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Art. 1967 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1967 Codice Civile

Dichiarazione di fallimento e crediti svalutati a bilancio
Un creditore ha richiesto la dichiarazione di fallimento di una società a responsabilità limitata per debiti scaduti superiori alle soglie legali. La società debitrice si è difesa sostenendo la cancellazione di un debito milionario dal bilancio del principale creditore, qualificando la posta contabile come rinuncia al credito. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto questa tesi: la svalutazione contabile operata dal creditore esprime soltanto l'inesigibilità della somma dovuta alla crisi d'impresa e non costituisce una remissione del debito. I debiti superano quindi i limiti di legge e confermano pienamente la dichiarazione di fallimento.
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Compenso professionale dell’avvocato: stop al ricorso
Un'azienda ha rifiutato di pagare l'onorario richiesto dal proprio legale per prestazioni giudiziarie, sostenendo l'esistenza di una convenzione con una società terza che limitava le spese legali a settecento euro. Il giudice di merito ha condannato l'impresa al saldo integrale, ribadendo che il patto sul compenso professionale dell'avvocato richiede la sottoscrizione diretta tra cliente e difensore. L'azienda ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma non ha depositato la relata di notifica dell'ordinanza impugnata entro i termini. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile, condannando l'azienda al rimborso delle spese di lite e al versamento di un ulteriore contributo unificato, confermando la piena validità della condanna iniziale.
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Quietanza a saldo: stop a ulteriori compensi professionali
Un professionista ha svolto incarichi tecnici per una società immobiliare e ha firmato una quietanza a saldo su un documento separato. Successivamente, il tecnico ha emesso nuove fatture e richiesto ulteriori compensi tramite decreto ingiuntivo. La società ha contestato la pretesa, sostenendo l'estinzione totale del debito grazie all'accordo economico raggiunto. La Corte di Cassazione ha confermato che la quietanza a saldo non era una semplice ricevuta di pagamento, ma un atto negoziale con cui il professionista ha rinunciato a ogni ulteriore somma per le opere eseguite. I giudici hanno respinto il ricorso del professionista, confermando la perdita definitiva del credito preteso e condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Quietanza di pagamento firmata ma il curatore esige il saldo
Un'azienda committente si opponeva alla richiesta di pagamento di un debito avanzata dal curatore fallimentare di un'impresa di costruzioni. L'azienda sosteneva di aver già saldato il debito, esibendo un accordo transattivo e una quietanza di pagamento firmata dal legale rappresentante dell'impresa prima del fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda committente. I giudici hanno stabilito che la quietanza di pagamento rilasciata dal creditore poi fallito non ha valore di confessione contro il curatore fallimentare. Il curatore rappresenta infatti la massa dei creditori ed è un soggetto terzo rispetto al rapporto originario. Di conseguenza, tale documento rappresenta solo un elemento di prova liberamente valutabile dal giudice e non vincolante, specialmente se privo di data certa anteriore al fallimento.
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