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Art. 1992 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1992 Codice Civile

Identificazione del beneficiario dell’assegno: basta un documento
Un istituto intermediario incassa un assegno di traenza non trasferibile dell'importo di duemila euro. L'operatore dello sportello identifica il portatore del titolo richiedendo la patente di guida e il codice fiscale. Successivamente il titolo risulta incassato da una persona diversa dal reale destinatario. La compagnia assicuratrice cita l'istituto in giudizio chiedendo il risarcimento dei danni. L'attore contesta la scarsa diligenza nelle verifiche anagrafiche. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'istituto intermediario. I giudici chiariscono che l'identificazione del beneficiario dell'assegno richiede esclusivamente un documento d'identità in corso di validità e privo di alterazioni visibili. Le circolare di settore che suggeriscono la richiesta di due documenti costituiscono mere raccomandazioni e non obblighi di legge.
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Pagamento assegno non trasferibile: la diligenza dell’Operatore Postale
Un'Assicurazione ha emesso un assegno non trasferibile tramite una Banca a favore di un Beneficiario. L'Operatore Postale ha pagato l'assegno a una persona diversa dal legittimo Beneficiario, senza la dovuta diligenza nell'identificazione. L'Assicurazione ha citato in giudizio l'Operatore Postale per il pagamento indebito. Dopo che i primi due gradi di giudizio avevano respinto la richiesta, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Assicurazione. La Corte ha stabilito che l'Operatore Postale deve rispondere anche per colpa lieve nell'identificazione del presentatore di un assegno non trasferibile, annullando la sentenza precedente e rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Assegno non trasferibile rubato: la Responsabilità tra mittente e banca
Un'Assicurazione ha inviato un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. L'assegno è stato rubato e incassato da un soggetto non autorizzato presso un Servizio Postale. L'Assicurazione ha chiesto al Servizio Postale la restituzione della somma. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il Servizio Postale non era responsabile per l'incasso illegittimo, avendo identificato il presentatore con documenti validi. La spedizione per posta ordinaria di un assegno non trasferibile configura un concorso di colpa del mittente, che si assume il rischio. Questo chiarisce la Responsabilità assegno non trasferibile in caso di smarrimento.
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Titoli al portatore: il possesso non supera la prova contraria
L'Erede Testamentario della Signora ha citato in giudizio gli Eredi del Fratello per ottenere la restituzione di somme derivanti dallo svincolo di titoli al portatore. Tali somme erano state trasferite dalla Signora agli Eredi del Fratello sul presupposto che appartenessero a quest'ultimo. L'Erede Testamentario sosteneva che il possesso materiale dei titoli al portatore dimostrasse la proprietà esclusiva del denaro in capo alla Signora. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il possesso dei titoli al portatore crea soltanto una presunzione di titolarità. Tale presunzione può essere superata da prove contrarie, come testimonianze e consulenze contabili, che dimostrino la reale provenienza del denaro dal patrimonio del fratello. Di conseguenza, il trasferimento di denaro è risultato pienamente giustificato.
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Assegno falsificato: la diligenza bancaria non è da grafologo
L'Assicurazione ha citato in giudizio L'Istituto di Credito per aver pagato un assegno di traenza con clausola di intrasferibilità, nonostante il nome del beneficiario fosse stato falsificato. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ritenendo che L'Istituto di Credito avesse agito con la dovuta **diligenza bancaria falsificazione assegno**, in quanto la contraffazione non era visibile a un esame superficiale e il portatore era conosciuto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la diligenza richiesta alla banca per rilevare una falsificazione è quella dell'"accorto banchiere", che non implica l'uso di strumenti sofisticati o competenze da grafologo. L'Istituto di Credito non è responsabile se la falsificazione non era riconoscibile a prima vista da un impiegato medio.
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Pagamento assegno non trasferibile: la diligenza di banca e mittente
Un'Azienda Assicurativa ha citato in giudizio un Ente Postale per il pagamento assegno non trasferibile a un soggetto non autorizzato. I giudici di merito avevano ritenuto l'Ente Postale responsabile per non aver provato la dovuta diligenza. La Cassazione ha confermato la responsabilità dell'Ente Postale riguardo alla mancata prova di diligenza nell'identificazione del beneficiario. Tuttavia, ha anche riconosciuto che l'Azienda Assicurativa potrebbe aver contribuito al danno spedendo l'assegno per posta ordinaria. La sentenza è stata rinviata alla Corte d'Appello per valutare il concorso di colpa.
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Pagamento di assegni falsificati: banca e cliente divisi tra colpe
Tre società correntiste citano in giudizio una banca per il pagamento di assegni falsificati incassati direttamente allo sportello dal loro contabile. La banca sostiene la corretta esecuzione delle operazioni e chiama in causa il dipendente infedele. I giudici di merito accertano la responsabilità concorrente dell'istituto per omesso controllo diligente delle firme e delle società per difetto di vigilanza interna. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità dell'istituto di credito secondo lo standard dell'accorto banchiere e la colpevolezza del dipendente. I giudici supremi annullano tuttavia la sentenza d'appello a causa di un grave errore di calcolo logico-matematico nella rideterminazione dei saldi contabili, rinviando la causa per un nuovo conteggio.
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Pagamento di assegno contraffatto: la banca non è sempre colpevole
Una compagnia assicurativa emetteva un assegno non trasferibile a favore di un cliente per risarcire un sinistro. Un soggetto terzo alterava il nome del beneficiario e incassava il titolo presso un istituto di credito. La compagnia citava in giudizio la banca per ottenere il rimborso della somma, sostenendo che l'istituto avesse operato con negligenza nel pagamento di assegno contraffatto. I giudici di merito respingevano la richiesta, accertando che l'alterazione non risultava visibile a occhio nudo e che la banca aveva rispettato i consueti controlli di identificazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia assicurativa, confermando che la responsabilità della banca negoziatrice sussiste solo se la contraffazione è rilevabile secondo la diligenza ordinaria del bancario medio.
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Assegno di traenza rubato: perché le Poste non pagano i danni
Una compagnia assicurativa ha emesso un assegno di traenza per liquidare un indennizzo. Il titolo, spedito per posta ordinaria, è stato rubato e incassato da un malfattore presso un ufficio postale utilizzando un documento d'identità falso. La compagnia ha dovuto pagare nuovamente il vero beneficiario e ha citato in giudizio l'ente postale per chiedere il risarcimento del danno, lamentando la mancata verifica dell'identità del presentatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'assenza di responsabilità dell'ente postale. La banca negoziatrice risponde per contatto qualificato secondo la diligenza professionale, ma non ha una responsabilità oggettiva. Avendo l'ente postale verificato la corrispondenza del nome sul documento (non palesemente alterato) e sul titolo, ha fornito la prova liberatoria di aver agito senza colpa.
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