere di provare un'effettiva diminuzione economica globale, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Indennità chilometrica: il CCNL prevale sul contratto CIR
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, un Consorzio, per ottenere un'indennità chilometrica più elevata, basata sul Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) anziché sul Contratto Integrativo Regionale (CIR), meno favorevole. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, confermando la decisione della Corte d'Appello. La Corte ha stabilito che l'indennità, sebbene definita 'rimborso', ha natura di stipendio a causa della sua erogazione continuativa e forfettaria. Di conseguenza, prevale la disciplina del CCNL, più vantaggiosa, poiché la materia non era stata delegata alla contrattazione regionale.
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Terzo elemento contrattuale: escluso per neo-assunti
L'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, poi trasformato in tempo indeterminato, non hanno diritto al cosiddetto "terzo elemento contrattuale" se questo è stato soppresso dalla contrattazione collettiva, che ne ha previsto la conservazione solo per i dipendenti già a tempo indeterminato al momento della modifica. La Corte ha stabilito che tale differenziazione non è discriminatoria, poiché i lavoratori in formazione non avevano mai percepito tale emolumento e non possono vantare un diritto quesito, nonostante il riconoscimento dell'anzianità maturata.
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Contratto formazione: no al terzo elemento contrattuale
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori assunti con un contratto di formazione e lavoro, e successivamente trasformati a tempo indeterminato, non hanno diritto a percepire il "terzo elemento contrattuale" se una nuova contrattazione collettiva lo ha soppresso, mantenendolo solo per chi era già a tempo indeterminato alla data della modifica. La Corte ha ritenuto legittima questa differenziazione, escludendo l'esistenza di un diritto acquisito per i lavoratori in formazione, poiché non avevano mai percepito tale emolumento in precedenza.
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Credito da recesso: non è postergato come un prestito
Un ex socio di S.r.l., receduto anni prima del fallimento, si oppone alla postergazione del suo credito da recesso. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il credito da recesso non è assimilabile ai finanziamenti dei soci e non è soggetto alla postergazione prevista dall'art. 2467 c.c., poiché il socio receduto diventa un creditore terzo.
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Terzo elemento contrattuale: no ai neo-assunti
Una società di trasporti ha impugnato una sentenza che riconosceva il "terzo elemento contrattuale" a dipendenti il cui contratto di formazione era stato convertito in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la contrattazione collettiva può legittimamente escludere da tale emolumento i lavoratori che non lo percepivano prima della sua soppressione. Il riconoscimento dell'anzianità maturata durante la formazione non conferisce automaticamente diritti a voci retributive mai percepite, evitando così una disparità di trattamento.
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Contrattazione collettiva: CCNL prevale sul CIR
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29559/2023, ha chiarito i limiti della contrattazione collettiva di secondo livello. Un consorzio aveva applicato un contratto integrativo regionale (CIR) per calcolare l'indennità chilometrica di un dipendente, in deroga al più favorevole contratto collettivo nazionale (CCNL). La Corte ha respinto il ricorso del datore di lavoro, stabilendo che il CIR non può disciplinare materie non espressamente delegate dal CCNL. In questo caso, l'indennità per raggiungere il posto di lavoro non rientrava tra le materie delegabili, come le missioni e trasferte, pertanto doveva essere applicata la disciplina nazionale.
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Payback farmaceutico: la Cassazione chiarisce i limiti
Una società farmaceutica ha aderito al meccanismo del payback farmaceutico per evitare una riduzione di prezzo, ma aveva un contratto a prezzo fisso con un'azienda sanitaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che la normativa sul payback non sostituisce le clausole contrattuali preesistenti, rigettando la richiesta della società di non applicare lo sconto di fatto previsto dal contratto.
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Ripetizione dell’indebito: quando si ricalcola il saldo
Il caso riguarda un'azione per ripetizione dell'indebito avviata da un correntista contro una banca per illegittima capitalizzazione degli interessi. La Corte di Cassazione ha chiarito che tale azione richiede un ricalcolo completo del dare e avere sul conto. Anche se il cliente prova addebiti illegittimi, può ottenere una restituzione solo se il saldo finale ricalcolato è a suo credito. In questa vicenda, il ricalcolo ha invece rivelato un debito del cliente, portando al rigetto della sua domanda.
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Scatti di anzianità docenti: tutela per i precari
Una docente, impiegata per anni con contratti a termine su posti di sostegno, ha ottenuto il riconoscimento dell'abuso di tali contratti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, stabilendo che la clausola di salvaguardia sugli scatti di anzianità, prevista per il personale di ruolo, deve essere estesa anche ai docenti precari per evitare discriminazioni vietate dal diritto dell'Unione Europea. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo relativo alla specificità dei posti di sostegno, in quanto non sollevato nei precedenti gradi di giudizio.
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