Un uomo viene accusato di concorso in omicidio per aver guidato l'auto da cui il suocero ha sparato alla vittima. Il Tribunale conferma la custodia in carcere basandosi su indizi gravi, ma motiva il pericolo di reiterazione del reato con formule generiche e astratte. La Corte di Cassazione conferma la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ritenendo che la condotta di guida attiva configuri la partecipazione al delitto. Tuttavia, accoglie il ricorso in merito alle misure cautelari personali. La Suprema Corte stabilisce che i giudici devono motivare in modo concreto e attuale la pericolosità del soggetto, senza ricorrere ad automatismi o frasi fatte, e valutare l'adeguatezza di misure meno severe come il braccialetto elettronico. La decisione cautelare viene quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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